Crises

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Artista: Oldfield, Mike
Etichetta: Virgin Records
Uscita: year
Voto: 4.5/5

Mike Oldfield ci ha incantati chissà quante volte in passato con le sue composizioni di altissimo livello, in cui c’è qualcosa per tutti i gusti. A me personalmente ha sempre conquistato con i suoi brani carichi di emozione, come Ommadawn, Incantations, Celt e così via, dove la sua tecnica sopraffina è messa al servizio di atmosfere e melodie meravigliose. Oggi Oldfield è probabilmente ancora conosciuto soprattutto per Tubular Bells, ma dopo quel primo, fondamentale album ha sfornato una valanga di altri lavori importanti, e uno di questi è senza dubbio Crises.

Su questo disco, come già in alcuni lavori precedenti, emerge il tipico vizio di Oldfield: infilare nel disco un lungo pezzo e qualche brano più breve e più commerciale, che gli garantiscono maggiore visibilità e un sostegno più solido da parte dell’etichetta. In più, su Crises suona anche un bel gruppo di musicisti di peso, che hanno sicuramente contribuito ulteriormente al successo del disco.

La title track è un classico lavoro alla Oldfield, con una splendida messe di melodie che pescano nei generi più disparati: rock sinfonico, pop, rock puro, folk e chi più ne ha più ne metta. La struttura della composizione si rivela chiara solo negli ultimi istanti, quando il tema d’apertura ritorna e il cerchio si chiude. Questa struttura circolare è tipica di molte sue creazioni più lunghe. È una caratteristica che lo distingue dagli altri e che ne fa un compositore così straordinario. Un’altra peculiarità di questo brano, costruito in modo eccezionale e che non annoia nemmeno per un secondo, è che nei primi minuti, sullo sfondo, si sente il tema di Tubular Bells, il suo lavoro più celebre. Crises è un’introduzione magica all’album e, in assoluto, una delle migliori composizioni di Oldfield.

Moonlight Shadow è una bella canzoncina pop con una struttura più convenzionale (almeno rispetto a Crises) e con le voci deliziose di Maggie Reilly. Qui la sua voce brilla in modo incredibile e a ogni ascolto mi vengono i brividi, il che non sorprende, visto che è la mia cantante preferita.

In High Places è un’altra canzone più semplice, dove alla voce sentiamo Jon Anderson. Anderson è di nuovo ottimo, come al solito. All’inizio il pezzo non mi aveva convinto, ma col tempo la melodia un po’ strana mi ha preso e adesso lo trovo davvero adorabile.

Foreign Affair è un altro momento in cui brilla Maggie Reilly, che salva il pezzo quasi da sola. La canzone è un filo troppo ripetitiva (anche per essere pop) e nemmeno Maggie riesce a portarla a un livello un po’ più alto.

Taurus 3 è un ottimo strumentale. È potente e dinamico, e mi azzarderei a dire che, insieme a Crises e Moonlight Shadow, è il pezzo migliore del disco. Spicca soprattutto l’eccellente lavoro di Oldfield alla chitarra acustica.

Shadow on the Wall è stata un altro grande successo per Oldfield: l’hanno trasmessa su tutti i media, e anche per molti anni dopo l’uscita. È un pezzo più hard rock, cosa non proprio comune per Oldfield, ma è anche una delle cose più deboli del disco, perché personalmente non ci sento un hard rock di qualità, anche se bisogna ammettere che Roger Chapman fa un lavoro eccellente.

Su questo album allo splendido polistrumentista si unisce un gruppo di musicisti notevoli, come Jon Anderson (Yes), Anthony Glynne (ex Asia), Maggie Reilly, Pierre Moerlen (Gong), Roger Chapman (Family), Phil Spalding (GTR) e Simon Phillips (Toto, tra gli altri). Questo ha dato al disco ancora più prestigio e così Oldfield ha centrato di nuovo un grande successo, grazie soprattutto ai due hit Moonlight Shadow e Shadow on the Wall. Con una formazione del genere, il disco ovviamente è suonato in modo splendido e anche la produzione, per l’epoca, è fenomenale. A Oldfield è riuscita ancora una volta la combinazione perfetta tra una straordinaria creazione epica, di quelle che solo lui sa fare, e pezzi più brevi. Un mix di progressive rock e pop, insomma, e in entrambi Oldfield di solito è stato ottimo.

In fin dei conti, va detto che questo è uno splendido album progressive di uno dei migliori compositori della musica rock. Dentro ci sono tantissimi generi, ed è questo a renderlo variegato e interessante. Praticamente tutti i pezzi brevi sono ottimi, mentre quello lungo è uno dei suoi migliori. Forse è addirittura il suo ultimo grande album. Non so, magari in futuro ci sorprenderà ancora.

Formazione

Mike Oldfield – chitarre, bassi, batteria, percussioni, arpa, campanelli, tastiere, mandolino, banjo, tamburello, voce

MUSICISTI OSPITI: 
Jon Anderson – voce (3)
Roger Chapman – voce (6)
Rick Fenn – chitarra (1)
Pierre Moerlen – vibrafono (3)
Anthony Phillips – chitarra (1, 6)
Simon Phillips – batteria, percussioni
Maggie Reilly – voce (2, 4)
Phil Spalding – basso (1, 2)

Produzione

Mike Oldfield, Simon Phillips

Tracklist

1. Crises 20:37
2. Moonlight Shadow 3:37
3. In High Places 3:34
4. Foreign Affair 3:52
5. Taurus 3 2:25
6. Shadow on The Wall 3:10

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