Crusade
Artista: Mayall, John
Etichetta: Decca Records
Uscita: 1967
Durata: 45.50
Voto: 4/5
Crusade è l’ultimo dei tre album di Mayall che hanno lanciato con tanto successo nell’olimpo dei grandi chitarristi del calibro di Eric Clapton e Peter Green. A prendere la strada degli immortali per ultimo è Mick Taylor, che, dopo il lavoro fenomenale dei suoi due predecessori, aveva probabilmente il compito più difficile. Comunque sia, se l’è cavata con lode, e dato l’ottimo lavoro di John e la band che lo accompagna, ormai proverbialmente sicura, il risultato era già scritto: un gran disco.
Anche stavolta Mayall si affida soprattutto alle cover di vecchi pezzi blues, ma ovviamente non mancano i brani originali, in cui domina, come da tradizione, una tematica carica di emozione. Ancora più ammirevole è la leggerezza con cui Mayall si butta sulle riforme dei simboli protettori del blues di cui sopra. Una di queste è la superba bellezza di Albert King, che nonostante una sezione ritmica un po’ più morbida riesce comunque a mantenere la spietatezza del “beat” originale. Già alla sua prima apparizione Taylor ci svela la sua “tattica”: un’interpretazione appena un po’ sognante, e proprio per questo molto meno tagliente. A prima vista a molti il suo approccio può sembrare un po’ spaesato, ma è un’impressione ingannevole, perché man mano che il pezzo va avanti, e le orecchie si abituano al suo suono morbido di chitarra, il ragazzo convince senza il minimo dubbio. Stand Back Baby è una cosa ottimista e, forse proprio per questo, piuttosto breve, che serve soprattutto a riempire spazio: a parte girare intorno alla classica frase blues, non offre nulla di sconvolgente. Al contrario di My Time After A While. Questa interpretazione di un classico di Buddy Guy ha una carica emotiva tale da darti la sensazione che persino Mayall faccia fatica a trattenere le lacrime. Be’, se John non piange, a far scendere le lacrime con il suo assolo ci pensa Taylor, mentre la ciliegina sulla torta è l’assolo di sax di Mercer.
Dopo tutta questa sofferenza, ci gustiamo ancora di più la vivace Snowy Wood, tra l’altro l’unica uscita dalla penna del duo Mayall – Taylor. L’idea è molto simile a Stand Back Baby, solo che stavolta l'”esecuzione” è molto più riuscita, e l’assenza di voce viene compensata alla grande dal divertente lavoro di Taylor alla chitarra. Sicuramente la perla del disco! Man Of Stone si presenta come un breve corteggiamento, in cui l’armonica di Mayall e il sax, presente ovunque, si scambiano senza sosta i loro diversi punti di vista sul mondo. Questa comunicazione scatenata viene interrotta con sfrontatezza dalla malinconia di Tears In My Eyes. È in generale una delle cose migliori di Mayall, e ascoltandola non ti resta altro da fare che sprofondare, completamente senza forze, davanti al tuo hi-fi. Una musica che nella sua semplicità dice di te un sacco di cose che probabilmente nemmeno tu sapevi. In tutte queste cover, ovviamente, è impossibile sfuggire all’influenza del grande Freddie King. La sua Driving Sideways offre a Taylor una via di fuga per l’anima, mentre qui i tasti del piano di Mayall si prendono il primo vero ballo scatenato. Un ritmo eccellente, che non ti lascerà indifferente. La successiva Death Of J. B. Lenoir è una sorta di ringraziamento simbolico a un’altra leggenda del blues che Mayall stimava moltissimo. Un brano cupo, la cui atmosfera tetra si appesantisce ulteriormente grazie ai toni gravi del sax. Segue I Can’t Quit You Baby, vecchio successo di Otis Rush scritto però da Willie Dixon. Il momento che calza più a pennello alla natura sognante di Taylor. I suoi toni leggeri e semplici, l’esatto opposto dello stile di Clapton e Green, completano alla perfezione il quadro generale dell’album. Il ragazzo è decisamente riuscito a trovare un approccio tutto suo, diverso da quello dei due illustri predecessori, e per questo si merita un bel po’ di elogi.
In Streamline il posto di Taylor viene preso dall’instancabile sax, che proprio qui, alla fine dell’album, vede finalmente ripagata la sua insistenza. Stavolta, per il suo assolo, Mayall sceglie l’hammond, che però non riesce a riempire il vuoto lasciato dall’assenza di Taylor. Così Taylor salva la situazione con Me And My Woman, di un altro King, stavolta B.B. Ma il meglio ce lo tiene per la fine. Parlo della energica Checkin’ Up On My Baby di Sonny Boy Williamson. Una versione incredibile, che scoppia di energia in lungo e in largo e chiude alla grande un album che oggi può stare a testa alta, senza problemi, accanto a gioielli indimenticabili come Bluesbrakers With Eric Clapton e A Hard Road!
Formazione
John Mayall: voce, piano, hammond, armonica
Mick Taylor: chitarra
John McVie: basso
Keef Hartley: batteria
Chris Mercer: sax tenore
Rip Kant: sax baritono
Produzione
Mike Vernon
Tracklist
1,Oh, Pretty Woman
2.Stand Back Baby
3.My Time After A While
4.Snowy Wood
5.Man Of Stone
6.Tears In My Eyes
7.Driving Sideways
8.The Death Of J. B. Lenoir
9.I Can’t Quit You Baby
10.Streamline
11.Me And My Woman
12.Checkin’ Up On My Baby
Durata dell’album: 44.15