In Focus
Autore: Peter Podbrežnik
Artista: Alias Eye
Etichetta: Progrock Records
Uscita: 2007
Voto: 3.5/5
Gli Alias Eye sono una band art rock tedesca interessante, che in passato si è già fatta notare più di una volta, anche se, a quanto pare, pure dopo l’uscita di “In Focus” resterà un segreto ben custodito per un pugno di buongustai della musica a cui piace un mix del meglio di generi diversi. A giudicare da quello che si sente, la band continua a crescere bene e ad approfondire gli aspetti progressive delle sue creazioni. L’ultima volta mi avevano conquistato con l’ottimo terzo album “Different Point Of You” (2004), dove, con una miscela esplosiva di suoni duri di corde, armonie vocali molto melodiche e arrangiamenti di tastiere complessi e sottili, avevano dimostrato di aver raggiunto un nuovo livello di maturità. Nonostante le origini tedesche, nel sound degli Alias Eye si sente sempre qualcosa di britannico, o meglio di celtico. Il merito è soprattutto del cantante scozzese Philip Griffiths, figlio dell’indimenticabile Martin Griffiths, voce dei leggendari progster sinfonici scozzesi Beggar’s Opera. La somiglianza vocale fra padre e figlio a volte è semplicemente scioccante, perché Philip è un cantante eccellente (sia dal punto di vista tecnico che da quello emotivo) esattamente come lo era suo padre. E proprio la voce è il pilastro della maggior parte dei pezzi e dà alla loro musica una bella dose di epicità, pomposità ma anche sottigliezza.
Dopo due album in cui l’accento cadeva soprattutto sulla produzione e sui passaggi strumentali, con “In Focus” gli Alias Eye tornano al loro suono di base. Del nuovo sound della band è in gran parte responsabile il nuovo chitarrista Matthias Wurm, che ha preso il posto di Matthias Rihter, con il suo approccio piuttosto duro, hard rock, quasi metal, e il suo stile virtuoso. Stavolta le tastiere sono un po’ ridimensionate e puntano soprattutto su pianoforte e organo hammond, per catturare meglio il suono più crudo della maggior parte dei pezzi. Il che non vuol dire che manchino i passaggi sognanti di tastiera, che danno ai singoli brani la raffinatezza necessaria. Anche stavolta nel sound degli Alias Eye assistiamo a un’ottima miscela di tanti generi: dal prog sinfonico al blues, dal prog metal al jazz, dal neo prog all’AOR, con l’influsso di giganti della musica come, per esempio, The Beatles, Queen, Deep Purple, Pink Floyd e Jethro Tull. E non è trascurabile nemmeno l’influenza della musica classica.
“I’m Your Lie”, dove si alternano di continuo passaggi crudi e malinconici, è un’ottima introduzione all’album. Si resta colpiti dall’eccezionale dinamicità dei singoli passaggi, che vanno dal riffing chitarristico aggressivo da prog metal alle sognanti tende di tastiere space rock. “In Denial” è una scarica di energia dal condimento più hard rock, con un ritmo funky, un riffing e degli assoli di chitarra ottimi e una voce epica. In certe sezioni questo pezzo mi ricorda perfino un po’ alcuni lavori più recenti del leggendario signor Glenn Hughes (ex-Trapeze, ex-Deep Purple, ex-Black Sabbath, solista). Su “The Call” assistiamo di nuovo a qualche svolta imprevedibile e a suoni spiritosi. Dopo un’introduzione incisiva, quasi brutale, in cui un suono supersonico di hammond squarcia le chitarre, la band si tuffa in una miscela esplosiva di hard rock e prog sinfonico. Uno dei brani più interessanti e brillanti dell’album è “Enlighten Them”, con un’intro di fisarmonica che crea un’atmosfera mediterranea. “Books” è una solida ballata al pianoforte con una voce ottima, piena di pathos, cantata come si deve, in mezzo all’alluvione di ballate sdolcinate che oggi dominano il rock. “History Lesson” è di nuovo una creatura un po’ più dura e dall’impianto più complesso, piena di passaggi strumentali brillanti, a cui non manca una punta di jazz e di pop. Come se i Saga si fossero ritrovati in territorio prog metal! “Rhodesian Rhapsody” è una combinazione impastata ancora un po’ diversamente: un ritmo funky sottile sopra spiritosi pizzicati di basso e ritornelli hard rock epici. “Hold On” parte come una power ballad abbastanza basilare, con un ritornello epico e una serie di passaggi classicheggianti al pianoforte, mentre un riffing di chitarra crudo cerca di strapparla via come un bambino dalla culla, dal tenero letto delle tastiere. “To Be Or Not To Be…Revisited” ha un’intro quasi beatlesiana con percussioni birbone, poi assistiamo di nuovo all’espansione dell’hard rock progressivo. “Falling”, soprattutto grazie all’ottimo ritornello epico, dove non mancano ampie tavolozze di organo hammond, è senz’altro uno dei punti più alti dell’album. “How We Perceive” è una ballata sottile ed epica, impreziosita come sempre dalla voce emozionante di Philip, che anche stavolta non contiene nemmeno un grammo di glucosio. In una delle strofe c’è anche una voce femminile ospite. Una chiusura semplicissima, ma non meno bella, di un ottimo album.
Per gli Alias Eye “In Focus” rappresenta una specie di ritorno simbolico alle radici, il seguito logico del disco precedente e un deciso passo avanti nella loro evoluzione musicale. Pur con un sound un po’ meno jazzato e un po’ più di passaggi hard rock e prog metal, anche stavolta gli Alias Eye sono riusciti a creare una miscela raffinata ed energica di tanti elementi musicali, che conquisterà in fretta tutti i buongustai con un ampio spettro di gusti e li spingerà a tornare ad ascoltarla più volte. Per l’ampio spettro musicale della maggior parte delle composizioni, “In Focus” lo consiglio soprattutto agli amanti del progressive, del blues e del jazz. Certi fan di forme di rock progressivo più complesse, avventurose ed “eccentriche” potranno ovviamente storcere il naso davanti all’album, ma non sarebbe male se ogni tanto sapessero spegnere il loro purismo esagerato e godersi un mix di spezie musicali un po’ meno complesso ma tanto più gustoso, di cui gli Alias Eye anche su questo disco non sono per niente avari.
Formazione
Philip Griffiths – voce, didgeridoo
Matthias Wurm – chitarra
Frank Fischer – basso
Ludwig Benedek – batteria
Vytas Lemke – tastiere, fisarmonica
MUSICISTA OSPITE:
Anna Sabrina Lopp – voce di accompagnamento (11)
Tracklist
1. I’m Your Lie (4:37)
2. In Denial (3:45)
3. The Call (4:04)
4. Enlighten Them (4:02)
5. Books (2:31)
6. History Lesson (3:45)
7. Rhodesian Rhapsody (4:22)
8. Hold On (4:15)
9. To Be Or Not To Be …Revisited (3:49)
10. Falling (4:25)
11. How We Perceive (11:14)
Durata dell’album: 50:49