Damir Simic – Shime, eroe unico della chitarra, a quattr’occhi con RockLine a Postojna (2006)
Data dell’intervista: 10.11.2006
Damir Simic – Shime, grande mago della chitarra, simpaticissimo tipo pieno di carisma, senza un briciolo di spocchia, che da 16 anni si guadagna il pane a Los Angeles, nell’ambito del suo “Demonstratus Prmo Tour ’06”, con cui ha presentato il suo ultimo album in studio “Demonstratus”, si è fermato anche per tre concerti in Slovenia, tra cui quello di Postojna, e proprio nel giorno della festa di San Martino. Milan, il gentilissimo e disponibilissimo proprietario del Riziko Bar, ha fatto un gesto davvero eccezionale e ha lasciato il segno: a fine concerto mi ha chiesto di sua iniziativa di seguirlo nel backstage, dove avrei potuto fare l’intervista. Un gesto spontaneo che in Slovenia da parte dei promoter e degli organizzatori di concerti locali (per ora) non ti capita ancora di vedere: mi ha colto in contropiede, spiazzato, ma anche felicissimo. Quindi, prima di tutto, un grande grazie a Milan per aver regalato a RockLine questa intervista.
La band aveva appena finito di suonare. Il trio stava ricevendo i complimenti dei fan entusiasti che erano usciti dalla folla per salutarli. Anche i compagni di Shime, Jeff Bowders e Ricky Ricardo, erano elettrizzati dall’organizzazione e dalla reazione del pubblico, e nella chiacchierata non l’hanno nascosto per niente. Shime, intanto, si era già seduto al tavolo, rilassato, a sorseggiare un caffettino rinvigorente,….
Shime, grazie per il concerto pazzesco, siete stati fenomenali!
Shime: Grazie, grazie,…
Come stai vivendo questo tour?
Shime: Il pubblico è fantastico, va tutto alla grande!
Anche dopo il live appena finito qui al Riziko Bar?
Shime: Assolutamente.
Raccontaci un po’ di te: come è iniziato il tuo percorso musicale?
Shime: A farmi appassionare alla chitarra è stato per primo mio padre, che suonava la chitarra anche lui. Grazie a lui ho scoperto per prima cosa i The Shadows. Sono stati i momenti che mi hanno spinto a interessarmi alla musica. Poi ho scoperto il modo di suonare di Ritchie Blackmore, Angus Young (AC/DC) ed Eddie Van Halen. Quelli che mi hanno fatto la più grande impressione sono stati i chitarristi degli anni Ottanta: Y.J. Malmsteen, Eddie Van Halen, Steve Lukather (Toto), Steve Stevens,….
Quali sono stati i momenti di svolta del tuo percorso musicale che ti hanno portato negli USA?
Shime: Avevo 17 – 18 anni. L’ispirazione me l’ha data il leggendario tecnico del suono e bassista Janko Mlinarić – Truli. In quel periodo stavo registrando un singolo per la Jugoton e Janko mi ha fatto capire che dovevo andare in America. Ho cominciato a rifletterci sempre di più. Poi è arrivata la JLA, l’esercito jugoslavo, e di tempo per pensarci ne ho avuto ancora di più, ah, ah, ah,.. Ho avuto un anno intero per riflettere. Alla fine tutto si è incastrato nel modo giusto e così sono partito per gli USA.”
Come hai fatto a farti notare negli USA? Chi è stato il primo ad accorgersi di te?
Shime: Il primo è stato Beau Hill. In quel periodo, subito prima dell’esplosione del “grunge”, produceva gli album di Winger, Ratt ed Europe (Beau Hill, oltre a quelli citati, ha prodotto album anche per Alice Cooper, Kix, Streets, Warrant e Fiona, nota d. r.). È stato lui a presentarmi alla Warner Bros. Era due mesi prima che partissi per gli USA. Ho firmato il contratto con l’etichetta e, su commissione, registravo musica per la loro libreria: i pezzi venivano usati come base musicale. Poi ho conosciuto Tony MacAlpine e l’ho aiutato con il suo disco solista “Violent Machine” come tecnico del suono e nel mixaggio dell’album, che abbiamo registrato nel mio studio di Los Angeles. In seguito MacAlpine mi ha restituito il favore e ha dato il suo contributo al mio esordio solista in studio, “The Quest”. Alla batteria c’era Simon Wright, che aveva suonato prima negli AC/DC, e poi Rudy Sarzo.
Simon Wright adesso è nei Dio.
Shime: Ah sì. Anche Sarzo. Adesso sono tutti e due insieme nei Dio, incredibile come possono girare le cose!”
E adesso sei in Slovenia. Com’è nato questo “Demonstratus” tour?
Shime: Il cantante degli Shark’s Island, Richard Black,… Li conosci, gli Shark’s Island?
Certo, quest’anno si sono riuniti e hanno pubblicato un ottimo album in studio, “The Gathering Of Faithfull”.
Shime: Esatto. Ecco, io e lui abbiamo suonato insieme nei Black 13 a metà degli anni Novanta. Richard Black, che ha anche dei lontani parenti in Croazia, conosce molto bene un tizio di Zagabria, e questo ha sistemato tutto quello che serviva, così già l’anno scorso eravamo qui in tour. Sul nuovo album degli Shark’s Island ha suonato la batteria Glenn Sobel. Glenn mi ha accompagnato alla batteria nel tour dell’anno scorso, in cui abbiamo suonato per la prima volta qui al Riziko Bar… E con questo giro di Zagabria collaboriamo anche per il tour di adesso.
Glenn Sobel? Non è quello che ha suonato con Impellitteri?
Shime: Sì. E anche con Chris Impellitteri siamo ottimi amici, ci vediamo spesso nel suo studio dove suoniamo insieme per divertirci. Un tipo davvero tosto.
Cosa offre il tuo ultimo album “Demonstratus”, quello che porti in tour? C’è qualche differenza rispetto al tuo esordio “The Quest”?
Shime: Sì. “Demonstratus” è diverso a livello di concept. Soprattutto per quanto riguarda il sound. Su questo album sono tornato al suono classico della chitarra. “The Quest” ha quel suono grasso, tagliente e pesante che andava forte negli anni Ottanta. Oggi negli USA si apprezza e si cerca di nuovo di più il suono della vecchia scuola “Fender”.
Quindi cambiare suono è stata una specie di sfida?
Shime: Esatto! Ti costringe a cambiare anche l’approccio stesso al suonare. Il risultato è che il disco ha un suono più naturale, ma l’esecuzione del materiale richiede più controllo mentre suoni e più precisione. Gli errori si nascondono con più difficoltà.
Possiamo dire che da questo punto di vista “Demonstratus” è un album più maturo dell’esordio “The Quest”?Shime: “Sì.”
E l’inserimento di un tastierista nella band?
Shime: “The Quest” è pieno di arrangiamenti di tastiere. Se guardiamo ai contenuti degli arrangiamenti, quell’album è più ricco di “Demonstratus”. Su “Demonstratus” non ci sono tastiere, proprio perché volevo ottenere un’immagine sonora naturale. “Demonstratus” è stato registrato in modo che tu abbia la sensazione che sia suonato “dal vivo”, senza nessuna sovraincisione.
Ti tenta l’idea di esibirvi anche in sale più grandi?
Shime: No, no. Il tipo di stile che coltivo in questa formazione “trio jam d’impatto”, quella che hai visto stasera qui a Postojna, non è roba da sale grandi. Puntiamo a locali da club. È semplicemente musica troppo poco interessante per il grande pubblico. La maggior parte della gente si annoia presto, quando uno ti fa assoli di chitarra per un’ora e mezza. Anche Joe Satriani o Steve Vai, per dire, scelgono location da 700 – 800 persone al massimo.”
Yngwie J. Malmsteen ti ha mai sentito suonare?
Shime: Sì, è una storia curiosa. Mike Terrana gli ha fatto sentire qualche mia registrazione. Yngwie le ha ascoltate ed è trasalito: “Chi è questo tizio che vuole suonare come me!?!?”
Probabilmente si è spaventato un bel po’ quando ti ha sentito su quei nastri?
Shime: Sì, molto probabilmente ah, ah, ah,…
E il resto dell’Europa? In Germania, per esempio, il pubblico vi accoglierebbe di sicuro a braccia aperte?
Shime: Con Mike ne abbiamo parlato, lui è in contatto con Axell Rudi Pell per organizzare un tour anche lì in futuro. Quindi c’è un piano, una voglia.”
I concerti di questa tua visita in Europa sono concentrati solo su Slovenia, Croazia e Bosnia ed Erzegovina. Come mai?
Shime: Lo ha voluto l’etichetta Croatia Records, che ha pubblicato “Demonstratus” per il mercato croato, ed era molto interessata anche la Fender, per promuovere la sua catena di negozi in Europa. In più, come tempistica, tutto combaciava anche con la cerimonia dei premi Fender / Mega Muzika a Zagabria (a questa cerimonia Shime ha ricevuto il prestigioso premio come miglior chitarrista del 2006, nota d. r.).
C’è una differenza tra andare ai concerti in Slovenia e in Croazia?
Shime: In Slovenia durante i concerti c’è più reazione da parte del pubblico. È sempre stato così. Già quando abbiamo suonato nello stesso posto, al Riziko Bar, ad aprile dell’anno scorso. Il pubblico croato è più trattenuto di quello sloveno.
Strano, visto che i croati sono famosi per il loro temperamento caldo?
Shime: Sì, sì. Ma ai miei concerti ho avuto un’altra esperienza, ti dico la verità, anche se in Croazia lo sentono molto malvolentieri, ma è così.
E la differenza principale tra il pubblico negli USA e in Europa?
Shime: Prima ti ho detto che ai miei concerti il pubblico croato è più trattenuto di quello sloveno. Se ci aggiungiamo gli americani, gli americani sono ancora più trattenuti dei croati, più o meno nella stessa proporzione della differenza tra pubblico croato e sloveno. Sai com’è? Negli USA stanno tutti seduti belli composti sulle sedie, in silenzio, e quando il pezzo finisce restano lì fermi e applaudono educatamente. Qui è diverso. Qui in Europa la gente salta in aria, canta i cori, fa casino, si lascia andare, e a noi piace da matti. Ci piace suonare qui! Ci piace questo contatto che possiamo stabilire con il pubblico in tutta libertà.”
Dai, e i tuoi due compagni Ricky e Jeff? Quello che abbiamo avuto l’onore di vedere toglieva il fiato! Come ti trovi con loro?
Shime: Grazie. Non ho parole. Sono bravissimi, sono al top. Tutti i musicisti con cui ho lavorato in carriera possono vantare una reputazione di qualità altissima. Non puoi dire che uno è meglio e uno è peggio. Da questo punto di vista non si possono paragonare. La differenza tra loro è come quella tra mele e arance. Sono diversi l’uno dall’altro, ma ciascuno nella sua categoria raggiunge davvero un livello superbo. Jeff e Ricky sono magici, tutti e due sono dei cinque pieni!!!
E il nuovo album?
Shime: Dovrebbe uscire in autunno 2007. Ho già tanto materiale nuovo pronto. Ci riporterò le tastiere. L’album sarà di nuovo diverso!”
Hai già in mente degli ospiti speciali che suoneranno sul disco?
Shime: Sì. Chris Impellitteri, Ricky Ricardo, Jeff Bowders, Steve Lukather, Rudy Sarzo… la lista non è ancora completa.
E per finire (ma non ultima) cosa ti spinge ad andare avanti, cosa ti tiene in piedi e ti obbliga a creare come musicista?
Shime: Semplicemente mi piace suonare. Ecco perché sono un musicista. Apprezzo davvero chiunque sia disposto ad aiutarmi. Milan (proprietario del Riziko Bar, nota d. r.) ci ha invitati qui a Postojna già per la seconda volta. Sono contentissimo che persone come lui ci diano la possibilità di presentare la nostra musica al pubblico! Così la gente può venire al nostro concerto, conoscere come suoniamo, allargare i propri orizzonti, e se qualcuno, dopo il nostro concerto, trova lo stimolo per andare a casa e studiare il suo strumento un’ora in più al giorno, per noi è una specie di onore e un ulteriore riconoscimento.
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