Gibonni ha fatto ballare il pubblico di Lubiana per quasi tre ore (2006)
Luogo: Hala Tivoli / Lubiana / Slovenia
Data del concerto: 11.11.2006
Spettatori: 4500
Prezzo del biglietto: 6.000,00 SIT
Traffico in tilt su Celovška e macchine isolate che giravano a vuoto come insetti sfiniti a furia di sbattere contro il vetro rovente di un lampione, dietro la Pivovarna Union e in quel labirinto di vie “là in fondo” a Šiška, a caccia di un parcheggio qualsiasi: bastava questo per capire subito che da quelle parti di Lubiana si stava preparando una festa di massa! Io ho parcheggiato solo su Zupančičeva, a un tiro di schioppo dal centro vero e proprio, ed erano le 19.40. Il concerto era previsto per le 20.00. In sala c’era già un bel po’ di gente e ribolliva come un formicaio. La folla mi ricordava quella di vent’anni fa ai Spandau Ballet (1987), quando da adolescente varcai per la prima volta la soglia della Hala Tivoli. Naturalmente tantissime donzelle in fermento, che però, complici le fredde giornate autunnali, non ostentavano il loro ardore in modo provocante come avrebbero fatto a maggio o a giugno. Allora, come lo definiamo, Gibonni? “Il George Michael croato”, o magari “Robbie Williams”?
Era Lubiana ed era la data d’apertura a sostegno del nuovo disco di Gibonni, “Unca fibre”! L’orologio ha segnato un bel quarto d’ora accademico dopo le otto e Gibonni ha attaccato con Ovo mi je škola. La folla è esplosa e tutta la sala (posti a sedere e parterre) ha salutato i musicisti sul palco con un boato a una sola voce. Non voglio sprecare troppe parole, ma come dicevo, Gibonni sa creare uno spettacolo live tutto suo. Come musicista il tipo è ormai maturo al cento per cento e si trova con ogni probabilità al suo apice creativo, cosa che avevano già confermato i suoi album precedenti “Judi, zviri i beštimje” e “Mirakul”, mentre il nuovo “Unca fibre” non fa che confermarlo! Appena ha aperto bocca per la prima volta, l’intero auditorium era con lui. Hai presente la scena: tutta la sala che canta i versi dalla prima all’ultima strofa, le ragazze calde davanti a te che dondolano i fianchi, imbacuccate nei cappotti novembrini, e i loro tipi – comparse, che bucano con occhiate gelose qualsiasi solitario ignaro che si avvicini di soppiatto? Ho descritto abbastanza bene la natura della maggioranza che quella notte si è riversata in sala? Gibonni ha subito intriso l’atmosfera del concerto di quell’emotività che rende i suoi live così speciali. Rilassato, sicuro e con una sicurezza in sé incredibile, ha guidato e tenuto insieme il concerto come un direttore d’orchestra da maestro. Il clima era carico di energia positiva e Gibonni invitava la gente ad amare, all’amore, e questo ha scatenato più di una reazione emotiva travolgente durante quasi tre ore di esibizione, tanto che a qualcuno tra la folla sarà sicuramente scivolata una lacrima sulla guancia. Quella sera con Gibonni era l’ideale per curare le ferite d’amore, per la riconciliazione tra la gente, per un nuovo inizio. L’inizio di qualcosa di bello… Chissà, magari qualche coppia in crisi si è rimessa insieme e le ferite dei cuori si sono rimarginate? Sarebbe anche per il cantante croato stesso uno dei più bei omaggi o riconoscimenti. Con qualche discorso sentito ha mostrato che grande persona è, augurando sinceramente ai presenti tanto amore e tutto il bene possibile.
D’altronde, che dire dell’accessibilità, dell’apertura, dell’immedesimazione nel recitare sul palco, che può dare vita solo un vero, caldo temperamento dalmata? Perfezione. Così come nel tocco in più di spontaneità, frutto del frontman Gibotto, emotivamente senza pesi, che di certo non ne ha fatto economia. L’uomo trasmetteva davvero un’abbondanza di energia positiva che non gli costava fatica condividere con gli altri, come se avesse sconfitto ogni paura. Ti rende così la vita. La strada fin qui è stata lunga. L’ha ammesso lui stesso durante il concerto. Ben 14 anni, e in un’ondata di emozioni ha ringraziato il pubblico di Lubiana perché lo ha “salvato” e ha offerto “asilo” (leggi: rifugio) a tutti gli altri musicisti che lo accompagnavano sul palco.
Tutto questo è intessuto nei versi profondissimi della poesia di Gibonni, che quella sera ha preso vita. L’uomo ha curato ogni dettaglio sul palco. Lo accompagnava una formazione di otto musicisti di altissimo livello, a cui si è unita la klapa dalmata Iskon – un quintetto che ha avuto uno dei suoi momenti migliori in Vrime da se pomirim sa svitom, e in particolare ha incendiato la sala con una versione speciale di Judi, zviri i beštimje, premiata dal pubblico con una reazione fragorosa. Come se Gibonni avesse davvero pensato a tutto.
I musicisti hanno costruito un suono pieno e superbo, in perfetto equilibrio, dove ogni strumento aveva il suo posto e si sentiva tutto alla perfezione, con un quadro sonoro al massimo della compiutezza e della ricchezza. Particolarmente spettacolare, ovviamente, era il canto. L’unione di tutte le voci di accompagnamento con quella di Gibonni in un’armonia bellissima, che nei momenti scelti la klapa Iskon ha arricchito e portato a un livello superiore. Quanto Gibonni sia forte come musicista l’hanno confermato non solo le composizioni in sé, ma anche la loro esecuzione. Melos dalmata, arricchito da brevi incursioni jazzy improvvisate e perfino da ritmiche sudamericane, e in mezzo a tutto questo Gibbo ha trovato spazio anche per inserire elementi soul. Il tutto vestito di un’ottima illuminazione, che ha messo solo il puntino sulla “i” di quell’aria di solennità!
Un’atmosfera unica l’hanno creata anche gli ospiti musicali. Uno dei momenti clou della serata è stato il duetto tra Gibonni e Goran Bare sull’ultimo successo Anđeo u tebi. Verso la fine sul palco si è unita a loro anche Neisha. Insieme a Gibonni ha cantato il suo successo Maš še kje čas e l’Oprosti di Gibonni. L’arrivo di Geoffry Oryema sul palco accanto a Gibotto per Mirakul non è più una novità, ma è sempre una gradita aggiunta alla serata in compagnia di Gibbo.
Come dicevo, l’esibizione di quasi tre ore è volata via in un battito di ciglia. Le 22.55! Già finita? Il pubblico non ne voleva sapere di salutare Gibonni. Nel momento in cui è riapparso sul palco, la folla si è accesa con una tale violenza che si poteva sentire un’ondata di euforia, che mi ha attraversato con le sensazioni di quando guardo i documentari sugli intramontabili, vecchi, grandi e unici The Beatles. Così, quando ormai la fine era dietro l’angolo, il ragazzo è tornato sul palco con i musicisti e, siccome poco prima per la sala risuonavano i versi del ritornello di Libar, l’ha ripetuta ancora una volta con la sua band. È stato un evento live che, diciamo, non ricordo in regia di artisti sloveni. Vero, noi sul versante soleggiato delle Alpi siamo fatti di un’altra pasta, ma in fatto di perfezione musicale, carisma, consapevolezza della propria identità (lasciamo da parte gli Avsenik o i Laibach), e soprattutto di sicurezza in sé, che irradiava una vera invincibilità, da Gibonni ci sarebbe sicuramente stato da imparare.
Scaletta
1. Ovo mi je škola
2. U ljubav vjere nemam
3. Hodaj
4. Ne odustajem (Non rinuncio a lei)
5. Cesarica
6. Tempera
7. Vrime da se pomirim sa svitom
8. Divji cvit
9. Tija bi te zaboravit
10. Judi, zviri i beštimje
11. Libar
12. Dvije duše
13. Projdi vilo
14. Anđeo u tebi
15. Maš še kje čas
16. Oprosti
17. Sve ću preživit
18. Zlatne godine
—primo bis
19. Mirakul
20. Činim pravu stvar
21. Vrime da se pomirim sa svitom
—secondo bis
22. Libar