Dan D : Milo za drago

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etichetta: Nika Records
data di uscita: 14.10.2018
produzione: Žare Pak, Jernej Kržič, Robi Bulešič
durata dell’album: 35:05
voto: 9.0 / 10


I Dan D sono una di quelle band, tra la manciata di formazioni rock note a ogni anima slovena che gira per le onde radio (anche se di recente, con le rotazioni a tappeto, si è unito al club pure Hamo), che (a differenza delle altre) osano, si azzardano e proprio per questo non riescono a farsi intrappolare nella comodità del passato. L’hanno mostrato chiaramente con i due album precedenti, cioè il «DNA bianco» e il «DNA nero». Uno era «spogliato», crudo e punkeggiante, l’altro il suo esatto opposto e quindi rigorosamente sperimentale. Il nuovo «Milo za drago» sta da qualche parte nel mezzo. Davvero? Neanche per idea. «Milo za drago» è una storia tutta nuova, un nuovo capitolo nella prosa musicale e creativa di questa stimata formazione art e rock ‘n’ roll.

Nei Dan D suonano ragazzi maturi. Musicisti con parecchi chilometri sulle spalle e una visione musicale che negli anni ha fatto propria l’idea di sopportare sempre peggio i limiti artistici. Per questo, soprattutto in questi ultimi tempi, i Dan D diventano sempre più «art», e l’impressione che registrino musica solo per puro piacere e, prima di tutto, solo per sé stessi si fa ancora più intensa mentre ti godi la loro nuova roba. Non molto tempo fa, a una conferenza stampa dei Marillion, Steve Hogarth disse: «Noi facciamo musica prima di tutto per noi. Abbiamo la fortuna che piaccia anche al pubblico, che l’ha fatta sua, altrimenti di sicuro adesso non saremmo qui!» Con i Dan D è una storia simile. Nel loro artismo da un bel pezzo non cercano più l’hit, e non si sforzano nemmeno di ricreare l’energia dei successi che li hanno cementati sulla scena rock e pop slovena. Semplicemente, non ne hanno bisogno.

«Milo za drago» è per le orecchie di tutti un album senza dubbio molto più accessibile del particolarmente audace «DNA nero», ma i Dan D con «Milo za drago» hanno comunque fatto, come detto, un passo avanti nella loro ricerca artistica e nella loro evoluzione musicale. Sul nuovo album offrono una sintesi azzeccatissima di rock ed elettronica, mantenendo il loro dossier artistico, curandolo e arricchendolo. Significa che la missione è riuscita ancora una volta. Il nuovo disco è quindi di nuovo una storia nuova, ma sempre 100% alla Dan D. Un unicum che può creare (e ripetere) solo la combriccola Dan D. «Milo za drago» contiene anche più retorica ritmica di ballabilità pop. Sul nuovo album i Dan D mantengono una musicalità enorme e un’orecchiabilità contagiosa, e la loro posa rock di base (di partenza) la completano con abilità innestando con coraggio lo sperimentalismo art da un lato e il contorno pop dall’altro.

Stavolta c’è più spazio per l’atmosfera ipnotica e sognante. Anzi, ce n’è un bel po’. I Dan D sono sempre stati particolarmente convincenti, a livello espressivo, nei pezzi più calmi, a tempo medio. In quei momenti la loro raffinatezza negli arrangiamenti ha sempre portato al massimo risultato artistico. Anche «Milo za drago» coltiva questa tradizione. Ma a modo suo. Gli elementi che spiccano nel definire la carta d’identità sonora dell’album sono Obra e Boštjan. Obra detta per tutto il disco il ritmo elettronico ed è molto agile (riempie lo spazio con abilità dall’inizio alla fine). Boštjan stavolta è spesso dominante negli arrangiamenti (Daj mi upanje, Tu, Ne naredi mi tega). Lungo l’album si serve di una tavolozza di suoni e strutture sonore estremamente variopinta. Suona retro e rievoca elementi tipici dell’epoca della NDW, perfino tratti del krautrock e dei primi passi del synth pop, quelli mossi da Yazoo o Depeche Mode. Ogni tanto una cortina ondeggiante e fruscinante di sintetizzatori inonda gli arrangiamenti, risvegliando di nuovo la sensazione degli anni Ottanta.

Poi c’è Tokac. L’«eterno» Tokac, che puoi mettere in qualsiasi contesto musicale la band decida di immaginarsi, e lui funzionerà sempre, ogni volta, in modo fantastico. Tokac è i Dan D, è la voce dei Dan D e tale resta. Sul nuovo album Tokac è di nuovo tutto quello che ti aspetti da lui. Appassionato, sensibile, seducente, un po’ monello, un po’ malinconico e chi più ne ha più ne metta. Nella sbarazzina Ožina, a metà pezzo ti seduce con un contorno soul fatto di un’integrazione bellissima del falsetto. In Ne naredi mi tega Tokac è semplicemente una storia a parte, il fascino vocale non gli manca di certo. Stavolta a dare un contrasto particolarmente solido all’insieme sonoro è il basso del raffinato maestro Nikola Sekulovič: caldissimo, naturale, organico e musicalmente dominante. Il contrasto con le linee di basso è tanto più intenso perché la chitarra, proprio dove ti aspetteresti il suo fraseggio, «fa la furba» e sta zitta, così la linea di basso si prende quel ruolo e in quei punti riempie il «vuoto» che si è creato nello spazio tra tastiere e batteria.

I Dan D hanno registrato l’album nella loro sala prove. L’hanno registrato dal vivo, col principio dei concerti. Lo spazio di lavoro era disseminato di effetti di ogni tipo. Una serie di chitarre modificate che sviluppano un suono unico, e per questo Tučo suona di fatto quasi in ogni pezzo in modo diverso. Unico. Stavolta la chitarra più di una volta si ritira sullo sfondo e fa da riempitivo atmosferico che, con inserti concisi e piazzati con cura, movimenta le cortine di sintetizzatori (Sem v tebi). Ruggisce sicuramente anche in chiave rock (Bits, Morilec), ma in quei momenti è bilanciata a livello sonoro con gli altri mattoncini dell’arrangiamento dei nuovi pezzi. Già nell’apertura Boli me K colpisce il già citato spazio che si crea tra la ritmica e il drappo fluttuante dei sintetizzatori. Stavolta a riempirlo è soprattutto Sekulovič con il basso, mentre Tučo entra con la chitarra in un passaggio mid-eight e innesta un inserto riuscitissimo che, evocando momenti di world music (la melodia della Dalmazia o del Mediterraneo greco), porta l’atmosfera da tutt’altra parte.

Decidere che cosa prevalga, se l’elettronica o il rock, è lasciato a chi ascolta. Visto che i Dan D inseguono prima di tutto il momento, gli stati d’animo ad alta vibrazione, cioè l’ipnosi atmosferica, stavolta la sensazione finale si sposta più verso l’idea che l’album sia più elettronico-ballabile che rock. Il campionamento è di nuovo infilato con grande abilità negli arrangiamenti ed è, di fatto, uno dei pilastri del grande carisma di questi nuovi tempi artistici della band. Ci sono un mucchio di altre finezze che scopri sul disco poco alla volta, scostandole come un velo dopo l’altro. Per esempio l’uso di melodie extra piene di effetti, che accompagnano le linee vocali principali di Tokac. L’uso di questi espedienti, per esempio nell’ultima Laži mi, sfiora quasi i canti gospel, mentre l’innesto di armonie vocali aggiuntive ha un ruolo importante nel creare il marchio art nel punto di apertura dell’album, con il brano Boli me k.

«Milo za drago» possiede un nuovo pacchetto di pezzi astutamente rifiniti del nuovo corpus musicale dei Dan D. Sul nuovo album i Dan D mantengono il loro coraggio artistico, si «sfidano» di continuo con idee nuove, conservano grinta, cuore, freschezza, autenticità e la loro magia creativa. «Milo za drago» ha un carattere tutto suo. I Dan D, dopo la parentesi di forte sperimentazione, sono tornati ad arrangiamenti più definiti, hanno consegnato una dozzina di pezzi contagiosi, hanno provato cose nuove, le hanno integrate con abilità nel proprio corpo musicale e con la loro evoluzione personale sono saliti di un altro gradino. È questo qualcosa in più a collocare l’artismo dei Dan D in un posto speciale, nel panorama rock e pop da onde medie della musica slovena.

La storia del sapone, però, per i Dan D non è affatto conclusa. La band promette l’uscita di «Milo za drago» anche su supporto classico (CD, vinile), rimandata a più avanti, quando ci si sarà «lavati» abbastanza col sapone. Allo stesso tempo annuncia un’edizione estesa dell’album, in cui includerà anche alcuni pezzi, come ama chiamarli lei stessa, «del cavolo», che nella versione con la chiavetta USB dentro al sapone non sono riusciti a entrare.

Com’è andata alla presentazione dell’album dei Dan D, il 15.11.2018, puoi scoprirlo QUI.

autore: Aleš Podbrežnik


Tracklist:
1. Boli me k
2. Malo pekla
3. Ožina
4. Bits
5. Daj mi upanje
6. Ne naredi mi tega
7. Sem v tebi
8. Tu
9. Morilec
10. Laži mi

Formazione:
Tomislav Jovanovič “Tokac” – voce, chitarra acustica
Marko Turk “Tučo” – chitarra
Boštjan Grubar – tastiere
Nikola Sekulovič – basso
Dušan Obradinovič “Obra” – batteria

 

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