Haiku Garden: Where If Not Now

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Etichetta: Kapa Records
Data di uscita: 25.10.2018
Produzione: Vitja Balžalorsky
Durata: 38:02
Voto: 9.0 / 10
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Detto papale papale, questo disco è da leccarsi i baffi. Non scopre l’acqua calda, non porta nessuna rivoluzione musicale, ma tutto ciò che arriva attraverso la missione confessionale dei suoi «spazi melodiosi» riflette una messa a fuoco straordinaria, una concentrazione incredibile, dedizione e impegno, ed è quindi il frutto di un entusiasmo fuori dal comune da parte di una giovane band. Allo stesso tempo è anche un manifesto sincero di un gruppo che segue con fedeltà il proprio perfezionismo creativo. Gli Haiku Garden ci avevano già fatto capire con l’EP «Waver» di essere una band da cui aspettarsi tantissimo. Il segnale era arrivato già un anno prima, con l’uscita della compilation «Klubski maraton 15», dove i loro due pezzi erano in pratica il punto più alto di tutta la raccolta. Una band dal potenziale creativo insospettato, che sul primo album in studio l’ha concretizzato, l’ha portato a un livello artistico superiore e ha firmato un disco, «When If Not Now», che possiamo definire un lavoro di grande estetica artistica e un bellissimo omaggio al genere shoegaze. Da qui avrete forse capito pure voi in fretta che gli Haiku Garden, con la loro filosofia musicale genuina e fuori dagli schemi, non puntano solo a farsi riconoscere entro i confini sloveni: la loro musica è già in partenza attrezzata per l’assalto alla scena «Euro» internazionale, quella delle ultime novità del sottobosco club dell’alternative rock, che la band, speriamo, conquisterà anche a pieno sangue. Le predisposizioni, del resto, sono perfette!

Gli Haiku Garden camminano sulle orme dello shoegaze e fanno colpo su una comunità che flirta con quello che viene chiamato, con una parola coniata ad hoc, post rock: la loro essenza alternative rock, fra il tintinnio profondo e rimbombante di linee di chitarra che si fondono l’una nell’altra e linee di sintetizzatore che frusciano, punta prima di tutto a creare una massa sonora ondeggiante che, attraverso un’atmosfera vibrante, ti risucchia in un attimo. In questo suono la voce solista è «immersa» con furbizia in fase di produzione e sembra arrivare dall’aldilà, da un’altra galassia. Come i canti di un essere extraterrestre. O, se preferite, la voce di un’anima appagata che, in cerca del nirvana, ha appena lasciato il proprio corpo. L’atmosfera del disco è fredda, sì, ma non distaccata. Suona «luminoso», e proprio per quel senso di leggerezza e di rilassatezza il disco diventa subito contagioso e irresistibile da ascoltare.

I ragazzi, il quartetto Haiku Garden, non sono solo talenti nel comporre musica, ma anche grandi perfezionisti che non bruciano le tappe: li contraddistinguono le qualità caratteriali della costanza e della pazienza. E nell’espressione dell’arte musicale questo porta sempre cose buone, Preferiscono quindi creare con calma e aspettare con pazienza che ogni cosa vada al suo posto, perché è così che si arriva al risultato finale, il vero marchio della visione musicale della band.

Gli Haiku Garden hanno ottimizzato le loro idee il più possibile, rispetto al punto di evoluzione in cui si trovano dopo appena tre anni di attività, il che non vuol dire che, in senso artistico, non siano in grado di spingersi più lontano e più in alto. Ma con calma. L’evoluzione farà il suo corso, zenit creativo compreso. Per il primo album la band ha «assunto» un collaboratore speciale, cioè l’eccezionale musicista Vitja Balžalorsky, dalle mille sfaccettature, che sa ancora destreggiarsi con abilità fra una marea di fader e altri attrezzi per il sampling e per piegare e contorcere le strutture sonore. Vitja è anche un musicista molto esperto e completo, un rinforzo graditissimo in vista della finalizzazione e della limatura degli arrangiamenti. Mossa ottima del gruppo, quindi, quella di chiamare Vitja. E si capisce benissimo (non ci vuole molto a notarlo in questo disco) che Vitja funziona di fatto come quinto membro della band, il che significa che la squadra ha trovato la giusta chimica di lavoro e la giusta magia.

Quanto a musicalità, gli Haiku Garden sono incredibilmente accomodanti. Il suono a strati poggia soprattutto su una semplicità banalmente accordata di ritmi lineari, che spingono il corpo di qualsiasi ascoltatore a un «dimenarsi» da canzone. La band porta subito l’ascoltatore in un’esperienza tutta sua, quella di abbandonarsi a paesaggi musicali e sonori dove non è difficile staccare la spina della logica e, sotto l’effetto ipnotico del disco, «fluttuare» liberamente «fuori dalla ragione». Un’atmosfera sognante di missione alternative rock , cinta di selce da una retorica shoegaze stratificata, da elementi post rock e da una musicalità che flirta con una leggera retorica pop. Nel comporre, gli Haiku Garden si aprono in realtà sempre un sacco di spazio creativo, in cui c’è la possibilità di tirare fuori più soluzioni di idee, che nello sviluppo di un dato brano si completano a vicenda. Per questo «Where If Not Now» porta con sé un andamento degli eventi che segue il principio «aspettati l’inaspettato». È quel dolce fascino (eccezionale) dell’imprevedibilità espressiva. Per quanto il quadro sonoro di questo disco sia estremamente denso e saturo dal punto di vista spettrale, gli Haiku Garden sono comunque molto concisi nel dosare le loro mosse artistiche. Queste incarnano mosse di arrangiamento brevi, asciutte e dal motivo ben tangibile. Significa che puntano più alla leggerezza e alla scioltezza, e il disco non cade nella trappola dell’eccesso di sperimentazione, che potrebbe «sbriciolare» (frammentare), in modo ingrato, il nucleo compositivo dei brani. In questo senso gli Haiku Garen restano minimalisti, ma sfruttano con grande abilità l’assioma «meno è meglio».

Il giardino degli Haiku è dunque in piena fioritura. La band è in realtà solo all’inizio della carriera e, se in futuro riuscirà a portare questo slancio creativo da un disco all’altro con la stessa efficacia, riuscirà a tenere vivo anche il continuo sbocciare artistico.

autore: Aleš Podbrežnik


tracklist:
1. Catch My Breath (02:58)
2. What Lies Within (03:55)
3. Barriers (04:47)
4. Dawn Chorus (01:12)
5. Days, Dripping Away (05:23)
6. Hazel (05:13)
7. Idle Abyss (02:15)
8. Drifter (08:37)
9. Caving (03:48)

formazione:
Anže Knez – batteria
Matevž Bitenc – basso
Klemen Tehovnik – chitarra, sintetizzatori, voce, “campionamenti”
Luka Flegar – chitarra, voce, chitarra acustica, sitar

musicista ospite:
Vitja Balžalorsky – sintetizzatori, drum machine, percussioni, chitarra elettrica a dodici corde

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