David Jackson a Trieste per la prima volta (2014)

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Autore: Peter Podbrežnik
Foto: Aleš Podbrežnik

Luogo: Trieste / Piazza Verdi / Italia
Data del concerto: 08.08.2014
Pubblico: 600
Prezzo del biglietto: 0,00€ (ingresso libero!)

Il festival estivo di Trieste quasi ogni anno tira fuori uno o più concerti interessanti, che meritano l’attenzione degli appassionati di musica (soprattutto prog) del Paese che sta sotto il ‘versante in ombra’ delle Alpi. Stavolta, a due passi dalla piazza principale, è sbarcato l’esperto maestro delle tastiere Alex Carpani con la sua band, che quest’anno ha pubblicato un nuovo album in studio intitolato »4 Destinies« (2014). Alex e la sua combriccola, che tra i connazionali italiani annovera il cantante Joe Sal, il chitarrista Ettore Salati (ex membro della formazione sinfoprog italiana The Watch), il bassista GB Giorgi e il batterista Alessandro Di Caprio, giurano soprattutto sul prog rock sinfonico come si suonava negli anni Settanta, con il set ‘tradizionale’ di tastiere (piano, organo Hammond, mellotron, moog) e sotto la forte influenza dei rappresentanti italiani di questo genere.

Probabilmente al concerto sarebbe arrivata la metà del pubblico, se la band di Alex non si fosse portata sul palco un ospite speciale, il leggendario fiatista David Jackson (ex-Van Der Graaf Generator), con cui ha collaborato con successo sull’album attuale »4 Destinies«, anche se è piuttosto improbabile che si unisca a loro per molto tempo. Nonostante gli anni invidiabili sulle spalle, Jackson è ancora incredibilmente carismatico, spiritoso e lucido, una presenza scenica davvero unica, come tutti i fan dei Van Der Graaf Generator (in breve VDGG) sanno bene da un pezzo. Incoronato dall’immancabile berretto da marinaio scozzese, questo fiatista è uno dei pochi musicisti capaci di suonare contemporaneamente sax tenore e sax contralto. Oltre alle sue fascinose acrobazie con tenore e contralto, in serata Jackson si è presentato anche con tanti altri fiati, come sax soprano, flauto, flauto dolce, flauto pastorale e flauto popolare, e per di più si è dimostrato un ottimo fischiatore e intrattenitore da palco. Con i suoi gesti ‘spaziali’ e le sue battute fulminanti spronava tutta la band mentre suonava e dettava il tempo, il che vuol dire che sotto l’impulso di David i singoli brani sono stati suonati con ancora più passione e foga del solito.

Il concerto, in cui i signori Jackson e Carpani sono stati senza dubbio le due grandi ‘attrazioni’ della serata, anche se pure gli altri musicisti che accompagnano Alex ‘non sono certo da buttare’, si è aperto con una nota, cupa improvvisazione che non era altro che l’introduzione al classico dei VDGG »Darkness (11/11)«, e a qualche fedelissimo di lunga data di questa indimenticabile band prog inglese saranno sicuramente venuti i brividi lungo la schiena. L’affiatamento della band di Alex è stato altissimo per tutta la serata e, a parte certi problemi di oscillazione sulle tastiere che un paio di volte, per un attimo, hanno fatto graffiare e ronzare tutto in modo bruttissimo, rischiando di mandare a gambe all’aria l’intero suono, non ci sono stati intoppi grossi né lunghi.

Il maestro Carpani è un virtuoso della tastiera eccezionale, che ha imparato parecchio da Keith Emerson (Emerson, Lake & Palmer, ex-The Nice) e Tony Pagliuca (ex-Le Orme), e con le tastiere originali degli anni Settanta è riuscito a creare anche un suono autentico di quell’epoca. La chitarra elettrica di Salati, che si fondeva splendidamente con i passaggi di sax di Jackson, ha riempito con successo il collage sonoro anche in quei classici dei VDGG in cui in origine non c’erano parti di chitarra, mentre il basso di Giorgi ha sostituito con successo i pedali del basso dell’esecuzione originale di Hugh Banton. Il batterista Di Caprio è stato l’unico ad avere qualche difficoltà a ‘sostituire’ Guy Evans, e lo si è sentito soprattutto nell’evergreen dei VDGG »Man-Erg«, dove ha messo nel suo drumming troppo poca grinta e poca potenza. Ha entusiasmato, e fin dal primo brano, soprattutto il cantante Joe Sal, su cui è ricaduto il peso enorme di rimpiazzare il contributo vocale del leggendario Peter Hammill.

Sal non si è dimostrato solo una degna controfigura di Hammill, specie nelle sezioni più ‘calme’ dei singoli pezzi dei VDGG, ma ha dimostrato che con la sua versatilità vocale potrebbe trovare lavoro con una marea di artisti di generi completamente diversi. Jackson, naturalmente, è stato un capitolo a parte: si è immerso del tutto nella ‘febbre della serata’ e non riusciva proprio a staccarsi dalla sua variopinta collezione di fiati, e la battuta di Carpani su di lui, ‘l’Hendrix del sassofono’, non suonava affatto esagerata. Uno dei momenti più divertenti della serata è stato un breve  sketch di Jackson. Con le parole ‘questo qui controlla tutto’ ha preso in mano il flauto pastorale e ha ‘ipnotizzato’ una parte del pubblico al punto che si è messa a belare come un gregge di pecore ubbidienti, e si sono divertiti tutti un mondo.

Alex Carpani e i suoi compari hanno suonato il nuovo album per intero, cioè tutti e quattro i brani di »4 Destinies«, che tra l’altro è un ottimo lavoro. Con l’esecuzione del pezzo originale »The Infinite Room« il concerto ha toccato il suo apice. Tra i classici dei VDGG, nella parte regolare abbiamo sentito anche la fantasmagorica »My Room (Waiting For Wonderland)«, la attesissima »Killer« per le esplosioni di sax di Jackson, la grande sorpresa »Boleas Panic« e l’immancabile evergreen »Man-Erg«. Con quest’ultima hanno anche chiuso la parte regolare dello show. La cosa più interessante di Alex e della sua compagnia è che i testi dei brani originali di Carpani mescolano inglese e italiano, e anche la natura sonora dei singoli pezzi oscilla tra lo sguardo britannico e quello italiano sul prog.

Non c’è da stupirsi che abbiano attirato l’attenzione di Jackson, anche se in fondo è buffo che in tarda età preferisca suonare con loro piuttosto che con i VDGG, da cui anni fa si è separato non proprio nel modo più amichevole. Le sue parole entusiaste, ‘sono a Trieste per la prima volta’, non sarebbero nemmeno state necessarie se nel 2009 avesse fatto pace con il trio dei VDGG e fosse salito sul palco con loro già allora nella piazza principale di Trieste. L’unica critica a questa fantastica serata di musica va al bis. Il problema non era che non fosse bello sentire lo strumentale di culto »Theme One«, l’unica cover nella storia dei VDGG, ma il fatto che un brano di circa tre minuti sia stato tirato inutilmente per le lunghe fino a 25 minuti. Invece di regalarci un congedo dal palco eccessivamente dilatato, avrebbero potuto suonare senza problemi altre tre cover dei VDGG oppure i pezzi originali di Carpani dei suoi primi due album in studio. Per fortuna, nel frattempo e fino alla fine, ci hanno intrattenuto un Jackson di umore fenomenale e il cantante Sal, che durante le improvvisazioni vocali è scivolato per un attimo tra il pubblico.

Il concerto di Alex Carpani, David Jackson e dei loro giovani compagni di merende era imperdibile per tutti gli appassionati della scena sinfoprog italiana e dell’indimenticabile eredità dei Van Der Graaf Generator. Quella sera hanno tirato fuori davvero il massimo e, visto che il concerto era completamente gratis, tanto che qua e là tra il pubblico sono capitati anche alcuni spettatori piuttosto inaspettati, a guardarli per aspetto, età e estrazione sociale, è del tutto insensato prendersela troppo con il finale dilatato di »Theme One«, il cui motivo portante ci ha risuonato nelle orecchie ancora a lungo dopo l’addio della band di Alex.

Scaletta

1. Darkness (11/11)
2. My Room (Waiting For Wonderland)
3. The Silk Road
4. Killer
5. Sky And Sea
6. Boleas Panic
7. The Infinite Room
8. Man-Erg
9. Time Spiral
—bis—
10. Theme One 

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