Dead End
Artista: Incrave
Etichetta: Metal Heaven
Uscita: year
Voto: 2.5/5
Il sestetto svedese Incrave è la band che un anno fa ha cambiato nome da Evergrace. Come Evergrace avevano pubblicato nel 2006 il debutto omonimo, uscito di nuovo l’anno scorso sotto il nome Incrave con il titolo “The Escape”. È passato appena un annetto e i ragazzi, che in media hanno a stento 22 anni, ci rifilano già un nuovo “lungo” in studio.
Su “Dead End” i ragazzi restano fedeli alla formula collaudata del debutto, che era stato accolto con favore dal pubblico, ma con un evidente salto di maturità, perché le composizioni sono ancora più ricche a livello sonoro. Suonano un heavy metal melodico prevedibile, con qualche sbandata ogni tanto verso gli elementi del power metal europeo. Nel sound puntano forte sulle armonie vocali a più voci e sulle tastiere come elemento a pieno titolo, che stavolta non fanno solo da tappezzeria ambientale. Gli Incrave non complicano mai le cose. I pezzi si digeriscono in fretta, il cervello li decifra al volo.
Sia per il suono che per lo stile, gli Incrave hanno quella tipica atmosfera malinconica scandinava che può mettere sotto lo stesso tetto (alla buona) una bella tavolozza di fan di Tad Morose, Firewind, Narnia, Essence Of Sorrow, perfino Nightwish. Con le tastiere così in primo piano e le armonie vocali a più voci, in certi punti sfumano il confine tra hard rock e heavy metal. Qui si avvicinano addirittura ai tedeschi Angel Dust dell’era “Border Of Reality – Bleed”, soprattutto per la scelta delle melodie vocali e per il timbro del cantante Johan Falk, che però (a quanto pare) non è parente di Neca Falk.
La produzione è vivida e dinamica! Gli strumenti respirano l’uno con l’altro e stanno in equilibrio, grazie a questa produzione vivace e riuscita. Il riffing è solido ed esplosivo, il muro di suono che ne esce è potente e le fondamenta sono metalliche e bollenti, come si deve. La melodia sta sopra a tutto, i ragazzi non nascondono il talento per limare melodie contagiose, che scivolano fluide dal pre-ritornello al ritornello e viceversa. Gli Incrave sono una band in lutto. Tutto è in minore. Le tastiere rincarano la dose di questo senso di lutto e l’atmosfera è centrata a un buon livello. I pezzi sono compatti, suonati tutti con la stessa marcia, senza sbalzi di qualità. Picchi particolari che spicchino sull’album non se ne trovano. Il cordoglio nei versi non esagera col patetismo, che avrebbe potuto dare fastidio. Spesso il motivo di versi un po’ “leggerini” va cercato anche nel fatto che questi puledri sono comunque giovanissimi e stanno ancora maturando.
“Dead End” è un buon album. Con questo disco gli Incrave sono cresciuti di un altro gradino, anche se con la musica non offrono proprio niente che possa spostare l’asse terrestre o spaccare in due un capello nel senso della lunghezza. È un album molto prevedibile, che avrebbe spaccato di brutto se fosse uscito sette o otto anni fa. Non si può certo contestare la qualità degli Incrave su “Dead End”. Stanno correndo dietro all’ultimo treno, in mezzo a una pletora di band che oggi piovono a valanga dalla Scandinavia e che nello stile coltivato dagli Incrave hanno già riempito ogni spazio sulla scena. Chi cerca la melodia classica nell’abbraccio della depressione scandinava, con una voce melodica ben curata, diventerà in fretta amico degli Incrave.
Formazione
Johan Falk – voce
Jon Bålefalk – chitarra
David Ohlsson – chitarra
Jo0athan Stenberg – tastiere
Martin Davidsson – basso
Josef Davidsson – batteria
MUSICISTI OSPITI:
Markus Sigfridsson – assoli di chitarra
Daniel Olsson – assoli di chitarra
Produzione
Per Ryberg
Tracklist
1. Shattered
2. The Frgotten
3. A Shadow In the Dark
4. The Touch of Death
5. Unveil the Truth
6. Shades of Me
7. An Empty Soul
8. Scream In Silence
9. Never More
10. Dead End
Durata dell’album: 43.10