Decadent

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Autore: Aleš Podbrežnik

Artista: U.D.O.
Etichetta: AFM Records
Uscita: 2015
Durata: 67:44
Voto: 4/5

Ogni volta che il vecchio zio Udo, quello coi capelli a riccio e l’aria truce, tira fuori un nuovo album, salta fuori la solita domanda: ha davvero senso recensirlo, se ormai non sai più cosa scrivere perché la nuova recensione non sia identica a quella del disco precedente degli U.D.O.? Ahhhh,… Cerchiamo almeno una scusa per quello che sto per fare. Meglio essere il più brevi possibile, ma se non ci riesci (come me), allora recensisci, in questa serie di uscite degli U.D.O. che arrivano ogni due anni, diciamo solo un album in studio su tre o quattro.

»Decadent« è il 14° album in studio degli U.D.O., band guidata dal 1987 da uno solo, l’unico e inimitabile Udo Dirkschneider, ex voce indomabile e numero uno dei classici album degli Accept degli anni Ottanta, nonché l’uomo che da poco ha »prestato« suo figlio Sven ai veterani della NWOBHM Saxon, per dargli una mano a febbraio di quest’anno in Gran Bretagna a pestare le pelli in un po’ di date arretrate, che i Saxon hanno dovuto recuperare per via di improvvisi problemi di salute capitati durante il tour al loro batterista Nigel Glockler.

Dopo l’album »Rev-Raptor« del 2011 la formazione degli U,D.O. – sì, proprio quella che nel 2004 suonò anche nell’unico concerto sloveno, a Lubiana – è cambiata. L’hanno lasciata infatti entrambi i chitarristi, Igor Gianola e il grande veterano del metal tedesco, ex chitarrista degli Stormwitch ed ex batterista degli Accept Stefan Kauffmann, che si lamentava già da tempo di seri problemi alla schiena. Dirkschneider non è rimasto con le mani in mano e ha arruolato in un attimo nelle file degli U.D.O. un solo chitarrista, con cui ha registrato l’album »Steelhammer« (2013). Il tecnicamente impeccabile Andrey Smirnow ha ricevuto in squadra, poco dopo l’uscita del disco, un compagno alla pari alla chitarra, il musicista finlandese Kasperi Heikkinen. Insomma, due giovani puledri assetati di dimostrare quanto valgono, a cui scoppiano le suture del cranio per l’eccesso di testosterone! Tra i veterani sono rimasti il bassista Fitty Weinhold e il sempre lunatico batterista Francesco Jovino, per il quale, mentre scrivo questa recensione, la band sta già cercando un sostituto (Jovino ha rimpiazzato, per dire, Mike Terrana al concerto degli Hardline dell’01.05.2014 nell’ambito del Frontiers Rock festival in Italia).

Se »Steelhammer« è stato l’album della prova del nove, che ha dimostrato che gli U.D.O. sono ben più che sopravvissuti, il nuovo »Decadent« è il consolidamento delle linee guida classiche della band. I nuovi U.D.O. sono più tosti che mai. Tosti nel suonare come i vecchi Accept. Quasi più che mai. Come se lo facessero apposta per far incazzare Hoffmann e compagni.. Dirkschneider non se ne vergogna. Nelle interviste ama dire che se ne frega e che, quando compone nuova musica degli U.D.O., ogni sentimentalismo per i vecchi tempi va a farsi benedire e che per la nostalgia semplicemente non c’è posto. »Decadent« è quindi tagliato secondo le linee tipiche del dossier musicale degli U.D.O., che è praticamente identico a quello degli Accept.  Per sciogliere questo »enigma« non serve certo Einstein. Il merito è in gran parte della voce di Udo Dirkschneider, che non ha perso un briciolo di quell’unicità vocale che ha segnato una parte importante della scrittura del metal classico negli anni Ottanta, quando gli Accept macinavano grandi successi commerciali e ispiravano generazioni di nuovi musicisti!

Ho davanti l’edizione digipack! Contiene ben quattordici brani! Due sono bonus e, anche senza di loro, almeno due sarebbero di troppo. I bonus sono Let Me Out e Shadow Eyes, che nell’album ricordano più di tutti gli Accept.  I pezzi hanno quindi una forma compositiva old school, di nuovo estremamente vicina alla scuola Judas Priest, un mucchio di brani richiama subito gli Accept, e la penetrazione dei riff, altrettanto subito e con spavalderia, arriva dritta fino all’osso! Passi falsi non ce ne sono. Udo Dirkschneider ha troppa esperienza per sbagliare. Inoltre, con gli anni, la prevedibilità della routine ti entra nel sangue. Meglio restare fedeli a quello che sai fare con il mignolo della mano sinistra, che avventurarsi in territori sconosciuti. Due brani puzzano di novità. Sono proprio la title track e, subito dopo, Mistery, entrambe sbagliate. Bello che gli U.D.O. provino a modernizzarsi e a variare la scrittura, ma semplicemente non fa per loro. Da qui l’osservazione che anche meno di 14 brani per il nuovo album sarebbero decisamente troppi. 

Come vedete, è venuta fuori di nuovo una recensione troppo lunga. Se amate gli Accept, i Judas Priest e naturalmente tutto quello che gli U.D.O. hanno pubblicato fino a oggi, »Decadent« è l’album per voi! Pieno di riffing succoso, sostenuto magistralmente da ritmi civettuoli e beatificati di devastante furia demolitrice, intrisi dell’inconfondibile carisma vocale di Udo Dirkschneider, a cui la ruggine, con gli anni, non si attacca facilmente. Splendido oggetto di pura stirpe metal e nuovo proiettile di Udo, destinato in primo luogo ai suoi fan più fedeli! 

Formazione

Udo Dirkschneider – voce
Andrey Smirnov – chitarra
Kasperi Heikkinen – chitarra
Fitty Wienhold – basso
Francesco Jovino – batteria

Produzione

Udo Dirkschneider & Jacob Hansen

Tracklist

1. Speeder
2. Decadent
3. House Of Fake
4. Mystery
5. Pain
6. Secrets In Paradise
7. Meaning Of Life
8. Breathless
9. Let Me Out*
10. Under Your Skin
11. Untouchable
12. Shadow Eyes*
13. Rebels Of The Night
14. Words In Flame

* …brani bonus nell’edizione “digipack” in tiratura limitata

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