Demo 1985-1987

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Artista: Lene kosti
Etichetta: Histria Cult Records
Uscita: 2009
Durata: 51.23
Voto: 4.5/5

I Lene kosti sono una band nata ancora nel millennio scorso, in un tempo e in uno spazio che non erano certo pronti a digerire la sfida del rock, una provocazione che a quei tempi inseguiva le tendenze e la tradizione dell’Occidente. L’Occidente e gli Stati Uniti avevano di fatto portato il rock al centro dell’attenzione di tutto il pianeta, mentre i Lene kosti sono nati in Jugoslavia, cioè su un pianeta “leggermente” diverso.

I Lene kosti hanno toccato il loro zenit creativo tra il 1985 e il 1987. Fu allora che nacquero anche alcune registrazioni grezze, dei demo. A metterle su nastro ci pensò Borut Činč, dei Buldožer. In quel periodo la band era attraversata dal più forte spirito di squadra creativo, con il massimo grado di coesione, per cui puntare all’obiettivo non era certo difficile. La formazione con Milan Krušič (voce), Giovanni Kavaš (chitarra), Marc Kavaš (chitarra), Dare Brenko (basso) e Iztok Perko (batteria) era una rarità di prima categoria nei tempi di ferro della fratellanza e unità jugoslava. I fratelli Marc e Giovanni Kavaš erano cresciuti a pane e Status Quo, AC/DC, ZZ Top, ma quando nella line-up è entrato un tizio dalle vedute metal appena scolpite, parlo di Milan Krušič, per i Lene kosti è arrivato un momento di trasformazione interessante. La band ha fuso elementi di rock n’ roll e i valori di ferro del boogie rock con un approccio moderno alla scrittura dei riff, che si imponevano imperterriti  sulla scena un po’ ovunque nel pianeta, perché gli anni Ottanta furono il periodo in cui l’heavy metal si conquistò un posto speciale sulla mappa musicale e, con il fascino della propria sottocultura, conquistava inarrestabile le masse di tutto il mondo.

Fu soprattutto Krušič, con le sue vedute moderne, a far sì che i Lene kosti si trasformassero in una sorta di padrini dell’heavy metal sloveno. I testi li scrivevano interamente in inglese, cosa che prima di loro in Slovenia non aveva osato nessuno. Milan Krušič portava nello show della band “escalation” di grande effetto, di cui l’Occidente e gli Stati Uniti erano pieni zeppi e che faceva parte dell’arsenale scenico obbligato e scontato. Se può farlo Alice Cooper o i Kiss, perché non dovrebbero poterlo fare i Lene kosti? Il jeans consumato nell’outfit dei Lene kosti fu ben presto sostituito da spandex, catene e cuoio borchiato.

Così i Lene kosti si presentarono davanti al pubblico con riff freschissimi e provocatori, che rappresentavano un mix musicale unico non solo nello spazio della defunta patria del socialismo, ma anche a livello mondiale. Il nucleo creativo, ovvero il motore che spingeva la band in quel periodo, con le forze distribuite nel triangolo M. Kavaš – M. Krušič – G. Kavaš, dava vita a una combinazione unica di tendenze moderne dell’heavy metal, che affondavano le radici nelle direzioni della n.w.o.b.h.m., portandosi dietro al tempo stesso l’armatura vecchia scuola del rock n’ roll. È interessante ascoltare i singoli pezzi, dove l’ago della bilancia pende una volta verso l’heavy metal, un’altra verso gli elementi tradizionali del boogie rock. Ma tutte le canzoni hanno una cosa in comune. Una forza distruttiva riconoscibile, unica, che nessun orecchio sano può ignorare.

Parliamo dunque di un fenomeno unico. Un fenomeno unico che, per uno sfortunato intreccio di circostanze, è stato del tutto incompreso, estraneo, perseguitato e alla resa dei conti anche soffocato con successo. Non parliamo di chi godeva dei concerti dei Lene kosti. No. I Lene kosti, con la loro autenticità, con l’aria di chi non molla e con la sensazione, che non ingannava, che i ragazzi sapessero esattamente cosa volevano e credessero in quello che volevano, si erano guadagnati in un attimo grandi simpatie tra le folle. I Lene kosti facevano paura a molti artisti sloveni molto più noti di loro. Non erano rari i casi in cui la band doveva difendersi da sabotaggi striscianti, orditi da organizzatori di concerti e dalle lobby dei nomi più noti e così via… Sentire un pezzo dei Lene kosti alla radio era un vero miracolo. Lo sapete bene. I testi erano infatti in inglese, addirittura con un contenuto controverso sullo sbarco di prostitute del blocco orientale in Jugoslavia, per cui la band dovette spesso giustificarsi davanti agli organi dell’ordine pubblico di allora.

Ai Lene kosti ha dunque voltato le spalle lo stesso apparato statale del pensiero unico e del diktat politico, piazzato nei posti che plasmavano la scena popolare delle onde radio, ma anche quella discografica e di conseguenza il battito stesso dei concerti in Slovenia. Così quei signori ponevano ai ragazzi le condizioni per registrare un album: “Potete registrare, se ammorbidite il suono”, oppure: “Potete registrare un album, ma i testi devono essere in sloveno”. Nessuno però capiva, né sentiva, il linguaggio di quella predica musicale unica, diffusa da un mix di riff ruggenti e dall’interpretazione vocale bestiale di Krušič. Così questi demo, che dopo 31 anni dalla nascita della band hanno finalmente avuto la loro prima uscita ufficiale, sono il punto fino a cui i Lene kosti sono “riusciti ad arrivare” prima che questa incarnazione, che li aveva registrati, si sciogliesse, annunciando il graduale sfaldamento della band, fino alla fine dell’attività nel 1992. Per la resurrezione dei Lene kosti abbiamo dovuto aspettare fino all’ottobre del 2008.

Quello che alla fine possiamo tenere in mano e ascoltare con tutti gli onori sono 13 demo e due pezzi bonus dal vivo. Il primo, una bomba devastante basata sul ritmo rotolante di Motorhread Overkill, intitolata Wild Life, arriva da una delle ultime esibizioni della band nel club Palma (oggi Sub Sub) di Lubiana, nel 1991. La seconda registrazione, la versione live di Russian Girl, viene dal concerto nella sala VPK (Cvetličarna) di Lubiana, il 03.02.2009, quando la band rimessa insieme ha aperto per i leggendari heavy metaller tedeschi Grave Digger. In quella serata la band si è presentata con il batterista originale Igor Kremenšek in formazione. In entrambi i pezzi bonus suona invece Davor Kastelec al basso.

Ma il vero cuore di tutto è il materiale dei demo. Dopo l’intro strumentale The Nightrider, dal cielo si abbatte la tempesta, quando l’energia senza freni della band si riversa in Warrior, dove i Lene kosti, a metà degli anni Ottanta, presentavano nel modo più autentico gli elementi dello shock nell’heavy metal. Lo shock lo costruiscono potenza e velocità di esecuzione e, naturalmente, l’approccio vocale pieno e unico di Milan Krušič. Questa combinazione dà ai Lene kosti l’elemento principale che conquista, “corrompe” e porta in un attimo l’ascoltatore dalla loro parte. È il puntino sulla “i” che convince definitivamente, quel fenomeno unico e quel carisma che contribuiscono a creare lo spirito della band e la fede nella causa.

Krušič ha portato nell’energia rock n’ roll della band (all’inizio “gentile”) quella dose indispensabile di oscurità, insubordinazione, arroganza. I riff dei Lene kosti hanno così assunto una connotazione malvagia, perfino il gioco col fuoco dell’occulto e la paranoia perenne della tentazione a cui è esposto l’uomo comune, mentre gli attraversano la mente pensieri sulla lotta per la sopravvivenza, sulla lotta per i favori delle donne, sulla lotta per la coscienza della ribellione e dell’autoconservazione, nell’ondata generale di corruzione conformista, nella consapevolezza dell’autodegradazione dell’era umana, dell’inaridirsi dei valori e della fede nell’amore,…. Sì. Questa è rivolta assoluta. Rivolta contro le anime vendute. Vendute per una manciata di soldi. Nell’espressione di queste registrazioni grezze non è difficile sentire rabbia, agonia, paura di perdere la persona più cara, la tentazione di guardare la morte negli occhi e, non ultimo, il bisogno di un semplice, sincero tocco di calore d’amore nel momento in cui ti senti solo anche quando rimani completamente da solo. Da solo con te stesso, nel giorno più nero dell’umanità, estraneo a te stesso. Questa è la verità di tutti noi. Una verità che i Lene kosti non hanno mai temuto. Per questo non è difficile ritrovarsi in un attimo sulla stessa identica lunghezza d’onda della loro magia.

L’irripetibile mix di questi elementi è catturato soprattutto in Emergency, Time For Love o Blind In Love, dove riff semplici ma geniali prendono vita grazie alla combinazione della voce pulita di Krušič con urla acute che bucano il cielo, a cui, oltre all’intensità, l’effetto “echo” dello studio aggiunge un fascino particolare. Quest’ultima osservazione rafforza ulteriormente le sensazioni nell’ascoltatore, elencate alla fine del paragrafo precedente. Poi c’è Stones Of Death, dove viene a galla il lato scherzoso della band e dove il carattere boogie arriva a coprire perfino la “metallicità”. Il pezzo I Got The… è un esempio di equilibrio ideale tra la tendenza di moda dell’heavy metal di allora (intro, ritornello) e la tradizione rock (strofa), e forse il miglior esempio di brano che con pochi tratti dipinge lo spirito e il carattere della band.

E poi ci sono le pericolosamente indemoniate Warriror, Time For Love, Crazy Lady, Do Or Die, Iron Dragon, Rock Power e Russian Girl, che di nuovo pescano solo il meglio degli elementi del movimento n.w.o.b.h.m. e della meraviglia dei Judas Priest. Russian Girl usa (curiosamente) lo stesso motivo russo che i tedeschi U.D.O. si sono presi in prestito 12 anni dopo i Lene kosti, nel pezzo Shout It Out (album “Holy”, 1999). È in questi brani che irradia più intensa la magia unica del fare heavy metal e dell’immagine dei Lene kosti. Suonare con le palle, riff superiori dal carattere spiritoso che ti colpiscono in testa al primo ascolto, assoli di chitarra ben pensati e rifiniti nei dettagli, con un carattere tutto loro, e naturalmente l’assalto vocale autorevole, sfrenato e bestiale di Milan Krušič, la cui forza e il cui charme da duro inflessibile hanno fatto invidia a molte band di allora, che non potevano nemmeno lontanamente vantare una simile sicurezza e un simile irradiare l’energia del proprio carisma, cosa che ai Lene kosti riusciva senza il minimo sforzo.

Le registrazioni non sono perfette, ma l’energia di autenticità e carisma è così forte che cercare il pelo nell’uovo sul piano tecnico diventa davvero insensato. Questo carattere forte nel modo di comporre e nella potenza dell’esecuzione offre all’ascoltatore la sua bella dose di energia in vena, quella per cui era venuto. Non ha bisogno di altro. I Lene kosti sono quel fenomeno sloveno che è sempre stato del tutto indifferente a quello che offre e fa qualcun altro, soprattutto un artista di maggior successo commerciale. Per questo è una band con una propria identità e un proprio carattere. Un unicum a livello mondiale. E di unicum così, a dire il vero, noi sloveni ne abbiamo pochi. Di quelli trascurati ce ne sono ovviamente molti, ma purtroppo di solito non contano.

Possiamo dire finalmente. Finalmente questi demo hanno visto la luce. Con loro è scritta una parte fondamentale della storia dell’heavy metal sloveno degli anni Ottanta, ora per la prima volta a disposizione delle masse. È un momento storico, di cui noi sloveni possiamo andare enormemente fieri e che è parte di noi. Come tale può divertirci, emozionarci, entusiasmarci, rallegrarci in continuazione. Ci ricorda anche che senza rispettare la sfida del lavoro delle grandi rock band del pianeta non c’è storia, ed è un documento di cui possiamo sempre vantarci con orgoglio. Con questa uscita i Lene kosti danno finalmente agli sloveni e al mondo ciò che per tutti questi lunghi anni di attesa nell’incertezza ci era stato negato. “Demo 1985-1987” è il documento di un’epoca la cui energia è senza tempo. Con esso i Lene kosti tracciano finalmente una linea di confine. Si lasciano il passato alle spalle e guardano senza zavorre al futuro. La band rimessa insieme è a pieno regime e finalmente pronta a dare al mondo se stessa, in tutta la sua luce. È arrivato dunque il tempo di un raccolto abbondante!

Formazione

Milan Krušič – voce
Marc Kavaš – chitarra ritmica, chitarra solista
Giovanni Kavaš – chitarra ritmica
Dare Brenko – basso
Iztok Perko – batteria
Davor Kastelec – basso nei brani n. 14 e 15
Igor Kremenšek – batteria nel brano n. 15

OSPITE SPECIALE:
Manni Schmidt (Grave Digger) – chitarra nel brano n. 15

Produzione

Borut Činč

Tracklist

1. The Nightrider (intro)
2. Warrior
3. Time For Love
4. Back For More
5. Crazy Lady
6. Blind In Love
7. I Got The…
8. Stones Of Death
9. Do Or Die
10. Iron Dragon
11. Emergency
12. Russian Girl
13. Rock Power
14. Wild Life (live)*
15. Russian Girl (live)*

*…. bonus track

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