Sanctuary
Autore: Aleš Podbrežnik
Artista: Praying Mantis
Etichetta: Frontiers Records
Uscita: 2009
Durata: 51.02
Voto: 4.5/5
I Praying Mantis sono una band le cui origini risalgono a prima ancora dell’esplosione della N.W.O.B.H.M. del 1980. Eppure molti analisti continuano a ficcarli nello stesso calderone di gruppi come Saxon, Iron Maiden, Tygers Of Pan Tang o Diamond Head, il che può essere parecchio fuorviante. La colpa è forse proprio della compilation Metal For Muthas, uscita in quel lontano anno, che mette in scaletta, accanto ai Praying Mantis, anche i tipici rappresentanti della N.W.O.B.H.M. Quello che ha sempre tenuto i Praying Mantis lontani da quella falange di gruppi è il feeling da hard rock classico, la cura nello sfruttare fino in fondo la melodia pura nei ritornelli da inno; nella loro musica, poi, non si sente quel vero lato malvagio e cupo che è tipico dell’heavy metal purosangue. Eppure ai Praying Mantis e agli Iron Maiden, per dire, basta già il nudo fatto che ben tre ex membri dei Maiden (Paul Di’Anno, Dennis Straton, Clive Burr) siano passati, in una tappa intermedia della loro carriera, anche dalla formazione dei Praying Mantis: segno che la filosofia di vivere la musica come mezzo d’espressione, nonostante il divario di genere, di energia e di successo commerciale, tutto sommato non è così lontana.
Anche nel 2009 i fratelli Tino (chitarra) e Chris Troy (basso) tengono insieme i Praying Mantis. Lo stile resta lo stesso anche con “Sanctuary” e, per quanto riguarda i Praying Mantis, è assolutamente riconoscibile. I Praying Mantis restano un anello mancante dell’evoluzione: troppo morbidi per l’heavy metal e troppo duri per l’AOR. Eppure, dalle melodie portanti e da quel carattere malinconico un po’ generale, non è difficile riconoscerli come una band di casa sulle Isole Britanniche. Il gruppo intreccia armonie di chitarra a tre voci, mette in primo piano il riff, ma poi sostiene il tutto con un lavoro certosino sulle armonie vocali stratificate, e così i picchi atmosferici dei brani sono, di regola, racchiusi in ritornelli melodici e contagiosi, che fanno amicizia in fretta anche con l’orecchio più “superficiale”. Il ruolo centrale, nel carattere della band, spetta a una voce hard rock luminosa, cristallina e prima di tutto al servizio del massimo sfruttamento e sviluppo della melodia nella musica dei Praying Mantis. Se aggiungiamo la cura nel rinforzare l’atmosfera con trucchetti semplici ma importanti alle tastiere, anche questo va nella direzione di ammorbidire suono e stile, ma i Praying Mantis restano comunque un unicum assolutamente riconoscibile nel campo del rock melodico britannico.
Anche nel nuovo album ci sono momenti, come il brano Touch The Rainbow, che farebbero impazzire il capo degli Iron Maiden Steve Harris; come contrappeso, verso la fine del disco ci imbattiamo in un pezzo come Highway, dove i Praying Mantis virano così forte verso acque AOR classiche che l’energia immacolata dei Journey non è più un paragone fuori luogo. Questi sono, diciamo, i due “estremi” dell’album. La verità sui Praying Mantis, anche in “Sanctuary”, sta da qualche parte nel mezzo. Il modo più semplice per definirla è “hard rock melodico alla Praying Mantis”.
Anche con “Sanctuary”, dunque, la band tiene la schiena ben dritta. Vuol dire che coltiva e sviluppa il suo nuovo materiale sotto i marchi di fabbrica del proprio linguaggio musicale, restando saggiamente coi piedi per terra, nelle acque dove se la cava meglio. Detto papale papale: resta fedele alla propria tradizione. Il nuovo cantante e nuovo membro della formazione Mike Freeland è l’unica novità degna di nota di “Sanctuary”. La sua voce si adagia alla perfezione nello spirito e nel carattere dei Praying Mantis. Ha tutti gli attributi di base che servono perché l’energia dei Praying Mantis resti immacolata, sia negli album del passato che in quello di oggi. Da questo punto di vista, nel gruppo hanno fatto centro. Ma non vuol dire che sia il miglior cantante possibile per i Praying Mantis. Se pensiamo a Tony O’Hora (The Sweet), ancora un filo più “elastico” nelle acrobazie vocali, o a Bernie Shaw, oggi voce degli Uriah Heep, ai tempi degli Stratus molto più carismatico, allora lo spazio di manovra che resta ai Praying Mantis dopo l’ingresso di Freeland come cantante è ancora parecchio. Quello che manca a Freeland, insomma, è un po’ più di carisma espressivo e un timbro più riconoscibile. Per il resto, l’esecuzione vocale di Freeland è tecnicamente di prim’ordine e, nel caso dei Praying Mantis, più che sufficiente a creare quell’atmosfera unica che appartiene alla band.
Dopo tutti questi anni di resistenza, per un gruppo che ha attraversato parecchi momenti difficili e, dopo trent’anni di tenacia, è rimasto ingiustamente ignorato all’orizzonte, i Praying Mantis mantengono anche in “Sanctuary” quello che ogni buongustaio di musica cerca più di ogni altra cosa. Continuano a offrire una storia tutta loro e, insieme, freschezza espressiva. I brani sono tutti sullo stesso livello: niente picchi, ma nemmeno un solo pezzo che si possa bollare come riempitivo da skippare, che ruba minuti all’ascoltatore. Davanti a noi ci sono quindi 11 nuovi brani dei Praying Mantis rifiniti al massimo, con uno sviluppo dinamico e scorrevolissimo, di gran lunga il più entusiasmante per chi ama la produzione fin qui del gruppo e per tutti voi che cercate semplicemente una compattezza melodica impeccabile nell’esprimersi attraverso l’hard rock. “Sanctuary” è un nuovo, ottimo album che mantiene il livello di qualità fissato in alto dai predecessori “Forever In Time” (1998), “Nowhere To Hide” (2000) e “The Journey Goes On” (2003), ancora senza una macchia. I favoriti di “Sanctuary” stavolta sono rigorosamente una vostra scelta, cari amici della musica.
Formazione
Mike Freeland – voce
Tino Troy – chitarra, voci di accompagnamento, tastiere
Andy Burgess – chitarra, voci di accompagnamento, tastiere
Chris Troy – basso, voci di accompagnamento, tastiere
Benjy Reid – batteria, percussioni
Produzione
Andrew Riley
Tracklist
01. In Time (5:43)
02. Restless Heart (5:10)
03. Tears In The Rain (5:09)
04. So High (4:45)
05. Turn The Tide/Lonely Way Home (5:35)
06. Touch The Rainbow (4:08)
07. Threshold Of A Dream (4:15)
08. Playing God (5:39)
09. Highway (4:58)
10. Sanctuary (6:24)