Desert Of Tears

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Artista: Ruffians
Etichetta: Metal Heaven
Uscita: 2006

I Ruffians sono stati una band davvero promettente nei lontani anni Ottanta, che insieme ad altre spingeva la nuova ondata della scena heavy metal americana, quella che si distingueva da quella britannica soprattutto per una dose minore di inni e di bombast epico. Gli americani compensavano con un’esecuzione ancora più veloce dei riff scelti, con il picking sopra di essi e, ovviamente, con assoli sonici. Allo stesso tempo tendevano sempre a una produzione dal suono più garage e crudo, a cui aggiungevano una dose molto maggiore di elementi piegati di un semitono. Era tipico sia dei primi Fates Warning e Queensryche sia dei primi Savatage (periodo Avatar e soprattutto l’album Power Of The Night), per non parlare della miriade di band che allora spuntarono all’orizzonte dell’ondata americana, da Liege Lord ed Helstar fino a Testament e, naturalmente, Vicious Rumors. Alcune diventavano sempre più aggressive disco dopo disco e mettevano sempre meno melodia nella loro espressione primordiale, altre venivano etichettate sempre più come progressive, altre ancora restavano per tutto il tempo irrigidite in un metal “speed” fossilizzato (Helstar, Vicious Rumors). Tra queste ultime possiamo piazzare senza problemi anche l’omonimo esordio dei Ruffians, uscito nel 1985.

Quattro anni dopo la band si sciolse per altri 15 anni e si rimise insieme solo nel 2004. Dopo la risposta straordinaria e il sostegno generale delle folle, i Ruffians decisero quindi di registrare un nuovo disco. E allora? The Song Remains The Same! Detto in parole povere! Si tratta della variante old school speed del metal. Dove il treno si era fermato nel 1989 per i Ruffians, nel 2006 con “Desert Of Tears” si riparte. L’album è senza dubbio completamente fuori moda e funziona come un dinosauro tornato in vita, che si è fatto tranquillamente i suoi settanta milioni di anni di sonno e, quando si è svegliato, non si è nemmeno accorto che nel frattempo nel suo habitat naturale fosse cambiato qualcosa di sostanziale! Probabilmente un dinosauro – mutante, con un tipo particolare di diottria congenita, adattato forse alla vita nelle caverne. Un fenomeno simile, sotto questo aspetto, lo rappresentano oggi per esempio i britannici Saracen.

Rich Wilde, che già negli anni Ottanta aveva preso il posto dell’ottimo Carl Albert, canta anche oggi per lo più con un approccio melodico e pulito. Sarebbe stupido paragonare la sua voce a quella del compianto Albert. Ovviamente non arriva a quel livello. La voce di Rich tira in modo ruvido verso il vecchio Jon Oliva (Savatage), solo di sfuggita e solo a tratti, ma abbastanza da non poterlo ignorare; per il resto, qualche direzione affine nel suo modo di cantare la si può cercare anche nel cantante degli Aftershock, Vice Hix. La voce è autorevolmente aggressiva e porta nel nuovo disco la giusta dose di foga ribelle e adrenalinica. La forza si è conservata a un livello invidiabile! Anche dopo 17 anni! Il lavoro delle due chitarre è ovviamente il principale portatore dell’espressione e del suono della band anche nel nuovo millennio. Riff penetranti, produzione cruda, classici duelli di chitarra solista, audaci armonie a tre voci che portano un’arguta giocosità e vitalità nei pezzi. Tutti gli attributi dell’eruzione metal dei primi anni Ottanta. Suonato senza compromessi, di prima!

Il risveglio dei Ruffians è stato scosso a luglio 2006 da un altro shock! Lo storico bassista Dan Moura, scomparso all’improvviso in quel periodo, è stato sostituito nella band da Tommy Sisco, esperta soluzione alternativa per entrare nei ranghi dei Ruffians, temprato in precedenza in Villain, Vicious Rumors e Luvplanet. Sisco, come nuovo membro della squadra, ha suonato per intero il basso su “Desert Of Tears”.

Se ami il metal americano degli “eighties”, ti scatenerai in headbanging su pezzi come I Believe, la title track Desert Of Tears, la vertiginosamente accelerata Darkest Of Light e la conclusiva Freedom. L’album funziona con coerenza. Anche nella semiacustica It Ain’t Over! Eppure i Ruffians non riescono a evocare il tuono che ti stenda in mezzo agli occhi quando metti su il disco la prima volta. Semplicemente non sono più gli anni Ottanta e gli standard oggi sono fissati molto più in alto. Standard per raggiungere un’atmosfera elevata, per il bombast melodico, standard di ritornelli che ti agguantano l’orecchio e ci restano a lungo. “Desert Of Tears” è un album che scorre e i brani hanno al suo interno una qualità equivalente. Un disco che piacerà rigorosamente ai fanatici della scuola americana fossilizzata degli anni Ottanta e a tutti quelli che amano il crudo, il diretto e il semplice, ma condito con abbastanza melodia. Insomma, un album di “come back” davvero dignitoso, di un’altra epoca, di una band di un’altra epoca, che di per sé rappresenta un solido punto di partenza per un salto di qualità con il suo successore! Bentornati Ruffians e benvenuti a tutti gli altri che girerete “Desert Of Tears”! Benvenuti di nuovo in un lontano passato!

Formazione

Rich Wilde – voce
Chris Atchison – chitarra
Craig Behrhorst – chitarra
Tommy Sisco – basso
Luke Bowman – batteria

Tracklist

1. I Believe
2. Running Blind
3. Day Of The Champion
4. I Will Fly
5. Desert Of Tears
6. Darkest Of Light
7. It Ain´t Over
8. Live By The Sword
9. Chosen One
10. Soldiers Fate
11. Freedom

Durata dell’album: 45:56

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