Destined Solitaire
Autore: Sandi Sadar Šoba
Artista: Beardfish
Etichetta: Inside Out Records
Uscita: 2009
Durata: 76:51
Voto: 5/5
La penisola scandinava vanta alcune delle migliori band prog contemporanee, come The Flower Kings, Pain of Salvation, Opeth, Karmakanic, Gazpacho, Anekdoten, e potrei andare avanti. Negli ultimi anni, in questa lista, non possiamo assolutamente dimenticare i Beardfish. Sono ormai diventati un’istituzione, nonostante siano in giro da appena 10 anni. Dei cinque album in studio usciti, infatti, gli ultimi due (Sleeping in Traffic Part One e Sleeping in Traffic Part Two – la recensione di RockLine qui) possiamo piazzarli senza problemi tra i dischi leggendari, tra il “best of the best”, la “crème de la crème”. L’influenza più forte su di loro arriva dai Gentle Giant, i rocker progressive britannici, a cui si avvicinano un album dopo l’altro. Non fraintendermi: i Beardfish mantengono senza fatica una loro originalità ben marcata, nonostante influenze nettamente simili a quelle delle leggende britanniche. Però questi “barbapesce” svedesi si distinguono dai colleghi scandinavi dello stesso genere per un eclettismo maggiore, per il modo geniale di passare da melodie giocose a riff cupi, ma soprattutto per la varietà dei pezzi e l’ampio ventaglio di idee che comunque conservano quel suono caratteristico con cui si riconoscono i Beardfish; e questo vale solo per lo stile musicale. I testi, invece, sono una categoria a parte. Perché? Continua a leggere.
Anche il loro nuovo album “Destined Solitaire” è pieno di varietà, di svolte pazzesche in stile bianco e nero, nei pezzi senti elementi di jazz, folk, metal, ambient, noir, perfino pop; ma non è un frullato a caso di tutti questi ingredienti, è un mosaico costruito da maestri, che senza anche solo una tessera perderebbe il suo battito. Il primo cambiamento che si nota è la lunghezza dei brani: tra gli svedesi andava forte la tendenza a infilare in ogni “disco” almeno due o tre pezzi da più di 15, o addirittura 20 minuti. Stavolta quello è il massimo, perché tutti e nove i brani sono più corti. Non ci rimettiamo comunque nulla, visto che l’album supera ancora abbondantemente i 70 minuti.
Il pezzo d’apertura, “Awaken the Sleeping”, è la continuazione tematica dei due album precedenti (Sleeping in Traffic One e Two), anche se musicalmente è completamente diverso. Le grandi oscillazioni d’atmosfera e una strumentale quasi folle rendono il brano estremamente interessante, ma soprattutto diverso, bizzarro, eppure sempre “beardfishiano”. “Destined Solitaire”, la title track, ha un colore un po’ più scuro, è più dura, più potente di “Awaken the Sleeping”. Il tema amoroso e le riflessioni sul futuro (con tantissima ironia e sarcasmo, non c’è nessun piangersi addosso né emozioni esagerate) sono le forze motrici della voce, che a tratti si spinge perfino in un growl da death metal, qualcosa di totalmente nuovo sia per i Beardfish che per noi ascoltatori. Il fluire tra stili musicali, il mix di chitarra acustica ed elettrica, tutto riflette una percezione del pezzo in bianco e nero, il che non è affatto un male, visto che anche il testo ha momenti luminosi e momenti bui (una volta il soggetto spasima per un amore perduto, un’altra si bacia e pensa a una bella vita insieme). “Until You Comply (including Entropy)” si regge sulla voce di Sjöblom, sostenuta da tastiere in primo piano. Un brano esistenzialista che dice direttamente quello che vuole dire, senza metafore, senza giri di parole. Così è sia il testo che lo sfondo strumentale. Il passaggio spiritoso da “Until You Comply” a “Entropy” ravviva parecchio l’atmosfera, il tempo si alza, ma su un livello in qualche modo giocoso, accompagnato da un testo altrettanto giocoso. Gran parte dell’innovazione del pezzo la portano le percussioni, che entrano in momenti davvero inaspettati, quando prima non c’erano per niente; è la base del prog, certo, ma qui è ancora più evidente, senza risultare comunque fastidioso. Anche la lunghezza stavolta sta stretta ai Beardfish: il brano è sì in due parti, ma 15 minuti non sono certo pochi.
“In Real Life There Is No Algebra” rinuncia al cervello e si lascia andare alle sensazioni. Un testo zappiano, pieno di prese in giro abilmente nascoste, cantato sopra una follia musicale. A un certo punto Sjöblom si mette perfino a rappare; la follia è insomma il capitale del pezzo. E giusto così: se la vuoi sentire, ascoltala come va ascoltata, da pazzi e senza pensarci. Segue “Where The Rain Comes In”, che dal titolo sembra un brano blues un po’ triste. Invece è lontanissimo da questo: i burloni svedesi avvolgono il tutto in un velo comico con un testo completamente sballato, che comunque si nasconde dietro una voce più scura ed emotiva. Anche la melodia è più saltellante che altro, non proprio in maggiore, ma abbastanza ritmica da far svanire ogni pregiudizio sulla pioggia come messaggera di tristezza. Il brano in sé è un simbolo della sperimentazione nello spazio di manovra della musica progressiva, con ritmi, pause e strumenti vari inseriti in tempi “progressivi”, oltre che con i generi. “At Home… Watching Movies” comincia con le parole: “Rain is pouring down from the purple haze …”, come se i musicisti ci prendessero apposta in giro, perché questa breve “compilation”, una specie di “mix” di suoni strani e voce, c’entra molto di più con il titolo del pezzo precedente di quanto ci entri quel pezzo, ed è anche molto più bluesy, in minore, del vero brano “Where The Rain Comes In”.
Segue “Coup de Grâce”, quasi dieci minuti, l’unico brano completamente strumentale dell’album. È pieno di melodie meravigliose, di intrecci armonici dei più svariati strumenti, con sfasamenti temporali incredibili che lo rendono davvero fantastico. Già il titolo rimanda alla Francia, e il pezzo stesso la dipinge e ci piazza proprio in mezzo all’azione. Se quindi non hai i soldi per il biglietto aereo ma a Parigi ci vuoi andare lo stesso, “Coup de Grâce” è sicuramente l’opzione più economica. Segue un altro viaggio, un vero e proprio volo attraverso la scienza, con eterne domande filosofiche: “Abigail’s Questions (In an Infinite Universe)”. Probabilmente la canzone più strana di tutto l’album, certo con un inizio e una fine (cosa che non si può dire dell’universo, almeno secondo i Beardfish), ma è anche tutto quello che si può dire con certezza. Direi che non è un classico brano da svedesi, eppure lo è. Il pezzo è impreziosito soprattutto dallo splendore delle tastiere e dagli arrangiamenti di chitarra, rafforzati da una voce fenomenale; quanto all’analisi, tutto quello che si potrebbe scrivere in più sarebbe troppo poco o troppo vago. La canzone va ascoltata, non messa in parole. L’atto finale di Destined Solitaire, “The Stuff That Dreams Are Made Of”, è una canzone poetica e sognante, stavolta senza un briciolo di inserti comici (o ce ne sono pochissimi, e si sentono soprattutto nella musica, non nel testo), nonostante un titolo che rappresenta uno scarto dal modo tradizionale di battezzare i brani. Non spicca tra le magistrali predecessori, ma è la chiusura perfetta di un album che è decisamente un capolavoro.
Con Destined Solitaire i Beardfish alzano ancora il livello delle loro creazioni sempre migliori, anche se era difficile superare la seconda parte di Sleeping in Traffic. Il dischetto è ancora più ricco di testi burloni che “somigliano” a Frank Zappa e alle sue opere, mentre il lato musicale è estremamente originale, domina soprattutto una diversità che ha ormai un marchio tutto suo, la musica “beardfishiana”, anche se l’influsso del rock progressivo sinfonico degli anni Settanta non si può ignorare. A ogni nuovo ascolto si scopre un nuovo pezzetto di storia che prima ci era sfuggito, un dettaglio che svela ancora di più il segreto della canzone, così gli ascolti ripetuti e di fila sono garantiti, almeno per i singoli brani.
Come andare avanti è probabilmente una domanda per gli svedesi, perché creare qualcosa di ancora meglio di “Destined Solitaire” è quasi impossibile. Gli scandinavi, infatti, non usano le formule progressive note per il successo e per imitare i predecessori di successo, ma nonostante l’etichetta di genere restano freschi e originali, diversi, e la domanda è per quanto tempo potranno continuare così, prima che tutto diventi monotono, uniforme, noioso. Però se ce l’hanno fatta Zappa e i loro modelli Gentle Giant, Genesis e King Crimson, perché non dovrebbero riuscirci anche loro?
Formazione
Rikard Sjöblom – voce, tastiere
David Zackrisson – chitarra
Robert Hansen – basso
Magnus Östgren – batteria
Produzione
Beardfish
Tracklist
1. Awaken the Sleeping (6:01)
2. Destined Solitaire (10:53)
3. Until You Comply (including Entropy) (15:21)
4. In Real Life There Is No Algebra (4:33)
5. Where the Rain Comes In (8:29)
6. At Home… Watching Movies (1:53)
7. Coup de Grâce (9:49)
8. Abigail’s Questions (In an Infinite Universe) (9:12)
9. The Stuff That Dreams Are Made Of (10:40)