Die Without Hope
Autore: Primož Novak
Artista: Carnifex
Etichetta: Nuclear Blast
Uscita: year_month
Durata: 38:04
Voto: 3.5/5
Nel corso della loro breve carriera, gli americani Carnifex sono diventati uno dei volti principali della scena deathcore a stelle e strisce. Pur essendo partiti quando nel deathcore erano già state messe sul tavolo parecchie idee, hanno comunque provato ad allargare i confini del genere. Fino al primo scioglimento, brevissimo (2012), hanno pubblicato 4 album, che gli hanno garantito il sostegno dei fan della scena, ma niente di più, perché anche la loro musica, con tutta la sua genericità, semplicemente non spiccava.
Nel 2013 la banda si è rimessa insieme e ha affrontato la faccenda con un po’ più di testa. In formazione è entrato il nuovo chitarrista Jordan Lockrey, che si occupa della chitarra solista. Dopo la pausa e con una nuova spinta nella line-up, c’era da aspettarsi parecchio.
Die Without Hope parte forte con il brano Salvation Is Dead. Il gruppo mostra subito di non aver cambiato rotta, anche se si sentono piccoli miglioramenti. Nel pezzo successivo, Dark Days, con un’intro di pianoforte e qualche inserto black metal prova a mostrare ancora di più. I Carnifex vogliono chiaramente essere epici e colorati a livello di genere. Ma con i brani seguenti si capisce dove sta il problema. I Carnifex sono brutali, questo sì: la band sciorina un sacco di riff death metal ispirati al death metal old school e breakdown corti ma potenti. Spunta anche qualche assolo. La sezione ritmica è devastante, piena di blast beat e doppia cassa a mille. Ma tutto questo non basta a farli diventare qualcosa di più di quello che erano prima. I pezzi sono troppo monotoni, non ci sono sorprese capaci di rendere l’album più speciale. La voce è abbastanza monotona: il cantante Scott Lewis se la cava discretamente con growl e scream, ma alla fine il risultato suona piuttosto spento e senz’anima. I suoi testi, poi, sono al livello di un adolescente ribelle che ha appena scoperto il nu metal, tanto che la parola »fuck« ricorre piuttosto spesso. Un altro grosso problema è che alcuni brani sono troppo tirati per le lunghe e pure inutili. A tratti 38 minuti sembrano un po’ interminabili, e con questa smania di aggressività costante è difficile indicare un pezzo preferito dell’album.
Con il quinto album in studio i Carnifex dimostrano di evolversi piano piano. Purtroppo troppo piano. I pezzi, costruiti soprattutto sulla velocità, non sono rifiniti abbastanza da portare a casa qualcosa di più di un prodotto nella media. Il sound in sé è tutto sommato moderno al punto giusto, merito di Mark Lewis (Whitechapel, Cannibal Corpse), ma qui avremmo voluto che Lewis aiutasse la band un po’ di più a rifinire il materiale. Die Without Hope forse accontenterà i fan, ma per la prossima volta si spera che il gruppo si dedichi di più alla scrittura dei pezzi e tiri fuori qualcosa di più.
Formazione
Scott Lewis – voce
Cory Arford – chitarra
Jordan Lockrey – chitarra
Fred Calderon – basso
Shawn Cameron – batteria, tastiere
Produzione
Mark Lewis, Eyal Levi
Tracklist
01. Salvation Is Dead
02. Dark Days
03. Condemned To Decay
04. Die Without Hope
05. Hatred And Slaughter
06. Dragged Into The Grave
07. Rotten Souls
08. Last Words
09. Reflection Of The Forgotten
10. Where The Light Dies