Diffusion
Artista: 7for4
Etichetta: MGI Records (KDC)
Uscita: 2008
Voto: 4.5/5
La scena musicale tedesca ha sempre dato un sacco al rock progressivo. Purtroppo (o per fortuna?) oggi a salvarla sono gli sperimentatori e i cercatori di nuove soluzioni espressive, quelli che hanno finalmente capito quanto il krautrock sia invecchiato e quanto sia insensato scimmiottare le band degli anni Settanta e Ottanta (anche loro oggi sono ormai l’ombra di se stesse). E uno di questi salvatori è senza dubbio la band jazz fusion (con tutto il rispetto per il loro mischiare generi senza confini) 7for4. Dopo quattro anni alla ricerca di potenziali ancora inesplorati, i musicisti di Monaco di Baviera nel 2008 si sono richiusi di nuovo in studio e hanno registrato il loro terzo album.
Dopo i primi due dischi, per il loro pubblico era scontato che Diffusion sarebbe finito sullo scaffale nel momento stesso in cui fosse uscito: i 7for4 si sono costruiti negli anni una bella base di fan, gente che sa apprezzare la musica di qualità e ancor più i musicisti geniali che ci stanno dietro. Con l’annuncio del terzo album hanno anche confermato che non sono una meteora, ma che intendono piazzarsi in cima alle classifiche del loro genere; la strada che stanno percorrendo per arrivarci è sicuramente quella giusta.
Già il fatto che i ragazzi abbiano registrato il disco per ben due anni ci dice che si tratta di un altro lavoro da maestri. Come sempre è stato prodotto, composto e curato in ogni dettaglio da Wolfgang Zenk. E a questo si lega, ovviamente, anche la scelta dei titoli: stavolta il pezzo d’apertura, l’intro dell’album, porta lo stesso nome del disco – “Diffusion”. Lo apre Zenk con un pacato arpeggio di chitarra acustica, ma lo interrompe presto con le sue sortite, e il brano si trasforma in un pezzo carico di emozione, con un’atmosfera minacciosa che coinvolge tutti gli strumenti. Engl alla batteria detta un tempo assassino, e Zenk, con le sue doti da solista, non fa fatica a stargli dietro. Più avanti il pezzo si placa in un gioco funkeggiante tra i musicisti, per poi ricadere nell’atmosfera stabilita all’inizio. Si sente che i tedeschi restano fedeli alla loro ricetta collaudata, e abbiamo visto giusto se ci aspettavamo il finale tranquillo di Zenk alla chitarra acustica.
Un ambient in duetto tra Zenk e Froschmeier annuncia l’inizio di “Indigo Dunes”. Stavolta la creatura di Zenk offre qualcosa in più del semplice „nudo” sfoggio virtuoso alla chitarra e delle linee incisive degli altri musicisti sullo sfondo. Il brano, pensato per creare atmosfera e con dentro anche qualche “ingrediente” del classico 7for4, poggia soprattutto su una tonalità maggiore, sul tocco leggero delle tastiere, sul “groove” delicato del basso fretless di Grützner, sulle sfumature ambient dei piatti di Engl e sulla raffinatezza di Zenk alla chitarra. Eppure il pezzo si chiude come si conviene a un pezzo dei 7for4: potente, incisivo, veloce.
“Emoctify” parte in modo davvero sorprendente – e in senso positivo – con una specie di suono “spacy” creato da Froschmeier con un arrangiamento di tastiere semplice e da Engl con interventi di batteria interessanti. Il brano comincia a salire quando entra Zenk e il suonare epico ricomincia. A metà il pezzo si calma comunque per un attimo, ma a riportarlo allo stato precedente ci pensa l’assolo di Zenk, dopo il quale le orecchie hanno di nuovo un attimo di tregua, ma è davvero solo un attimo – la danza musicale continua. Con una mossa simile il pezzo si chiude, inatteso e con un deciso “bum”.
“The Winding Path” è un brano straordinariamente malinconico e mostra in qualche modo un altro volto dei jazz metaller tedeschi: silenzioso, più lento (tranne in certi momenti), pacato, raffinato, ma abbastanza emotivo e marcato da conquistarci, forse perfino più del classico “mettersi in mostra” di Zenk. Con qualche accenno del noto sound 7for4 e di un suono appena scoperto, la melodia si fa strada sognante in un paesaggio creato senza vincoli di genere, che verso metà raggiunge il culmine, ovviamente non con la classica mossa dei musicisti, ma con evidenti inclinazioni metal. Con questa piccola novità nel loro modo di creare si apre una schiera di possibilità inutilizzate. Per me questo brano è senza dubbio uno dei “vincitori” del disco.
Visto che evidentemente in quel momento la malinconia gli era entrata un po’ sotto la pelle, sotto il suo influsso hanno creato anche “Silent Flow”. Cominciano a costruire l’ambiente che erano già riusciti a ottenere nel disco precedente “Time” e nell’omonimo pezzo. Zenk si trasforma in Gilmour e con una melodia alla Floyd condisce ancora la loro innovazione senza confini. È in qualche modo il brano meno tipico dei 7for4 su questo disco, ma è allo stesso tempo tutto ciò che i musicisti rappresentano, e di sicuro qualcosa che gli attribuiamo senza problemi. Decisamente un’altra favorita per il miglior brano del “disco”.
“Cyclotron” giustifica la lunga gestazione dell’album, almeno per quanto riguarda la qualità del suono e la produzione in generale – qui il pezzo è davvero perfetto, senza un difetto. Non solo: “Cyclotron” è il brano che offre più variazioni e più passaggi tra i generi rispetto agli altri, il che non è affatto male – da una parte un suonare jazz-metal, dall’altra un giocherellare quasi un po’ rock’n’roll e scanzonato: tutto questo regala un altro gioiello alla band tedesca.
Già nei dischi precedenti ci siamo abituati al fatto che i virtuosi di Monaco di Baviera amino concedersi anche una bella dose di iniezione latina, e “Spiral Dance” continua la tradizione. Zenk si trasforma in un vero latin lover quando si arriva alle parti d’ispirazione spagnola, mentre Froschmeier propone un tastierismo più progressive rock, che è senza dubbio una novità. Stavolta gli inserti latini di chitarra acustica o classica, stranamente, non stanno all’inizio, ma interrompono il brano in punti interessanti, aggiungendogli un’altra dimensione.
Un po’ più di elementi jazz li contiene il penultimo pezzo “Hidden Depths”, guidato soprattutto da Grützner con il suo basso “fretless”. Per atmosfera il brano si avvicina molto a “Silent Flow”, solo che forse più che sull’atmosfera si regge su una melodia guida, che col tempo passa a Zenk con il suo suonare acustico. Un brano molto piacevole, un altro soffio d’aria fresca contro la potenziale monotonia dei 7for4.
Il ruolo di ultimo brano stavolta è toccato a un misterioso topolino, “Mystic Mouse”, di nuovo completamente diverso da tutti i pezzi sentiti finora. I musicisti tornano a ricorrere a mosse più forti e incisive, ma non attraverso quella classica manovra che conosciamo così bene. Si tratta soprattutto di un mix, di una fusione dei due tipi di brani con cui possiamo tirare una riga sull’album – cioè un misto di pezzi calmi e ambient e di pezzi di dimensioni fanaticamente epiche. Non potremmo immaginare una chiusura migliore.
I 7for4 hanno sorpreso ancora una volta, e queste sorprese incredibili nel loro modo di esprimersi musicalmente stanno diventando ormai una prassi. Il loro album più compiuto finora offre più del precedente, sia dal lato musicale che da quello della produzione. È difficile trovare difetti; è anche del tutto inutile cercarli, tanto avremmo più successo a cercare un ago in un pagliaio. I 7for4 spingono così la loro creatività, che a quanto pare non ha davvero limiti; le folle non vedono l’ora (me compreso) di una nuova sorpresa mozzafiato incisa su disco.
Formazione
Wolfgang Zenk – chitarra
Markus Grützner – basso
Klaus Engl – batteria
Markus Froschmeier – tastiere
Produzione
Wolfgang Zenk
Tracklist
1. Diffusion
2. Indigo Dunes
3. Emoctify
4. The Winding Path
5. Silent Flow
6. Cyclotron
7. Spiral Dance
8. Hidden Depths
9. Mystic Mouse