Dirty Skunks, Dickless Tracy e Morywa ai tempi del corona (#4)
Siamo fortunati che la scena dei concerti, in questi tempi, riesca almeno a tirare avanti, anche se si tratta solo delle briciole di quello che era il normale giro di live. Le conseguenze che la pandemia da coronavirus (e la totale inazione di chi di dovere) ha lasciato e continua a lasciare sono catastrofiche. Quest’anno abbiamo già perso tutti i festival estivi, purtroppo ci ha detto addio per sempre il Winter Days of Metal, e anche le previsioni sono tutto fuorché ottimistiche. Ma basta con il pessimismo: qui voglio solo esprimere il sincero desiderio e la speranza che organizzatori, band e tutti gli altri che si muovono in questo ambiente superino la crisi con meno danni possibile. Il pubblico farà la sua parte come può, e si è visto anche stavolta, al quarto open-air post-corona dei Dirty Skunks, ben frequentato, con sul palco Dickless Tracy e Morywa.
A prima vista è sembrata una scelta un po’ strana far salire per primi sul palco i veterani di Brežice, i Dickless Tracy. Rispetto ai Morywa hanno alle spalle una carriera decisamente più lunga (ben 23 anni, e senza pause!) e un bel mucchio di uscite, in studio e non. Comunque sia, alle otto in punto il trio ha evocato sul palco estivo della Gala hala una tempesta grind (almeno stavolta, rispetto alle serate precedenti, dal cielo non è piovuto) e non ha mollato fino alla fine di un set di quasi tre quarti d’ora. Nonostante l’audio un po’ basso, era una meraviglia, dopo tanto tempo, rivedere e risentire sul palco una dose bella concreta di grindaccio alla scuola Dickless Tracy. Con un’esecuzione ottima e brutale, non sono mancate le battute spiritose di Cepo; tra i classici The Curse of Michael Myers e They Killed Kenny, un paio di mazzate dal disco ancora attuale Paroxysm of Disgust, il trio ha chiuso con il cult dedicato alle autorità, Štrajk prašičev. Ugh!
Alle nove in punto è salita sul palco la seconda band della serata, i djentlemen della Stiria, Morywa. Dopo qualche cambio di formazione di uno o due anni fa, la band ha ricompattato i ranghi e si presenta in una forma ancora migliore di prima, come hanno dimostrato anche stavolta. Si è capito subito, infatti, perché i Morywa suonassero per secondi: il rombo delle chitarre a otto corde, i pattern ripetitivi, il ritmo profondo e la voce rabbiosa hanno reso ancora meglio accompagnati dal gioco intenso delle luci di scena, che di giorno sarebbero state solo un’esca per le zanzare. In poco meno di un’ora i Morywa ci hanno ricordato che presto (e finalmente) arriverà il successore dell’album d’esordio, annunciato dal singolo The Successor, che ovviamente è stato suonato dal vivo. I ragazzi hanno convinto anche con un’ottima energia sul palco, che si è trasmessa sotto il palco e ha provocato un po’ più di movimento, perfino un paio di crowd surfing, e anche l’esecuzione era a livelli altissimi, tanto che i riff massicci e grassi ci hanno fischiato nelle orecchie per un bel po’ mentre tornavamo a casa. Speriamo solo che la serie di concerti che i Dirty Skunks stanno organizzando sul palco estivo della Gala hala sia solo l’inizio del risveglio della scena live.
Foto: Nina Grad


























