Discovery
Autore: Peter Podbrežnik
Artista: Electric Light Orchestra
Etichetta: Epic Records
Uscita: 1979
Voto: 3.5/5
Dopo il loro più grande capolavoro “Out Of The Blue” (1977), per gli Electric Light Orchestra era un’impresa difficile, anzi quasi impossibile, sfornare un altro album altrettanto ambizioso e influente. Chiuso il tour mega di successo, con show extra lusso sul palco a forma di astronave e arene sold out, si sono buttati nella registrazione di un disco che sarebbe diventato noto come “Discovery” o, ancora di più, “Disco? Very”, come lo chiama una bella fetta dei fan, e la battuta l’ha fatta per primo il tastierista Richard Tandy. Il motivo di questa battuta sta nel sound marcatamente disco della maggior parte dei pezzi dell’album: per alcuni è il suo difetto principale, per altri invece è il pregio centrale e quella particolarità che lo rende unico nella loro discografia. In ogni caso è il loro prodotto più commerciale e accessibile fino a quel momento, quello con cui si sono definitivamente trasferiti nelle acque del pop rock voltando le spalle al loro passato sinfonico (prog) rock. Il che non vuol dire che sia sparita anche la loro capacità di creare melodie sopraffine e arrangiamenti sinfonici contagiosi. Il disco è pieno di cose buone e rientra tra i loro lavori migliori, anche se non lo definirei proprio un capolavoro, visto che hanno fatto almeno un passo indietro per quanto riguarda il suono organico degli arrangiamenti orchestrali.
Il grande capo, cantante, chitarrista e produttore Jeff Lynne, che dopo il successo clamoroso di “Out Of The Blue”, come la maggior parte delle star musicali di allora, era caduto vittima della febbre da disco, prima dell’uscita ha fatto un paio di mosse drastiche che hanno influito parecchio sul sound di “Discovery”. Ha fatto una cosa fino ad allora impensabile e ha licenziato tutta la sezione d’archi, cioè il violinista Mik Kaminski e i due violoncellisti Melvyn Gale e Hugh McDowell. Anche se i musicisti in questione compaiono nei video musicali a sostegno dell’album, con cui Lynne ha sostituito il tour, quella è stata la fine della classica formazione degli ELO e del suono organico degli archi, e dunque anche l’inizio della fine del loro periodo di maggior successo e del graduale declino creativo. Anche se gli arrangiamenti orchestrali suonano nettamente ridimensionati rispetto a prima, Lynne è comunque riuscito a rimpiazzare con successo le linee degli archi con sintetizzatori raffinati e con il clavinet di Tandy. Il ridimensionamento del sound sinfonico è coinciso con la svolta (prevedibile) di Lynne verso un suono più pop rock e il beat disco. Gli arrangiamenti orchestrali, come al solito, sono stati scritti dal trio Lynne, Tandy e Louis Clark, arrangiatore di lunga data e collaboratore esterno.
Nonostante le numerose critiche, arrivate anche da parte di alcuni fan, secondo cui con questo album si sarebbero venduti del tutto alla disco mania dell’epoca, cercando la strada più facile per un successo ancora più grande (e con questo si può essere almeno in parte d’accordo), si tratta comunque di un altro album eccellente e unico, che contiene tutte le caratteristiche qualità degli ELO e alcune delle migliori creazioni della loro storia, che oggi a ragione rientrano tra i classici evergreen della musica. Proprio i ritmi disco trascinanti sono quelli che oggi, attraverso alcuni brani del disco, portano l’ascoltatore in un’epoca lontana e romantica, quando la vita sembrava ancora molto più semplice e la disco non era ancora diventata sinonimo di negatività musicale generalizzata, come invece è diventata in seguito. Lynne ha continuato a sfornare grandi singoli pop rock di successo, in testa “Shine A Little Love”, “Confusion”, “The Diary Of Horace Wimp”, “Last Train To London” e “Don’t Bring Me Down”. Inutile dire che l’album ha ottenuto un successo commerciale straordinario. In patria addirittura maggiore di quello di “Out Of The Blue”, che pure aveva sfornato cinque hit.
Certo, però, a contare di più è la qualità musicale dei singoli pezzi e non il loro successo commerciale, e tutti i brani citati si sono meritati questo status più che giustamente. Il primo hit del disco, l’opener “Shine A Little Love”, fino ad allora la cosa più commerciale della loro carriera, mostra subito la nuova direzione con il suo beat disco marcato e i passaggi melodici di orchestra e chitarra. Gli arrangiamenti orchestrali raffinati sullo sfondo si sposano alla perfezione con la voce seducente ed erotica di Lynne, con le armonie vocali di accompagnamento, con i passaggi di chitarra spiritosi e con il ritmo disco, che bastano per fare uno dei migliori pezzi pop rock della loro storia. La power ballad “Confusion”, un altro classico da hit parade, è un pezzo ELO un po’ più “tradizionale”, con un buon accompagnamento di chitarra acustica, un ritornello romantico e tantissimi effetti col vocoder. Anche “Need Her Love”, dove per la prima volta nel disco vengono fuori le influenze beatlesiane, ha un’atmosfera romanticissima, tanti passaggi sottili di chitarra e sognanti tappeti orchestrali, che sono la base perfetta per il canto sopraffino di Lynne e per le armonie vocali corali tra i ritornelli. Lynne tira fuori anche un assolo breve ma bellissimo di slide guitar, mentre gli arrangiamenti orchestrali, che pure suonano parecchio ridimensionati per l’assenza degli archi, reggono il confronto con quelli di “Out Of The Blue”.
Segue il classico da hit parade “The Diary Of Horace Wimp”, uno dei pezzi migliori e più divertenti della loro storia, che non nasconde la sua eredità beatlesiana, sia nella struttura sia nell’umorismo sarcastico ma simpatico. Il testo racconta la storia buffa di un ragazzino timido che per la sua goffaggine non ha fortuna con le donne, finché un bel giorno gli va bene all’improvviso: incontra la donna dei suoi sogni e la sposa. Gli effetti vocali di accompagnamento col vocoder prima di ogni nuova strofa e nel finale descrivono i giorni della settimana che il goffo Horace ha scritto nel suo diario. Interessanti soprattutto i contrasti tra gli arrangiamenti orchestrali pomposi e il ritmo saltellante e beffardo, ma anche il colore camaleontico della voce di Lynne, che qui spesso tira dalle parti di Paul McCartney, mentre nel ritornello principale ritrova il suo timbro inconfondibile. L’album torna poi nelle acque disco con il fenomenale pop rocker “Last Train To London”, un altro grande singolo di successo, che conquista con il suo fascino romantico e sognante e con un ritornello contagioso, capace di portare l’ascoltatore senza fatica sull’ultimo treno per Londra. Il beat disco si sposa benissimo con i fill di batteria di Bevan e con un ritornello splendido, in cui Lynne arriva a note piuttosto alte per i suoi standard. Uno di quei pezzi ideali per un viaggio in macchina romantico di sera, da qualche parte lungo il mare.
“Midnight Blue” è solida, ma niente di che, un’altra power ballad romantica con voce malinconica, tante armonie vocali di accompagnamento e arrangiamenti orchestrali semplici. Più interessante “On The Run”, che offre un sound rock un po’ più duro con tanti fill di batteria, passaggi affilati di tastiere e chitarre e un’esibizione vocale divertente nel ritornello. L’ottima “Wishing”, che per tutto il tempo si muove in un’atmosfera a metà tra malinconia e giocosità, ha un’introduzione ambient alle tastiere e poi passa a una sezione romantica con melodie seducenti, fino a un ritornello magico condito con begli abbellimenti orchestrali, ottime armonie vocali e qualche effetto col vocoder in mezzo, e non manca nemmeno un breve assolo di piano. In chiusura c’è l’eccellente e saltellante pop rocker “Don’t Bring Me Down”, uno dei più grandi successi della loro carriera, che una volta è finito anche in una puntata della popolare serie sci-fi britannica Dr. Who. È stato il primo pezzo degli ELO senza sezione d’archi. In primo piano c’è un beat disco potente e ripetitivo e un ritornello beffardo con la parola “Groos”, che molto spesso suona come “Bruce”, tanto che alla fine la band è stata costretta a usare davvero la parola “Bruce” nei concerti. Il brano è dedicato alla stazione spaziale NASA Skylab, che proprio nel 1979 è stata fatta ricadere sulla Terra, e riflette la fascinazione di Lynne per i voli spaziali, visibile anche nel tradizionale logo degli ELO e in alcune copertine.
Il controverso “Discovery” non è riuscito di certo a raggiungere gli alti standard del capolavoro “Out Of The Blue”, cosa che peraltro non c’era da aspettarsi, ma resta comunque un altro album eccellente e un prodotto pop rock/disco di prim’ordine, che ha solo consolidato la band come una delle migliori autrici di pezzi pop rock/rock melodico contagiosi. Sono proprio i ritmi disco marcati a renderlo in qualche modo unico nella loro discografia, e se la maggior parte della musica disco fosse buona come quella che gli ELO hanno fatto su “Discovery”, la disco godrebbe di maggior rispetto anche tra gli appassionati di rock. Con “Discovery” gli ELO hanno toccato l’apice della popolarità e la loro stella ha poi iniziato a spegnersi piano piano, anche se Lynne aveva ancora in serbo qualche ottima idea.
Formazione
Jeff Lynne – voce, chitarra, piano, sintetizzatore
Bev Bevan – batteria, percussioni
Richard Tandy – piano, sintetizzatore, piano elettrico, clavinet
Kelly Groucutt – basso, voce
Produzione
Jeff Lynne
Tracklist
1. Shine a little love (4:42)
2. Confusion (3:42)
3. Need her love (5:09)
4. The diary of Horace Wimp (4:17)
5. Last train to London (4:31)
6. Midnight blue (4:20)
7. On the run (3:56)
8. Wishing (4:14)
9. Don’t bring me down (4:08)
Durata dell’album: 37:39