Forse Le Lucciole Non Si Amano Piu

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Artista: Locanda Delle Fate
Etichetta: Polydor Records
Uscita: 1977

Locanda delle Fate è un’altra di quelle band italiane conosciute praticamente per un solo album. Negli anni Settanta in Italia ce n’erano un sacco, ma poche riuscirono a pubblicare un gioiello del genere, ancora oggi amatissimo dagli appassionati di rock sinfonico italiano.

La Locanda ha dato alle stampe il suo primo album nel 1977, e con quello ha firmato uno degli ultimi capolavori italiani degli anni Settanta. Erano arrivati sulla scena un filo troppo tardi per diventare davvero popolari, ma grazie a una melodicità fuori dal comune sono comunque riusciti a strappare un contratto con una major. La maggior parte delle band progressive italiane di quel periodo non ebbe la stessa fortuna. Dopo più di vent’anni i compositori principali del gruppo (Vevey, Gaviglia e Conte) si sono rimessi insieme e hanno registrato un nuovo disco, che però, senza lo storico cantante Leonardo Sasso e per via della scarsa varietà, non era all’altezza.

L’album si apre con l’unico strumentale. L’intro è giocato molto bene al pianoforte, poi pian piano entrano tutti gli altri strumenti. Spiccano anche alcune parti di organo Hammond e di chitarre. Senza dubbio una delle migliori composizioni del disco, e non è poco, se pensi a quanto sia clamoroso questo album e a quanto sia fondamentale Leonardo Sasso per il suono della band.
La title track è semplicemente incredibile. Parte con un pianoforte delicato, poi si aggiunge il sintetizzatore. Ma il pezzo respira davvero quando Leonardo Sasso comincia a cantare con quella sua voce appassionata e malinconica. Mi vengono i brividi lungo la schiena solo a pensare alle melodie vocali di Sasso. Il brano attraversa più sezioni, collegate in modo magistrale, e alla fine ritorna l’intro.
Su “Profumo” ci si può di nuovo stupire delle capacità di Sasso. Un’altra composizione interessante, con tastiere meravigliose; forse solo la parte finale, dove domina il sintetizzatore, tira un po’ troppo per le lunghe, ma la melodia è così piacevole che quasi non te ne accorgi.
In “Cercando” c’è ancora una collaborazione tra i due chitarristi, che regalano ottime parti di chitarra, ma come al solito lasciano il primo piano alle tastiere.
Su “Sogno di Estunno” ci sono di nuovo un mucchio di splendidi passaggi di pianoforte. Ogni tanto il piano dà vita insieme al flauto a duetti eccezionali.
“Non Chiudere” è stata scritta ancora dai due chitarristi ed è l’unico pezzo in cui le chitarre stanno davanti (anzi, stavolta si sentono solo le chitarre e il flauto). Il problema di questo brano è l’assenza di Leonardo Sasso. Gaviglia e Vevey sono bravi cantanti, ma non per questo genere di musica. È come ascoltare Geddy Lee dopo una boccata di elio.
E per finire, un altro capolavoro. “Vendesi Saggezza” per struttura è una composizione simile a “Forse”. Di nuovo in primo piano c’è il pianoforte, si sente anche il clavicembalo, e il pezzo ha ancora arrangiamenti complessi.
Sull’album c’è anche “New York”, un bonus track senza Leonardo Sasso. Non è spettacolare come gli altri pezzi del disco, ma per un bonus è solido.

La Locanda è difficile da paragonare a un’altra band, ma se proprio dovessi essere costretto, citerei Genesis, PFM, Le Orme e magari anche Banco. Però i Locanda sono molto più di questo. È vero che hanno quell’incredibile talento nel mescolare melodicità sbalorditiva e arrangiamenti complessi come i Genesis, hanno anche un cantante drammaticissimo come Genesis e Banco, sono sensuali come Le Orme e PFM, ma ci mettono dentro un sacco di cose loro. Parliamo di brani piuttosto complessi, con strutture non convenzionali, che grazie alla loro melodicità riescono però a provocare esattamente la sensazione opposta. Ed è proprio così che dovrebbe essere il rock sinfonico. Le melodie sono distribuite in schemi molto difficili, ma sono tutte così cantabili che la difficoltà non si nota nemmeno. Come si addice a una band sinfonica, il sound è davvero splendido, pieno di magia di tastiere, sensualità e drammaticità vocale e belle parti di chitarra.

Il più grande asso nella manica dell’album sono senza dubbio le parti vocali divine di Leonardo Sasso. Senza di loro il disco varrebbe parecchio meno. Lo si vede soprattutto in “Non Chiudere” e nel bonus track “New York”, dove il signore di cui sopra non c’è. Senza di lui i Locanda sono ancora bravi, ma niente di più. Con lui sono sensazionali, perché il timbro della sua voce esalta anche tutti gli altri strumenti, che per questo risultano ancora più maestosi. C’è chi potrebbe pensare che la voce roca di Sasso non c’entri nulla con una musica così romantica, e invece funziona alla grande. Sasso riesce a esprimere con la voce il massimo di drammaticità e sensualità, come se recitasse più parti in un solo pezzo. Non c’è che dire, quest’uomo sa entrare in un brano, anche se alla sua nascita non ha avuto proprio niente a che fare. Poteva diventare uno dei più grandi cantanti italiani, poteva stare al fianco di Francesco di Giacomo, e invece dopo questo album di Sasso non si è più sentito parlare granché, cosa che mi sorprende parecchio, viste le qualità di cui sopra. Se hai già un vocalist così potente, tutti gli altri strumenti devono per forza fare da sfondo. Ma che sfondo! Due tastieristi che si caricano sulle spalle il peso maggiore di un sound ricco e sontuoso e, con i duelli tra pianoforte, Hammond, sintetizzatori, clavicembalo e chissà cos’altro, offrono a Sasso un supporto meraviglioso per la sua voce sensuale. Sorprende che, pur avendo in formazione due chitarristi, non si facciano notare di più. La chitarra sta parecchio nascosta sullo sfondo, ma è molto raffinata, nello stile di Steve Hackett. I due chitarristi non esagerano con passaggi tecnici velocissimi, preferiscono suonare piano e con sentimento. Anche il fatto che il secondo chitarrista spesso preferisca imbracciare il flauto invece della chitarra contribuisce a far sì che le chitarre non siano così evidenti come potrebbero. Poco male, in compenso assistiamo a degli scambi davvero belli tra flauto e pianoforte. E la sezione ritmica? La Locanda ha così tanti assi nella manica che la sezione ritmica quasi non si nota, ma sia il bassista che il batterista sono eccellenti. In un paio di passaggi il batterista fa vedere che potrebbe essere strepitoso se si lasciasse andare, e lo stesso vale per il bassista.

Insomma, la Locanda dal punto di vista musicale è eccezionale, ma c’è dell’altro che la distingue dalle altre band italiane. Anche i testi, infatti, sono molto poetici e metaforici. Le band italiane saranno pure famose per la loro melodicità e il loro romanticismo, ma chi sa parlare italiano ti dirà che i testi sono per lo più orribili (soprattutto quelli della PFM). Una delle rare eccezioni sarebbero Banco e, ogni tanto, Le Orme. Già i titoli dei pezzi dicono tutto. La title track significa “Forse le lucciole non si amano più”, “Vendesi Sagezza” significa “Saggezza in vendita”, e così via. Già i titoli sono eloquenti, ma anche i testi veri e propri sono di livello e dimostrano che gli italiani non si sono limitati a “scroccare” sul proprio romanticismo e sulla loro eloquenza.

Devo ammetterlo: conosco praticamente ogni nota di questo album a memoria. Mi è entrato troppo sotto la pelle. È uno di quei dischi di cui semplicemente non ti stanchi mai. Probabilmente è uno degli album più romantici di tutti i tempi (non per i testi, ma per la sensazione che dà). È musica che nei momenti migliori è praticamente perfetta. E di momenti così ce ne sono un’infinità! Niente note di troppo, niente assoli interminabili, tutto combacia e il risultato è qualcosa di splendido. Se non avete ancora sentito questo album e amate il prog sinfonico, vi consiglio di comprarlo subito.

Formazione

Ezio Vevey – chitarre acustiche a 12 corde ed elettriche, voce, flauto
Alberto Gaviglia – chitarre acustiche, elettriche, elettriche a 12 corde, voce
Michele Conta – pianoforti, Moog, clavinet, sintetizzatori
Oscar Mazzoglio – organo Hammond, pianoforte, Moog, sintetizzatori
Leonardo Sasso – voce
Giorgio Gardino – batteria, vibrafono
Luciano Boero – basso, organo Hammond

Produzione

Locanda delle Fate

Tracklist

1. A volte un istante di quiete (6:31)
2. Forse le lucciole non si amano più (9:48)
3. Profumo di colla Bianca (8:25)
4. Cercando un nuovo confine (6:41)
5. Sogno di Estunno (4:41)
6. Non chiudere a chiave le stelle (3:34)
7. Vendesi saggezza (9:37)
8. New York (4:35)

Durata dell’album: 53:52

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