Disdrug, The Štrudls e Nika Solce hanno `fatto tremare` le idilliache distese alpine della Primorska settentrionale (2018)
Autore: Aleš Podbrežnik
Foto: Aleš Podbrežnik
Luogo: Čadrg / Slovenia
Data del concerto: 12.05.2018
Numero di spettatori: 70
Prezzo del biglietto: 0,00€ ingresso libero)
La tradizionale rimpatriata di maggio a Čadrg in compagnia di musicisti resta da quelle parti »usanza e tradizione«. Stavolta i tosti ragazzi dell’etichetta Čadrg Records hanno invitato Nika Solce e i Disdrug, e per l’occasione hanno riattivato la loro formazione bio punk rock and roll The Štrudls, che ormai non suona quasi più, o comunque rarissimamente. Sotto questo aspetto si è trattato quindi di una vera e propria esclusiva.
Il garage di una casa colonica circondata da un’idillio prealpino, distese magiche a perdita d’occhio. Il sole si era spento, si era acceso il cielo stellato e proprio lì, dove anche di notte senti il grillo suonare, sono nati un tempo i The Štrudls. Sul posto si sentiva allegramente »crepitare« e »frusciare« in mezzo al caos generale dei presenti. Dopo l’esibizione d’apertura della squadra dei più giovani risvegliatori di speranze musicali di Čadrg, sul palco è salita per prima Nika Solce, che ha eseguito una selezione delle sue musicazioni delle poesie di Srečko Kosovel. In versione solista, cioè senza il violoncellista Martin Neag, con la chitarra in mano. Nika ha suonato una buona mezz’ora. Ha colpito con la sua voce graziosa, delicata, piena di sentimento. Dolcezza e purezza. Commovente, toccante. I cuori si sono sciolti.
The Štrudls sono ovviamente nati a Čadrg. Quello è un punk del tutto rudimentale e, a giudicare dai testi, si tratta di una specie di eco e agro punk, armato di una »lingua verde«. Jani e Samo Kutin hanno fondato la band nel 1997, ma col tempo hanno dato sfogo alla loro visione musicale, diventando attivi in tanti progetti e gruppi, per citare solo i più attuali: Širom e Bakalina. La band ha suonato una serie di pezzi originali con cui ha passato in rassegna l’intera ornitofauna delle cime, delle pareti rocciose, delle gole e dei burroni di Čadrg, mentre quelli stranieri invece . C’erano le storie sulla Mucca, sulla Fičo, sullo Štrudl coi superpoteri e naturalmente il pezzo conclusivo, intitolato Frika. Che si fa senza frika? Jani, con la sua vena culinaria, ha confermato ancora una volta che a Čadrg si cuociono le frike migliori. Comunque, super roba. Si sente che i ragazzi non suonavano insieme da un bel po’, che le dita si sono un po’ irrigidite, ma di cordialità e contagiosità, in mezzo a tutto quel casino e a quei testi divertenti, non ne è mancata affatto.
Disdrug (This Fuck), da poco hanno deciso di abbreviare il nome semplicemente in Disdrug! Tre tosti ragazzi di Železniki, hanno suonato anche nell’ambito del programma di quest’anno dell’Hafnerjev memorial a Cerkno. Lì li avevamo beccati già una settimana prima. Per un po’ sono rimasti avvolti nell’oscurità, anche se non hanno mai smesso di esistere, ma di recente hanno riattivato l’attività live, e Matija Žumer (chitarra), Andrej Podlipnik (batteria) e Anže Krajnik (basso) sono già di per sé un grande teatro da palco. Basta guardarli per capire che sono dei tipi particolari. E tanto più particolare è quindi anche la loro musica. Un unicum assoluto. Il trio è straordinariamente particolare nei ritmi tracciati con mano audace, che reggono l’ossatura dei pezzi e spesso sono piazzati in modo parecchio enigmatico, mentre dialogano con le frasi stesse. Queste possono spezzarsi a piacere e il pezzo svolta in un’atmosfera completamente nuova. Musica interamente strumentale. Certo, nella musica c’è un bel po’ di casino, e anche qualche posa alternative rock, ma la band ha un’impostazione quasi progressiva, con alcune frasi che suonano già decisamente proto metal abrasive. Aspettati, insomma, l’inaspettato. La band si è goduta il concerto in totale scioltezza, è sembrata perfino un po’ più compatta e quindi ancora più convincente rispetto all’esibizione, comunque coraggiosissima, al C.M.A.K. una settimana prima. E ancora una volta sono stati di un’attrattiva pazzesca. Il bassista Anže, tra un pezzo e l’altro, ha introdotto sempre in modo teatrale il pubblico al messaggio del brano successivo in scaletta. Con un pizzico di humour nero e di teatro da palco divertente. La band ha attraversato il proprio materiale originale e ha consegnato un casino compatto e penetrante, senza freni, suonato, come dicono loro stessi, fino al tilt.
I ragazzi hanno finalmente intenzione di registrare il primo album in studio. Dopo quasi due decenni di attività. Bravi. Questa roba deve assolutamente avere un documento in studio. Lasciatemi buttare lì che Andrej e Anže sono tra i rari che ascoltano gli Eloy, leggendari proggers tedeschi degli anni Settanta. Così, in Slovenia, siamo ormai forse addirittura in cinque a conoscere questa magnifica formazione progressive rock. Insomma, show eccellente. In un eccellente ambiente da garage, crudo, genuino, con le sbavature o senza. Non è nemmeno importante. Solo energia abrasiva, sostenuta da una ritmica complessa e da strutture compositive. I Disdrug sono una band che porta una variazione assoluta nella scena rock’n’roll slovena.
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