Divja pot

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Autore: Aleš Podbrežnik

Artista: Hellcats
Etichetta: Rock Records
Uscita: 2013
Durata: 36:09
Voto: 4.5/5

La band heavy metal tutta al femminile Hellcats è ormai da un bel po’ che col suo arrivo scuote la scena musicale slovena! In senso positivo, quello della “penetrazione irreversibile”. Di band così se ne sentiva la mancanza da sempre. Credeteci! Non è facile essere una band tutta al femminile! In nessun posto. Nemmeno in Slovenia! Una bella tonnellata di chilometri sul palco e, diciamo pure, un slalom scaltro lungo un sentiero spinoso evitando un sacco di trappole hanno arricchito il gruppo di un’esperienza dal valore inestimabile. Se in Slovenia adesso cercassimo la vera funambola tra cielo e inferno, la prima favorita sarebbero senza dubbio le Hellcats. Il debutto l’abbiamo aspettato a lungo, tanto che ormai quasi ci rinunciavamo, ma l’attesa è stata ripagata. Nella rifinitura finale del prodotto le ragazze hanno lavorato con vera sensibilità e finezza. Volevano infatti spremere il massimo da se stesse e, ovviamente, da chi le ha affiancate durante la nascita dell’album. E possono andare fiere del risultato. Questo, a mo’ di introduzione.

»Divja pot« è un album che trasuda sonorità nostalgiche da retro-metal. Soprattutto per quanto riguarda lo stile. I riff sono essenziali, tozzi e quindi messi al massimo in primo piano. Sono lo sfondo di base del suono della band, sfruttato a puntino a livello di idee. Le linee dei motivi principali sono un viaggio nei giorni andati, quando nei primi anni Ottanta uscivano album come »British Steel« dei Judas Priest.

La band ha cucito gli arrangiamenti con cura. I pezzi sono pensati per fare effetto subito. Insomma, ti accendono all’ascolto “al primo colpo”! In produzione i contrasti tra i quattro mattoni di base della musica sono messi bene in evidenza. Nel suono d’insieme l’album ha una vera vitalità e dinamica. Le note basse (la linea di basso) ronzano chiare e nel colore aggiungono un calore piacevole al suono arroventato dell’album. I pre-ritornelli (Vladar noči) o le intro (Čas je da greš, Ustaviva čas) sono spesso sostenuti da ulteriori improvvisazioni-ornamento di chitarra, che si stendono sopra la frase chitarristica. Sempre con gusto. Tanto per l’arrangiamento curato. La componente melodica, e quello che ne ricava l’album, è eccezionale! Le sorelle Zagorc, principali compositrici del materiale, sono evidentemente un’accoppiata creativa da sogno.

Gli assoli? Qui non sentirete Satriani. Sentirete però un esempio da manuale di come deve stare in piedi un assolo nel riconfezionare con successo l’eredità elementare dell’heavy metal, in modo da soffiare dinamica nei pezzi e approfondire il livello del loro dramma teatrale, che sale a gradini con il crescendo nei ritornelli. Per come sono disposte note e toni, per l’uso efficace del “pull off” nel piegare le note, per i “lick” estetici aggiunti e per l’uso efficace della leva del tremolo, l’album ha un grande senso estetico. Dietro non c’è nessuna filosofia complicata, ma l’effetto degli assoli è ottimale. Sul modello della vecchia scuola Judas Priest, mentre gli assoli per uno come Angus Young sono già troppo complicati (beh, qui siamo già in un altro stile di chitarra). Ragazzi – chitarristi in erba! Consiglio spassionato per tutti voi! Non siate avventati con il vostro ego e non mettete in mostra a tutti i costi la vostra spocchia da scuola di musica nello spargere un mare di note al secondo, se l’espressione della vostra band si basa sugli spunti classici di metal e hard rock. Se l’allusione non vi è chiara, da adesso in poi potete prendere lezioni d’uso della chitarra da Katja!

»Slečeno izpostavljen« – riff aperto, basato su un tempo medio e sullo stendersi di una linea melodica pulita – ama ammiccare al glam, pur dentro la statua tradizionalmente metal della band! Per questo è un album che sotto lo stesso tetto riunirà gli amanti delle impostazioni classiche dell’heavy metal come quelli dell’hard rock. Alle ragazze è riuscito di mettere nell’album qualche pezzo dal fascino melodico ipnotico nelle linee dei ritornelli.  

La voce. Ajda, appena maggiorenne, è sicuramente un fenomeno. Ha una voce pulita e con una melodia autorevole. La dosa con una maggiore o minore incisione di penetrante passione, con cui contrasta in modo efficace lo sviluppo degli stati d’animo nei pezzi. Su questo si basa anche la dinamica dei passaggi d’atmosfera nell’album. Le ragazze hanno contrastato alla grande le melodie principali con le armonie, approfondendo così la sensazione di vero dramma teatrale, che raggiunge vette atmosferiche così efficaci nelle linee dei ritornelli (Vladar noči, Prerojena, Viking, Bojevnica, il ritornello spiccatamente cupo ma eruttivo di Sanjam demone). In generale la melodia di Viking è velenosa. Mi azzardo a dire che la forma melodica del ritornello di questo pezzo è la più accendente dell’album.

Mi dispiace rigirare il coltello nella piaga, ma per un bel pezzo le ragazze hanno dovuto ingoiare le accuse dei “dottori della musica” frustrati delle band maschili slovene di metal e rock, secondo cui tutto ciò che a loro è stato negato le Hellcats lo raccolgono con una facilità da piuma, usando solo begli sguardi, gonnelline aderenti e il fascino sfacciato dei tacchi alti. Le battute d’apertura dell’album »Divja pot« giustificano subito l’asso della femminilità usato nel marketing. È infatti un album ottimo, di quelli che parecchie band maschili di rock o metal in Slovenia non riuscirebbero a mettere insieme, eppure certi singoli di queste band amano “sparare grosse” nei dibattiti occasionali e fare la lezione agli altri su come “qui e là la cosa dovrebbe suonare”. »Prima mettici le palle sul vassoio e poi fai il filosofo!« Le Hellcats con il debutto in studio si sono infatti diplomate e hanno tappato la bocca proprio a tutti i detrattori silenziosi.

Posso dire che il lavoro è stato fatto in modo magistrale. Per un debutto, sopra la media. Parliamo di un’eccellenza sulla scena rock e metal slovena. Anche se le ragazze, sul piano espressivo, non offrono nessuna rivoluzione musicale, hanno riconfezionato in modo unico gli spunti musicali della vecchia scuola metal e li hanno serviti in campo come un prodotto eccellente, impreziosito da autenticità, sincerità e, soprattutto, da una veritiera ondata di sensazioni che dà una grande concretezza al contenuto di questo lavoro. Ajda, con la sua dedizione a emozione e passione, dà vita in modo molto efficace al valore del messaggio dei versi dei pezzi. Ed è questa l’essenza di ogni prodotto da cui pretendiamo serietà e sincerità!

Riassumo. Produzione ottima, pezzi con melodie che catturano l’attenzione all’ascolto al primo colpo e riff metal semplici, essenziali e tozzi, che non nascondono le grandi simpatie per l’ascolto dei leggendari Judas Priest del periodo in cui nacque il loro album di culto »British Steel« (1980). »Divja pot« è un album con carattere, un album dalla visione musicale chiara e un album il cui titolo, già eloquente, rivela che fino alla sua uscita le ragazze hanno attraversato le montagne russe adrenaliniche di eventi emozionanti, con cui si è incrociato il loro cammino rock. I pezzi sono entità compositivamente alla pari, con un carisma chiaramente definito, e in questo l’album non vacilla nemmeno per un attimo.

»Divja pot« è un ottimo biglietto da visita, che dà alle Hellcats un punto di partenza credibile per competere su tutti i palchi della Slovenia e apre al gruppo le porte anche all’estero. Con questo album le Hellcats possono giustificare subito anche la loro candidatura al ruolo di gruppo che apre i concerti sloveni davanti ai grandi nomi della scena metal e rock mondiale. Allo stesso tempo, e non è meno importante, questo album dà al gruppo la credibilità per partire con esso per un tour da headliner di dieci concerti in Slovenia, da Lendava ad Ankaran.

Questo album ha però anche un valore storico per il metal e il rock sloveni. È infatti in assoluto il primo album metal tutto al femminile in Slovenia, con cui le Hellcats hanno piantato un nuovo paletto nel panorama musicale sloveno, dopo il quale non sarà mai più quello di prima, e lo hanno arricchito in modo importante. Poteva essere un «pasticcio espressivo«, che avrebbe rovinato la sua importanza di testimonianza dal punto di vista della conservazione della cultura musicale, come arte in terra slovena. Ma siccome il prodotto è ottimo, siamo tenuti a inchinarci profondamente davanti a lui, almeno per l’impegno dimostrato, proprio tutti noi cittadini sloveni. E metallari e rocker questo album ce l’hanno sicuramente già a casa nella loro collezione di CD.

Formazione

Ajda Kovačič – voce
Katja Mavec – chitarra
Saša Zagorc – basso, cori
Sonja Zagorc – batteria, cori

Produzione

Davor Kontić & Saša Zagorc, Sonja Zagorc

Tracklist

1. Mačke pekla
2. Vladar noči
3. Prerojena
4. Viking
5. Čas je, da greš
6. Bojevnica
7. Heavy Metal
8. Sanjam demone
9. Ustaviva čas
10. Divja pot

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