Divje Jezero scatenati a Tolmin (2016)

0 11

Autore: Aleš Podbrežnik

Luogo: Tolmin / MINK / Slovenia
Data del concerto: 30.01.2016
Numero di spettatori: 45
Prezzo del biglietto: 2,00€

I Divje Jezero sono una formazione jazz rock fusion di Idria con elementi di rock progressivo ben presenti, ma ai ragazzi piace anche confrontarsi con la world music, cosa per niente strana. Capisci, no? I Balcani e le sonorità “arabesk” ci sono sempre stati vicini, in un modo o nell’altro.

A maggio dello scorso anno la band ha pubblicato il debutto in studio »Mestni vrvež« – la recensione di RockLine la trovi QUI. Un disco dedicato, tra le altre cose, proprio alla città di Idria. I Divje Jezero appartengono a quella lega di band rock slovene che è rarissima, in pericolo, se non proprio sull’orlo dell’estinzione. Oggi rappresentano una specie di reliquia di quei tempi lontani in cui il rock progressivo (come genere) era popolare in tutto il pianeta e si scriveva la prima metà degli anni Settanta. Un periodo che ha regalato anche formazioni slovene come Predmestje o Izvir. Oggi le band slovene di questo tipo, che si possono considerare legittime eredi di quelle di un tempo, si contano sulle dita di una mano. Ci potremmo mettere anche i Feedback di Tolmin, i Monlight Sky di Lubiana e magari i 4th Dementions di Kočevje, per ora ancora poco conosciuti, che sono proprio agli inizi della carriera e stanno ancora cercando un po’ la loro strada stilistica. Poi la lista, piano piano, finisce lì. Il quintetto Divje Jezero è composto da una squadra di musicisti eccezionali, tutti sostanzialmente alla pari nel padroneggiare i propri strumenti. Così costruiscono un’esperienza sonora e stilistica incredibilmente equilibrata negli arrangiamenti, dove nessuno strumento ruba l’attenzione o domina. La jam spontanea è senza dubbio una delle rotelle fondamentali che fanno avanzare la macchina di questi giovani talenti di Idria. Allo stesso tempo, però, il quintetto è abbastanza maturo e ponderato da costruire gli arrangiamenti dei brani strumentali in modo da tenere sempre un equilibrio sottile a metà strada tra musicalità e sfida improvvisativa. I Divje Jezero perciò non sono per tutte le orecchie, ma sono tagliati su misura soprattutto per i buongustai della musica, quelli che si godono una simbiosi sonora raffinata, caratterizzata da una montagna di escursioni soliste, da successioni di molteplici frasi guida e di tempi ritmici, con cui i ragazzi disegnano il paesaggio sonoro ed espressivo attraverso cambi d’atmosfera spesso inaspettati.

Questi ragazzi ipersensibili hanno portato così un’altra data della serie di concerti autunno-inverno anche al MINK di Tolmin. Per RockLine è stata anche la primissima visita in assoluto a questo leggendario club “t’minskega” (come si dice da quelle parti), in quasi dieci anni di carriera del magazine. Poco prima delle dieci di sera la band stava ancora provando l’acustica del locale. Suonava bello carico. »Sarà uno show parecchio diverso da quello di Domžale, il 3.12.2015«, ho concluso subito.

Come previsto, la band ha suonato l’intero debutto in studio in un concerto diviso in due parti. In condizioni sonore decisamente “pompate”, che sarebbero state accettabili perfino per suonare metal. Quelle 40 persone che si potevano contare appena iniziato lo show stavano ammassate a qualche metro dal palco, nel cuore del club, più vicino al banco del bar. Però hanno partecipato per tutto il tempo, premiando la band con applausi e boati di entusiasmo. La band ha affrontato il concerto a un livello molto più alto, rispetto a quello visto a Domžale. Hanno suonato almeno due ore, con una scaletta bella lunga, piena di pezzi che annunciano nuovo materiale originale in cantiere. Nella seconda metà la formazione ha sorpreso con un’ottima esecuzione di Spectrum (Billy Cobham) e poco prima della fine ha buttato altra benzina sul fuoco con una cover di Led Boots di Jeff Beck.

Il suono, come detto. Inaspettatamente carico per le esigenze del jazz rock fusion, e proprio per questo fantastico, perché non te lo aspetti. Una musica così starebbe bene sui palchi “mondani” del Cankarjev dom e di Križanke, dentro il festival jazz di Lubiana, vero Brane Rončel? Mancava solo qualche cover dei Weather Report o dei Return to Forever e la misura sarebbe stata colma. La band è anche estremamente affiatata, affilatissima. Un fascino totale, a vederli godersi ogni singola mossa e a notare che incastro reciproco raggiunge un’esecuzione del genere. Il basso caldo e vellutato, con slap funky impulsivi e “frullate” sottili a pieno suono, ha tenuto per tutto il tempo un sostegno solido alle escursioni soliste di tastiera, chitarra, sassofono e batteria. I ragazzi ci hanno lasciati a bocca aperta con uno show in cui non sono mancati nemmeno per un attimo coinvolgimento e dinamite esecutiva. Se vuoi regalare alla tua anima, spendendo poco o niente (l’ingresso costava la miseria di 2,00€), un bel po’ di musica splendida e intelligentissima, piena di sensibilità iper-raffinata e di personalità espressiva, la risposta è una sola. Vai a vedere uno dei concerti dei Divje Jezero. E fallo il prima possibile. 

Galleria fotografica

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

Questo sito utilizza i cookie per offrire il servizio web, i sistemi pubblicitari e le funzionalità che senza cookie non potremmo fornire. Visitando e utilizzando il sito, accetti l’uso dei cookie. Accetta Leggi tutto

Privacy e cookie