Dobrote iz skrinje zarote

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Artista: Jukič, Robert
Etichetta: Celinka
Uscita: 2011
Durata: 62:25
Voto: 4/5

Robert Jukič è un nome piuttosto noto della nostra scena jazz: il bassista si porta dietro un bel po’ di progetti e band. Da anni compare anche su palchi stranieri ed è un musicista jazz in generale molto rispettato. Ed è bello, per il nostro paesello, che non tutti i jazzisti si limitino a jazzare sui palchi dei club; Robert Jukič stavolta, in pieno spirito cinematografico, ha scambiato il contrabbasso con un revolver. Da fuorilegge è balzato in sella e ha cominciato a sparare in aria tra urla di libertà, vento nei capelli e sceriffo alle calcagna.

È così che parte l’ultimo progetto di Jukič, intitolato Dobrote iz skrinje zarote. Si tratta di una specie di colonna sonora western, che sotto le Alpi è di sicuro una novità, soprattutto se esce dalle mani e dal quadernetto di note di un jazzista. L’elogio della libertà, delle cameriere nei saloon e della grandezza del proprio revolver mentre si scappa dallo sceriffo locale è già il tema d’apertura del disco – »Obljubljeni deželi naproti« si chiama il pezzo. Andraž Mazi, che dà una mano a Jukič con le chitarre più disparate, non mette in musica il galoppo con le noci di cocco, ma con passaggi di corde autoctoni che non lasciano dubbi sull’ambientazione creata dalla musica. Dieci cantanti raccontano la loro storia del selvaggio West, dalla voce rauca da fuorilegge del cattivo, interpretato da Jukič, ai toni un po’ più gradevoli di Boštjan Andrejc – Buši. Per lo più si tratta di parlato recitato più che di canto a pieni polmoni, ma la sostanza sta negli sfondi di Jukič e Mazi, ambienti di polvere che si alza, sole cocente e saloon stracolmi.

Il progetto è senza dubbio unico. Un miscuglio di sfondi da colonna sonora, parlato e approccio narrativo di stampo blues non ce lo aspettavamo da un jazzista. Jukič se n’è fregato dei suoi colleghi, i giovanotti tirati a lucido sfornati dalle scuole di musica e dall’Accademia, perché evidentemente ne aveva abbastanza di annegare in un jazz tecnico e senza ispirazione, da mediocre tristezza slovena. Ha scambiato gli standard jazz con il western, che è già motivo sufficiente per drizzare le orecchie. Visto che l’atmosfera resta la stessa, la varietà la portano i diversi strumenti: armonica, violino, una bella dose di esotismo a corde garantito da Cvetrežnik dei Terrafolk, e la tromba. Lo stile blues nel raccontare i regolamenti di conti western è il filo rosso del disco, che parte con un’introduzione strumentale e si chiude con la demolizione assassina dell’atmosfera da fuorilegge nella conclusiva »Padli junaki«, che è anche il vertice dell’album. Il tentativo dell’intero progetto è già bello, rude alla maniera western e centrato, le rime spesso hanno le palle quanto basta, ma manca qualcosa. Magari uno scontro epico tra due pistoleri, magari un inseguimento a tutta adrenalina, magari una rapina in banca. Un climax narrativo del genere, sostenuto da una follia musicale western che non si ferma al volume da salotto, ma si scatena in versione orchestrale.

Robert Jukič resta un pistolero senza nome. Un emarginato che va di città in città e vuole farsi un nome. Con una banda di fuorilegge, ognuno con le proprie cicatrici del passato. E un buon accompagnamento, che nutre la fantasia quanto basta per trovare il contenuto saziante, ma non indigesto. Da segnalare anche l’interessante approccio alla vendita del disco: all’uscita è allegato un CD aggiuntivo, su cui l’acquirente può masterizzare gli mp3 del bonus, che ovviamente è disponibile gratis. La modernizzazione informatica del western per mano di un jazzista sotto le Alpi non è mai stata così interessante. Forse perché stavolta è la prima del genere.

Formazione

Robert Jukič – chitarre acustiche ed elettriche, basso, percussioni, effetti sonori, fischio, voce
Andraž Mazi – chitarre acustiche, classiche ed elettriche, tres, pedal steel, lap steel, banjo, dobro, armonica a bocca, basso a brocca
Boštjan Andrejc – Buši – voce
Metod Banko – voce
Tonč Feinig – voce
Aleš Hadalin – voce
Dušan Jager – voce
Tomislav Jovanovič – Tokac – voce
Robert Jukič – voce
Jani Kovačič – voce
Pero Lovšin – voce
Sergej Ranđelović – voce
Gašper Bertoncelj – rullante
Bojan Cvetrežnik – mandolino, bouzouki, violino
David Jarh – tromba, flicorno
Kristijan Krajnčan – violoncello
Saša Lušić – cori
Sergej Ranđelović – batteria
Joži Šalej – organo, armonium, cori
Armend Xhaferi – chitarra acustica

Produzione

Robert Jukič

Tracklist

1. Obljubljeni deželi naproti
2. Piha brije
3. Svilena tančica
4. Spusti in odpusti
5. Za sabo
6. Brat je bratu brat
7. Me je sram
8. Suha je zemlja
9. Modro nebo
10. Resnica boli
11. Oj moj brat
12. Bang bang
13. Sveta voda
14. Sreča v nesreč
15. Padli junaki

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