Dopo 23 anni Snaggletooth torna a mordere la Hala Tivoli! (2012)
Autore: Rok Klemše
Foto: Nina Grad
Luogo: Hala Tivoli, Lubiana
Data del concerto: 10.12.2012
Spettatori: 6.000
Prezzo del biglietto: 55,00€ (the loudest ring) / 44,00€ (parterre) 39,00€ (tribune)
Dicembre si è portato dietro freddo, neve, il solito kitsch natalizio da fine anno con le lucine (iiiiiiiii) e l’assalto degli aborti musicali natalizi tipo Last Christmas, Bela snežinka e il »masterpiece« plagiato Na božično noč. Ma grazie a Lemmy quest’anno dicembre ci ha portato anche qualcos’altro… qualcosa di più grosso… qualcosa di più rumoroso! Alla Hala Tivoli dopo 23 anni sono tornati i più rumorosi tra i più rumorosi: i Motörhead. Certo, nel 2007 avevano già suonato al Metalcamp, ma per rivedere i giganti britannici in un concerto »indoor« da noi, dopo il 1989 e l’incidente con la moneta/lametta, abbiamo dovuto aspettare due decenni buoni. In un anno apocalittico, l’apparizione messianica di Lemmy ha finalmente illuminato di nuovo il suolo lubianese.
Stavolta a scatenare un mare di malumori è stata la scelta della band di supporto. In Germania hanno beccato gli Anthrax, da noi i Niet. Nonostante lo status leggendario del gruppo, hanno proprio sbagliato mira. Detto questo, verso le otto le leggende del punk sloveno hanno trovato un parterre già bello pieno, e i Niet hanno servito una scaletta collaudata di pezzi che in vent’anni di vita sono diventati dei classiconi della scena musicale slovena. Surriscaldamenti pericolosi non ce ne sono stati, ma tra le sparate a quattro accordi, gli inserti melodici insoliti per un punk delle origini e la buona prova del cantante Borut Marolt, che è entrato nelle scarpe enormi del compianto Primož Habič, il pubblico assonnato si è svegliato piano piano. Soprattutto, ovviamente, con gli hit Sam, Ruski vohun, Vijolice e Lep dan za smrt. La nostalgia dei tempi di elementari e superiori si è risvegliata anche in me e non mi vergogno ad ammettere che i Niet mi sono piaciuti. Anzi, parecchio. A portare acqua al loro mulino, poi, ci pensa l’attualità: se al loro ritorno, in tempi di benessere e di prospettive economiche migliori, i loro messaggi suonavano vuoti e insensati, ora di giorno in giorno la carica politica di testi come Ritem človeštva e Perspektive brilla più forte e dà voce alla rivolta delle masse di scontenti e inferociti. Resta comunque il fatto che scegliere i Niet come spalla dei Motörhead lascia un retrogusto amaro, sa di »raccomandazioni e conoscenze« e ricorda un’altra scelta altrettanto nebulosa di qualche anno fa, quando i Tide suonarono allo stadio di Bežigrad prima degli Iron Maiden.
Se i Motörhead fossero dei »prime donne« tipo i Judas Priest, con Rob Halford che arriva sul palco in moto, Ian »Lemmy« Kilmister ci piomberebbe sopra con un carro armato Tiger. Ma fare gli showman a questa band è sempre stato estraneo. Il trio entra sul palco senza intro pomposi, basta il »Good evening« di Lemmy e alla Hala Tivoli salta il tetto. Dopo quasi quarant’anni di carriera i Motörhead rombano ancora come il motore di un Boeing 747 al decollo, e i loro amplificatori sono, alla Spinal Tap, sempre settati a 11. Per cominciare il trio ha presentato l’unico brano dell’ultimo album The Wörld Is Yours, I Know How To Die, poi ha sciorinato un classico dopo l’altro. I timpani sono saltati già con le prime linee di basso del possente Rickenbacker nei classici spacca-orecchie Damage Case e Stay Clean, e senza pietà la band ha frullato la Hala Tivoli piena fino alla fine. E grazie a Lemmy che è così! I Motörhead si possono ascoltare solo a un volume tale che dalle orecchie comincia a colare il sangue e ti si mette a girare la vista. I classici piovevano uno dietro l’altro, Lemmy, Phil e Mikkey tiravano fuori gli assi dalle maniche come se niente fosse. Strumentalmente il trio è in forma smagliante: Phil Campbell sparava riff possenti e assoli mozzafiato con una leggerezza da piuma, mentre Mikkey Dee dà ragione alle parole di Lemmy: »the best drummer in the world.« Per tutto il concerto, da dietro la batteria sopraelevata si sente solo il rimbombo da cannone dell’ottimo Mikkey, e si vedono solo la sua chioma bionda che svolazza e le braccia sfocate dalla velocità. Visto che i ragazzi non sono più di primo pelo, ovviamente non ci si aspetta chissà quali folli acrobazie sul palco, ma il trio emana vera energia rock ‘n roll, anche se se ne sta più stoico, ficcato in fondo al palco. L’icona Lemmy, già solo con la sua presenza, il cappello da sceriffo e gli stivali impeccabili, incute rispetto, e con l’ottima esecuzione di una scelta azzeccata di brani ha ancora una volta giustificato il nome di uno dei musicisti più rispettati e influenti di tutti i tempi. D’altronde non può essere altrimenti con l’uomo che ha scritto le righe di testo più metal e più cool di sempre: “If you squeeze my lizard/I’ll put my snake on you”, che abbiamo sentito durante l’eterna Killed By Death. Ovviamente si parla strettamente delle inclinazioni erpetologiche di Lemmy. Nonostante lo status, però, anche Lemmy è solo un uomo e la vigilia di Natale di quest’anno compirà la bellezza di 67 anni. A quell’età i più stanno già due metri sotto terra a spingere su le margherite, mentre Lemmy con la sua macchina inarrestabile marcia avanti senza compromessi. Il chilometraggio che raggiungono in pochi va quindi attribuito ai discorsi biascicati in modo a tratti incomprensibile e al rantolo tra un pezzo e l’altro, ma stavolta Lemmy ha tenuto bene e senza grossi problemi ha tuonato anche l’attacco finale con Overkill. Anche l’affluenza ha sorpreso: in un freddo lunedì sera la band ha trovato una Hala Tivoli di ottimo umore e quasi piena. Sì, potrei criticare la brevità dello show, visto che hanno lasciato il palco già dopo un’ora e un quarto, assoli compresi, ma non ha senso, perché i Motörhead hanno confermato di essere i più grandi tra i grandi e una band che rispettano tutti – rocker, metallari, biker, punk. Per parafrasare le grandi, sagge parole di Chazz nel film Airheads: Lemmy È Dio!
P.S.: Visto il periodo festivo, per scherzo avrebbero potuto chiudere con la miglior cover natalizia di tutti i tempi, Run Rudolph Run, hehe.
Scaletta
MOTӦRHEAD:
1. I Know How To Die
2. Damage Case
3. Stay Clean
4. Metropolis
5. Over the Top
6. The Chase Is Better Than the Catch
7. Rock It
8. You Better Run
9. The One To Sing the Blues
10. Going to Brazil
11. Killed By Death
12. Ace of Spades
— bis —
13. Are You Ready
14. Overkill
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