Dream Theater e quarant’anni di magia inafferrabile a Zagabria (2024)!
Dream Theater
martedì 29.10.2024, dalle 19.30 alle 22.45
Zagabria / Arena Zagreb / Croazia
(per la versione inglese, scorri più in basso)
I Dream Theater sono quell’istituzione di cinque professori di musica rigorosamente addestrati che ha ribaltato il mondo della musica sotto molti aspetti. Nel metal di sicuro, mentre la loro musica da anni conquista anche tanti appassionati che il metal, nella vita di tutti i giorni, nemmeno lo annusano. Più ancora che per l’incredibile opus musicale, ogni volta che il quintetto sale sul palco a lasciare di stucco è la sua stupefacente reinterpretazione. Due anni e mezzo dopo aver ‘sfasciato’ la Mala dvorana del Dom Sportova (ad aprire c’era Devin Townsend), nell’ambito dei festeggiamenti per i primi 40 anni di attività sono passati per la quarta volta nella capitale croata e? Hanno di nuovo stupito!
Cos’è successo di così epocale perché la band, in appena due anni e mezzo, passasse da locali che ospitano qualche migliaio di persone a posti dove ti ritrovi pigiato in più di 20.000? Dal punto di vista musicale, niente. In compenso, nella formazione è tornato il membro originale e fondatore Mike Portnoy. Viene quindi spontaneo, tra le altre cose, supporre che la situazione finanziaria della band non fosse proprio rosea e che serva una mossa radicale. Il superbo Mike Mangini, che ha più che giustificato il suo ruolo di batterista dei Dream Theater, dopo tredici anni di servizio impeccabile ha dovuto salutare, e al suo posto è tornato (tra l’altro con ben tre grancasse piazzate nella sua fortezza) un volto che conosciamo benissimo tutti, quello che nel 2010, con la decisione di lasciare la band che aveva co-fondato, scioccò il mondo della musica come pochi altri.
La band ha dunque messo in piedi il più grande tour mondiale della sua carriera. Con una nuova setlist da lasciare senza fiato: l’onore di scegliere il repertorio è toccato proprio al reduce, al ‘figliol prodigo ritrovato’ Mike Portnoy. Tre ore di musica, tre ore e un quarto con la pausa, e noi eravamo lì! Esserci era d’obbligo. Per fortuna i Dream Theater sono così grandi che per vederli non serve andare troppo lontano: o suonano in Slovenia, dove finora hanno suonato sei volte (compresi i concerti a Tolmin nel 2015 e 2019), oppure in Croazia. Si preannunciava uno spettacolo indimenticabile. Lo sapevamo. Non può essere altrimenti quando si parla di questi grandi nomi, sotto molti aspetti anche pionieri della musica.
Quella sera ogni cosa è andata al suo posto. Tutto combaciava alla perfezione, come la chiave nella serratura! È stata perfino una di quelle rare giornate di quest’anno con un cielo di un azzurro limpido. Sorprendentemente soleggiata e asciutta. Una sola cosa ha sorpreso leggermente: l’affluenza al concerto è stata più modesta del previsto. I biglietti di tutte le categorie, anche il ‘front of the stage’, erano ancora disponibili il giorno stesso del concerto. Ma questo non ha minimamente smorzato il grande entusiasmo e le salve catapultanti di reazioni scatenate del pubblico, dominato da fan di questa band rumorosissimi e infuocati, che le hanno giurato fedeltà fino alla tomba! Quel giorno Zagabria ha ospitato una compagnia variegata, arrivata dal Friuli, dalla Carinzia e dalla Stiria austriache, interi battaglioni di fan dalla Slovenia; si sentiva anche parlare ungherese, e naturalmente nel parcheggio c’era tutta una serie di targhe serbe e bosniache.
Andiamo al concerto, quindi! All’ora esatta annunciata cala il sipario: il telo che simboleggiava tutti i 15 album in studio della band usciti dal 1989 al 2021 è crollato, e la band ci ha portati nel 1992, al suo secondo album in studio “Images And Words”, che ancora oggi resta il più amato dei Dream Theater tra la maggior parte dei fan. Il ‘riscaldamento’ iniziale è quindi con uno dei vertici di quel disco: Metropolis – pt. 1: “The Miracle And The Sleeper”. Nelle prime file i più infervorati si sono scatenati in una vera euforia e con le loro reazioni davano quasi l’idea di un’ossessione che ha spazzato via ogni buon senso. Ma è quel ‘tifo’ che a questi livelli esplode solo ai concerti. E quella massa pressata sotto il palco ha sorretto la band con ossessiva intransigenza lungo tutta la sua maratona live, o meglio diciamo la sua marcia progressive metal attraverso Zagabria. Quando sul palco è comparso anche l’ultimo tassello mancante, il cantante James LaBrie, il pubblico si è letteralmente fuso con lui nei versi.
La band ha preparato un’ottima setlist, in cui in realtà si è sentita la mancanza solo di qualche pezzo dell’esordio “When Dream And Day Unite” (1989). Due atti e poi mezz’ora di bis! Senza un errore. Dove diavolo trovano la memoria per ricordarsi tutto? Uno scuotimento di note tempestoso e letale a ogni passo, da far venire la pelle d’oca, un’atmosfera crivellata da ritmiche che spezzano gambe e ginocchia, una ‘convivenza’ da togliere il fiato di infinite scorribande soliste in cui tutti e quattro (Portnoy, Rudess, Petrucci e Myung) entravano insieme, con una velocità furiosa e difficile da descrivere, in perfetta armonia e con uno stupefacente controllo di ciò che facevano. Con il suo ritorno, Portnoy ha riportato nel gruppo anche quel tocco glam, divertente e da tempo mancato, che aveva perfezionato nella breve parentesi con i Twisted Sister, nel periodo lontano dai Dream Theater (tenuta sportiva, fascia in testa e incitamento del pubblico da vero animale da palco). Prima del suo ritorno a fare scintille ci pensavano le tastiere di Rudess, che dalla loro posizione sul palco, in fondo, rubavano di nuovo l’attenzione con la loro struttura girevole e le tastiere dalle forme stravaganti (sul palco non mancava nemmeno il celebre ‘Continuum Fingerboard’). Un’ultima cosa. Del microfono mobile di Mike Portnoy si occupava lo stesso tecnico che c’era al concerto dei The Winery Dogs, eh, ma dai, esattamente un anno fa, quando Mike, con Richie Kotzen e Billy Sheehan, il 29.10.2023 ha fatto impazzire il CUK Kino Šiška di Lubiana!
Il palco spazioso con tre giganteschi schermi di proiezione non era in sostanza molto diverso da quelli che la band usa in tour da anni. La band ha sorpreso eseguendo alcuni pezzi di carriera che non suonava da un bel pezzo. Ha stregato già in apertura, restando a lungo negli anni Novanta: dopo una gita su “Awake” con The Mirror, a centrare il bersaglio ci ha pensato il classico di “Falling Into Infinity”, Hollow Years. Constant Motion, nuova giostra solista, ha ricordato con piacere la prima visita della band a Zagabria il 7.6.2007, quando portò lì l’album di allora “Systematic Chaos”, da cui viene il brano che, in un certo senso già dal titolo sia dell’album sia del pezzo, spiega il senso dei Dream Theater in quattro parole. La band ha chiuso la prima parte con la sinuosa e indemoniata scheggia di “Train Of Thought”, la popolare As I Am. La pausa è arrivata praticamente a sorpresa, perché l’effetto ipnotico del mondo parallelo in cui ci siamo ritrovati con l’unica, inimitabile magia della band era incredibilmente potente. LaBrie annuncia una pausa di venti minuti! All’improvviso!
Una rinfrescata alle gole secche e il filmato introduttivo alla seconda parte del concerto ci riporta di nuovo nel parterre dell’Arena! Questa parte è volata ancora più in fretta della prima. La band ha esordito annunciando l’uscita del sedicesimo album in studio “Parasomnia” (uscirà a febbraio 2025) ed eseguendo, nel suo fraseggio, la marcia cupa e tagliente Night Terror. In questa parte la band ha infiammato il pubblico soprattutto con la quasi obbligatoria Under A Glass Moon e con altre due schegge di “Train Of Thought” di fila (Vacant, Stream Of Conciousness). Tutto era pronto per il culmine. Octavarium! Sinfonia epica da 24 minuti. Un serpente progressive metal, dove la band ha di nuovo confermato in pieno il detto che li accompagna da sempre quando vai a un loro concerto: “L’impossibile è possibile”! Ai loro concerti diventa possibile davvero tutto. E sì. Questo va sentito (e visto), perché parole che rendano giustizia a tutto quello che succede in questo ‘caos sistemico’ l’umanità semplicemente non le ha ancora inventate. E non servono nemmeno. La vibrazione fa il suo! Detto papale papale: ‘da paura e da sfinimento totale’!
Nel bis obbligatorio, che è durato ben mezz’ora, la band è partita con i pezzi che erano mancati di uno dei dischi preferiti della sua carriera, “Metropolis Pt. 2: Scenes from a Memory” (1999). Qualcuno si ricorda ancora della loro prima visita a Lubiana, il 18.7.2000, quando a Križanke suonarono questo album per intero? E l’attacco di quel celebre riff wah wah di Petrucci in Home? Pazzesco. Tutte le passioni sono tornate a vivere! Poi è arrivato quel momento. LaBrie ha scioccato il pubblico annunciando che il pezzo successivo dei Dream Theater era dedicato alla sorella di Portnoy, Samantha Leone Cattaneo, scomparsa appena poche ore prima dell’esibizione della band a Zagabria. È seguita la fantastica The Spirit Carries On, una delle composizioni più belle dell’intera carriera dei Dream Theater. La gente ha acceso i telefonini (l’epoca analogica di accendini e fiammiferi è passata da un pezzo). L’atmosfera ribolliva di emozioni e passioni. Petrucci, che durante questo brano si è avvicinato a Portnoy sulla pedana della batteria, ha versato qualche lacrima insieme a Mike (che per tutto il concerto ha tenuto in modo affascinante, mantenendo il contegno dritto e rigoroso del professionista). Mancava solo il puntino sulla ‘i’. Non è difficile indovinare: il classico di tutti i classici dei Dream Theater. Pull Me Under. Cannonata metal per il gran finale, con l’intro al sintetizzatore che ha richiamato alla memoria l’autore di questo brano cult dei Dream Theater, Kevin Moore. Il pubblico si è sgolato a pieni polmoni. Dopo tre ore e un quarto le luci in sala si sono finalmente riaccese e abbiamo dovuto ammettere che toccava tornare a casa e che era finita.
Da dove sono partiti e fin dove sono arrivati questi ragazzi incredibili, che non smettono di entusiasmare con la loro inafferrabile particolarità e con virtuosismi pazzeschi di cui più di una volta pensi che non vengano da questo mondo? E dove andranno da qui in avanti? I primi 40 anni sono alle spalle. L’anno prossimo è dunque annunciato un nuovo album, e la band sta già prenotando i concerti estivi per il prossimo anno. Di sicuro avremo presto occasione di riprendere i ragazzi su un palco da qualche parte, perché seguirà un tour per promuovere il nuovo album in arrivo, “Parasomnia”. Il conto alla rovescia è partito, ma diciamocelo col cuore in mano: chi si è perso questo magnifico spettacolo dei Dream Theater si è perso di sicuro una festa con una band a cui, almeno per i prossimi dieci anni, nessun tour in arrivo somiglierà minimamente. Un concerto, insomma, che entrerà negli annali e nei ricordi con l’etichetta di ‘indimenticabile e irripetibile’. Con il concerto di Zagabria i Dream Theater hanno dimostrato di restare una fortezza inespugnabile e inconquistabile sulla mappa del rock e del metal mondiale, e così resterà! Lo status di grandi icone del genere, che hanno rimesso in piedi, resta incrollabile e la band, negli anni a venire, non farà che rafforzarlo!
Autori: Edita Klemen & Aleš Podbrežnik
Foto: Aleš Podbrežnik
Versione inglese:
I Dream Theater sono un’istituzione di cinque professori di musica rigorosamente addestrati che ha ribaltato il mondo della musica sotto molti aspetti. Nel metal di sicuro, mentre la loro musica da anni conquista anche tanti appassionati che il metal, nella vita di tutti i giorni, nemmeno lo annusano. Più ancora che per l’incredibile opus musicale, ogni volta che il quintetto sale sul palco a lasciare di stucco è la sua stupefacente reinterpretazione. Due anni e mezzo dopo aver ‘sfasciato’ la Mala dvorana del Dom Sportova (ad aprire c’era Devin Townsend), nell’ambito dei festeggiamenti per i primi quarant’anni di attività sono passati per la quarta volta nella capitale croata e hanno stupito di nuovo!
Cos’è successo di così epocale perché la band, in appena due anni e mezzo, passasse da locali che ospitano qualche migliaio di persone a posti che ne accolgono ben oltre 20.000? Dal punto di vista musicale, niente. Ma il membro originale e fondatore Mike Portnoy è tornato. Viene quindi spontaneo, tra le altre cose, supporre che la situazione finanziaria della band non fosse proprio rosea e che serva una mossa radicale. Il superbo Mike Mangini, che ha più che giustificato il suo ruolo di batterista dei Dream Theater, dopo tredici anni di servizio impeccabile ha dovuto salutare. Al suo posto è tornato (tra l’altro con ben tre grancasse piazzate nella sua fortezza) un volto che conosciamo benissimo tutti, quello che nel 2010, con la decisione di lasciare la band che aveva co-fondato, scioccò il mondo della musica come pochi altri.
La band ha dunque messo in piedi il più grande tour mondiale della sua carriera. Con una nuova setlist da lasciare senza fiato: l’onore di scegliere il repertorio è toccato al reduce, al ‘figliol prodigo ritrovato’ Mike Portnoy. Tre ore di musica, con una pausa di quindici minuti, e noi eravamo lì! Esserci era d’obbligo. Per fortuna i Dream Theater sono così grandi che per vederli non serve andare troppo lontano: o suonano in Slovenia, dove finora hanno suonato sei volte (compresi i concerti a Tolmin nel 2015 e 2019), oppure in Croazia. Si preannunciava uno spettacolo indimenticabile. Lo sapevamo. Non può essere altrimenti quando si parla di questi grandi nomi, sotto molti aspetti anche pionieri della musica.
Quella sera ogni cosa è andata al suo posto. Tutto combaciava alla perfezione, come la chiave nella serratura! È stata perfino una di quelle rare giornate di quest’anno con un cielo di un azzurro limpido. Sorprendentemente soleggiata e asciutta. Una sola cosa ha sorpreso leggermente: l’affluenza al concerto è stata più modesta del previsto. I biglietti di tutte le categorie, anche il ‘front of the stage’, erano ancora disponibili il giorno stesso del concerto. Ma questo non ha minimamente smorzato il grande entusiasmo e le salve catapultanti di reazioni scatenate del pubblico, dominato da fan della band rumorosissimi e appassionati, che le hanno giurato fedeltà fino alla tomba!
Quel giorno Zagabria ha ospitato una folla variegata, arrivata dal Friuli, dalla Carinzia e dalla Stiria austriache, interi battaglioni di fan dalla Slovenia; si sentiva anche parlare ungherese, e naturalmente nel parcheggio c’erano un sacco di targhe serbe e bosniache.
Andiamo al concerto, quindi! All’ora esatta annunciata cala il sipario: il telo che simboleggiava tutti i 15 album in studio della band usciti dal 1989 al 2021 è crollato, e la band ci ha riportati nel 1992, al secondo album in studio “Images And Words”, che ancora oggi resta il più amato tra la maggior parte dei fan. Il ‘riscaldamento’ è quindi con uno dei vertici di quel disco: Metropolis – pt. 1: “The Miracle And The Sleeper”. Nelle prime file i più infervorati si sono scatenati in una vera euforia e con le loro reazioni davano quasi l’idea di un’ossessione che ha spazzato via ogni buon senso. Ma è quel ‘tifo’ che a questi livelli esplode solo ai concerti. E quella massa pressata sotto il palco ha sorretto la band con ossessiva intransigenza lungo tutta la sua maratona live, o meglio diciamo la sua marcia progressive metal attraverso Zagabria. Quando sul palco è comparso anche l’ultimo tassello mancante, il cantante James LaBrie, il pubblico si è letteralmente fuso con lui nei versi.
La band ha preparato un’ottima setlist, in cui in realtà si è sentita la mancanza solo di un pezzo dell’esordio “When Dream And Day Unite” (1989). Due atti e poi mezz’ora di bis! Senza un errore. Dove diavolo trovano la memoria per ricordarsi tutto? Uno scuotimento di note tempestoso e letale a ogni passo, da far venire la pelle d’oca, un’atmosfera crivellata da ritmiche che spezzano gambe e ginocchia, una ‘convivenza’ da togliere il fiato di infinite scorribande soliste in cui tutti e quattro entravano insieme, con una velocità furiosa e difficile da descrivere, in perfetta armonia e con uno stupefacente controllo di ciò che facevano (Portnoy, Rudess, Petrucci e Myung). Con il suo ritorno, Portnoy ha riportato nel gruppo anche quel tocco glam, divertente e da tempo mancato, che aveva perfezionato nella breve parentesi con i Twisted Sister, nel periodo lontano dai Dream Theater (tenuta sportiva, fascia in testa e incitamento del pubblico da vero animale da palco). Prima del suo ritorno a fare scintille ci pensavano le tastiere di Rudess, che dalla loro posizione sul palco, in fondo, rubavano di nuovo l’attenzione con la loro struttura girevole e le tastiere dalle forme stravaganti (sul palco non mancava nemmeno il celebre ‘Continuum Fingerboard’). Un’ultima cosa. Del microfono mobile di Mike Portnoy si occupava lo stesso tecnico, che c’era al concerto dei The Winery Dogs, eh, ma dai, esattamente un anno fa, quando Mike, con Richie Kotzen e Billy Sheehan, il 29.10.2023 ha fatto impazzire il CUK Kino Šiška di Lubiana!
Il palco spazioso con tre giganteschi schermi di proiezione non era in sostanza molto diverso da quelli che la band usa in tour da anni. La band ci ha sorpresi eseguendo alcuni pezzi di carriera che non suonava da un bel pezzo. Ha stregato già in apertura, restando a lungo negli anni Novanta: dopo una gita su “Awake” con The Mirror, a centrare il bersaglio ci ha pensato il classico di “Falling Into Infinity”, Hollow Years. Constant Motion, nuova giostra solista, ha ricordato con piacere la prima visita della band a Zagabria il 7.6.2007, quando portò lì l’album di allora “Systematic Chaos”, da cui viene il brano che, in un certo senso già dal titolo sia dell’album sia del pezzo, spiega il senso dei Dream Theater in quattro parole. La band ha chiuso la prima parte con la sinuosa e indemoniata scheggia di “Train Of Thought”, la popolare As I Am. La pausa è arrivata praticamente a sorpresa, perché l’effetto ipnotico del mondo parallelo in cui ci siamo ritrovati con l’unica, inimitabile magia della band era incredibilmente potente. LaBrie ha annunciato all’improvviso una pausa di venti minuti!
Una rinfrescata alle gole secche e il filmato introduttivo alla seconda parte del concerto ci riporta di nuovo nel parterre dell’Arena! Questa parte è volata ancora più in fretta della prima. La band ha esordito annunciando l’uscita del sedicesimo album in studio “Parasomnia” (uscirà a febbraio 2025) ed eseguendo, nel suo fraseggio, la marcia cupa e tagliente Night Terror. In questa parte la band ha infiammato il pubblico soprattutto con la quasi obbligatoria Under A Glass Moon e con altre due schegge di “Train Of Thought” (Vacant e Stream Of Conciousness). Tutto era pronto per il culmine. Octavarium! Sinfonia epica da 24 minuti. Un serpente progressive metal, dove la band ha di nuovo confermato in pieno il detto che li accompagna da sempre quando vai a un loro concerto: “L’impossibile è possibile”! Ai loro concerti diventa possibile davvero tutto. E sì. Questo va sentito e visto, perché parole che rendano giustizia a tutto quello che succede in questo ‘caos sistemico’ l’umanità semplicemente non le ha ancora inventate. E non servono nemmeno. La vibrazione fa il suo! Detto papale papale: ‘da paura e da sfinimento totale’!
Nel bis obbligatorio, durato mezz’ora, la band è partita con i pezzi che erano mancati di uno dei dischi preferiti della sua carriera, “Metropolis Pt. 2: Scenes from a Memory” (1999). Qualcuno si ricorda ancora della loro prima visita a Lubiana, il 18 luglio 2000, quando a Križanke suonarono questo album per intero? E l’attacco di quel celebre riff wah wah di Petrucci in Home? Pazzesco. Tutte le passioni sono tornate a vivere! Poi è arrivato quel momento. LaBrie ha scioccato il pubblico annunciando che il pezzo successivo dei Dream Theater era dedicato alla sorella di Portnoy, Samantha Leone Cattaneo, scomparsa appena poche ore prima dell’esibizione della band a Zagabria. È seguita la fantastica The Spirit Carries On, una delle composizioni più belle dell’intera carriera dei Dream Theater. La gente ha acceso i telefonini (l’epoca analogica degli accendini è passata da un pezzo). L’atmosfera ribolliva di emozioni e passioni. Petrucci, che durante questo brano si è avvicinato a Portnoy sulla pedana della batteria, ha versato qualche lacrima insieme a Mike (che per tutto il concerto ha tenuto in modo affascinante, mantenendo il contegno dritto e rigoroso del professionista). Mancava solo il puntino sulla ‘i’. Non è difficile indovinare: il classico di tutti i classici dei Dream Theater. Pull Me Under. Cannonata metal per il gran finale, con l’intro al sintetizzatore che ha richiamato alla memoria l’autore di questo brano cult dei Dream Theater, Kevin Moore. Il pubblico si è sgolato a pieni polmoni. Dopo tre ore e un quarto le luci in sala si sono finalmente riaccese e abbiamo dovuto ammettere che toccava tornare a casa e che era finita.
Da dove sono partiti e fin dove sono arrivati questi ragazzi incredibili, che non smettono di entusiasmare con la loro inafferrabile particolarità e con virtuosismi pazzeschi di cui più di una volta pensi che non vengano da questo mondo? E dove andranno da qui in avanti? I primi 40 anni sono alle spalle. L’anno prossimo è dunque atteso un nuovo album, e la band sta già prenotando i concerti estivi per il prossimo anno. Di sicuro avremo presto occasione di riprendere i ragazzi su un palco da qualche parte, perché seguirà un tour per promuovere il nuovo album in arrivo, “Parasomnia”. Il conto alla rovescia è partito, ma diciamocelo col cuore in mano: chi si è perso questo spettacolo dei Dream Theater si è perso di sicuro una festa con una band a cui, almeno per i prossimi dieci anni, nessun tour in arrivo somiglierà minimamente. Un concerto, insomma, che entrerà negli annali e nei ricordi con l’etichetta di ‘indimenticabile e irripetibile’. Con il concerto di Zagabria i Dream Theater hanno dimostrato di restare una fortezza inespugnabile e inconquistabile sulla mappa del rock e del metal mondiale, e così resterà! Lo status di grandi icone del genere, che hanno rimesso in piedi, resta incrollabile e la band, negli anni a venire, non farà che rafforzarlo!
Autori: Edita Klemen & Aleš Podbrežnik
Foto: Aleš Podbrežnik
Setlist:
Act I
1. Prelude (orig. Bernard Herrmann) (Psycho Main Title)
2. Metropolis Pt. 1: The Miracle and the Sleeper
3. Act I: Scene Two: I. Overture 1928
4. Act I: Scene Two: II. Strange Déjà Vu
5. The Mirror (with ‘Lie’ solo outro)
6. Panic Attack
7. Barstool Warrior
8. Hollow Years (versione demo del ’96)
9. Constant Motion
10. As I Am
—pausa di 20 min.—
Act II
11. Orchestral Overture (Containing excerpts from every Dream Theater album)
12. Night Terror
13. This Is the Life
14. Under a Glass Moon
15. Vacant
16. Stream of Consciousness
17. Octavarium
—bis—
18. There’s No Place Like Home (Movie clip from ‘The Wizard of Oz’)
19. Act II: Scene Six: Home
20. Act II: Scene Eight: The Spirit Carries On (Dedicated to Mike’s sister Samantha)
21. Pull Me Under
22. Singin’ in the Rain (taped outro, orig. Arthur Freed & Nacio Herb Brown)






























































