Drevored

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Autore: Sandi Sadar Šoba

Artista: Kreslin, Vlado
Etichetta: Kreslin, d.o.o.
Uscita: 2010
Durata: 49:30
Voto: 4.9/5

Vlado Kreslin è sicuramente una di quelle persone che mi mettono sempre di buon umore; la sua musica mi accompagna fin dall’infanzia e di certo non sono l’unica che, con ogni suo album, nutre quella parte d’anima che anela a testi poetici e melodie senza tempo. Il poeta malinconico e portavoce dell’anima del Prekmurje ha finora messo insieme quattordici album e, dopo Martin Krpan, la danza giocosa con i Mali bogovi e le vignette liriche della terra natia prekmurska nella forma della collaborazione con la Beltinška banda, ha trovato il completamento della propria essenza in un percorso solista ricco e di successo. Il minimalismo di una leggerezza e semplicità solo apparenti e un talento alla Dylan per i testi pieni e succosi hanno lasciato un segno indelebile fin dal primo Leto v vrtoglavo nebo del 1986, ed è per questo che la storia di Vlado Kreslin è la storia di una leggenda vivente e di un’icona musicale giustamente venerata.
 

Anche il disco Drevored non fa eccezione. Tredici brani acustici riflettono il tempo di oggi attraverso gli occhi e l’anima dell’etno-rocker del Prekmurje, arricchiti dall’energia di chitarre elettriche e organo elettrico e da strumenti etnici come cimbalom, fisarmonica, balalaika, violino, tamburica, tromba … La miscela di popolare e moderno suona “alla Kreslin”; Vlado è rimasto fedele al suo suono, che ricorda il periodo beat della fine degli anni Sessanta. Insieme ai suoi due collaboratori, il chitarrista Miro Tomassini e il produttore e polistrumentista Gal Gjurin, Vlado Kreslin ha creato un altro lavoro variopinto che sta ai vertici della musica di qualità.

 

https://www.youtube.com/watch?v=IbkpfcRFxVY

 

La prima canzone dell’album si intitola Tam na koncu drevoreda, e da lei il disco ha preso il nome. Una tipica ballata “alla Kreslin” dal sapore meditativo; i pensieri ti portano nella natura, a riflettere sulla vita. Dove stiamo andando? Dove siamo? Da dove veniamo e dove siamo diretti? La vita è come un viale alberato. In fondo al viale restiamo soli, salutiamo con la mano tutte le bellezze e le persone a cui teniamo. Il brano Krasni novi svet, che è anche il singolo di lancio, prende il titolo dal celebre romanzo di Aldous Huxley (1932), che parla di un futuro nero del mondo, di un’anti-utopia. Con la sua voce ruvida, Kreslin in un pezzo dalle tinte rock critica i tempi moderni, il tempo della fretta e di un vivere uno accanto all’altro senza incontrarsi. Non vediamo la natura intorno a noi, non ci prendiamo un attimo per noi stessi, viviamo nella nostra bolla e ci dimentichiamo degli altri. Non ci costa niente fermarci, respirare, guardarci intorno e regalare un sorriso. Allora sì che avremmo davvero il nostro mondo nuovo! Zunaj je veter ricorda una canzone popolare, di quelle che la gente canta nelle fredde sere d’inverno accanto alla stufa di pietra. Un bel pezzo folk acustico, che nel ritornello viene condito anche dalla voce morbida di Severa Gjurin. Ena pesem è un pezzo da hit, una canzone di tanti desideri semplici in cui ci ritroviamo tutti. Ancora un brano dal tono positivo, che ci disegna un sorriso in faccia e ci fa riflettere sulla società di oggi, ripiegata su se stessa, che dimentica che una bella parola e una mano calda fanno miracoli. Eppure la positività di Kreslin e la sua fede nel bene e nelle brave persone risvegliano in noi il meglio. Danes sem v molu è la quinta perla del disco del Bob Dylan sloveno. Sensazioni descritte in modo poetico, che abbiamo provato tutti almeno una volta. Una nota particolare al pezzo la dà anche il gruppo a-cappella zimbabwano Insingizi. S tabo je izi è una ballata al pianoforte, piena di nostalgia e di desideri. “Vorrei essere qui, vorrei essere là, vorrei essere tutti, vorrei essere solo!” Il numero fiabesco sette segna il motivo da favola nel titolo Ogledalce povej. In questa canzone non troviamo il tema della bellezza come nella fiaba, ma ancora un brano che affronta i rapporti tra le persone e l’identità. Fingere, attualità politica, globalizzazione … Siamo Micka o Franc, americano o spagnolo, presidente della sventura o cittadino del mondo? Per tematica, il pezzo si può collegare a Krasni novi svet. Poj mi pesem è un altro pezzo vivace del disco, pieno di vita, di gioia e di libertà, con un ritmo da ballo, e con il suo testo da inno è di sicuro perfetto per qualsiasi festa. Tam daleč stran è una canzone nata a partire da un magico brano tradizionale russo. La canta Milan, il padre di Vlado, che una volta in studio, su incoraggiamento di Gal Gjurin, suonò qualcosa per sé. Il padre di Vlado prese la chitarra e intonò una melodia che tutti sentivano per la prima volta. Raccontò la storia dei giovani cosacchi della sua età (aveva 17 anni), che la cantavano (insieme ad altre canzoni) nel campo di prigionia. Il pezzo incantò tutti completamente. Vlado scrisse il testo, la registrarono e la inserirono in Drevored. Dai colori russi è anche Podmoskovski večeri, che il padre di Vlado amava cantare. Ha trovato posto nell’album per ricordarci la nostra slavità. Let the music flow è registrata in duetto con il cantautore inglese Allan Taylor. La collaborazione tra lui e Kreslin è nata in modo molto spontaneo. Aveva un concerto in Austria e chiamò Vlado per chiedergli se si sarebbero visti. Kreslin gli disse che si trovava proprio a Vienna, dove stava registrando con gli Insingizi. Vlado lo invitò per scherzo in studio a registrare qualcosa e il tipo ci stette. Il giorno dopo chiamò Vlado e gli cantò al telefono: “La la la … Do you like it, ti piace?” Arrivò in studio e registrarono la canzone Let The Music Flow. Allan Taylor in quarant’anni di carriera ha pubblicato sedici album ufficiali. A diciassette anni gli capitò tra le mani il romanzo Sulla strada del beatnik Jack Kerouac, che gli cambiò per sempre lo sguardo sulla vita. Si è abbandonato alla strada e ci è rimasto fedele ancora oggi, e un tassello di questo straordinario mosaico creativo si completa con la fusione dell’eccellenza slovena e inglese. Sul disco c’è anche un altro duetto, quello con il rocker croato Livio Morosin. Livio è uno dei migliori autori di pop, rock ed etno, che ha iniziato il suo percorso già nel 1980 con il gruppo Gustaphi And His Young Spirits; poeta musicale poliedrico, dal talento indiscusso e dallo spirito instancabile, ha unito la sua fiamma a quella di Kreslin quasi del tutto per caso. Quando Kreslin era ospite alla fiera del libro di Pola con le Pojezije, Livio all’inaugurazione cantò la canzone Dajte mi libar, e Vlado ne fu conquistato. Il giorno dopo andarono in uno studio locale e la registrarono. Eccoci così alla fine di Drevored … L’album si chiude con la canzone Lahko noč, sestrica, che è la ciliegina sulla torta di un altro capolavoro di Kreslin. Il brano risveglia leggerezza con la sua delicatezza e ci rasserena, ma non ci distoglie affatto dal riascoltare il disco da capo.

 

https://www.youtube.com/watch?v=Ecw-Nc2GjH8

 

I testi colpiscono con messaggi chiari che arrivano dritti al cuore e all’anima, e risuonano pieni, sostenuti da uno straordinario senso della musica e da una produzione estremamente intima uscita dalle dita del talentuoso musicista sloveno Gal Gjurin, che, accanto a numerosi collaboratori di talento, è diventato in questo progetto un tassello indispensabile e importantissimo di un viaggio musicale unico. Il cammino di questa barca dell’anima sarebbe però molto più scialbo se non irradiasse la ricca generosità e l’anima del cittadino del mondo di Beltinci e straordinario genio musicale. Vlado Kreslin è un uomo, un trovatore, che unisce mondi: quello urbano e quello rurale, quello di casa e quello internazionale. Tredici brani, come tredici alberi maestosi, fanno parte di Drevored, che sono il cuore della realtà di oggi. E questa raramente ha suonato così bella e con una morbidezza così toccante, come in uno dei migliori lavori dell’anno scorso – almeno tra quelli emersi dalla terra natia slovena, arida e musicalmente desolata.

Formazione

Vlado Kreslin – voce, chitarra acustica, chitarra elettrica, armonica a bocca e grancassa
Miro Tomassini – chitarra elettrica e acustica, chitarra a 12 corde, basso, mandolino, cori, armonio, contrabbasso
Gal Gjurin – Hammond, chitarra classica, basso, contrabbasso, chitarra elettrica, pianoforte, programmazione, percussioni, tromba, trombone, sax tenore, clarinetto, flicorno, slide guitar, tamburica, piano elettrico, tin whistle, schiocchi di dita, fisarmonica, cori

Musicisti ospiti:

Gašper Peršil – batteria (nei brani 1, 4, 7)
Iztok Cergol – violini (nel brano 1)
Marko Kragelnik – violoncello (nei brani 1, 5, 6)
Valentin Štante – viola (nei brani 1, 5, 6)
Sergej Randjelović-Runjoe – batteria (nel brano 2)
Severa Gjurin – cori (nel brano 3)
Štefan Banko – sassofono, cori (nel brano 8)
Domen Gracej – tromba (nel brano 8)
Samo Budna – violino, cori (nel brano 8)
Andrej Sobočan – cimbalom, cori (nel brano 8)
Gašper Konec – synth, Hammond, schiocchi di dita, cori (nei brani 5, 8)
Milan Kreslin – voce e chitarra acustica (nel brano 9)
Aleksej Ermakov – balalaika (nei brani 9, 10)
Inga Ulokina – violino (nel brano 10)
Allan Taylor – voce e chitarra acustica (nel brano 11)
Livio Morosin – pianoforte (nel brano 12)
Kristina Jurman Ferlin – cori (nel brano 12)
Mauricio Ferlin – chitarre, tastiere, percussioni (nel brano 12)
Adam Bisckey – cimbalom (nel brano 13)

Produzione

Gal Gjurin, Miro Tomassini & Vlado Kreslin

Tracklist

1. Tam na koncu drevoreda
2. Krasni novi svet
3. Zunaj je veter
4. Ena pesem
5. Danes sem v molu
6. S tabo je izi
7. Ogledalce povej
8. Poj mi pesem
9. Tam daleč stran
10. Podmoskovski večeri
11. Let the music flow (Allan Taylor in Vlado Kreslin)
12. Dajte mi libar (Livio Morosin)
13. Lahko noč, sestrica

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