Crime of the Century
Autore: Peter Podbrežnik
Artista: Supertramp
Etichetta: A&M Records / Interscope
Uscita: 1974
Durata: 44:10
Voto: 5/5
“Crime of the Century” è una storia di rinascita quasi incredibile, il classico caso dei dati per spacciati che tornano a sorpresa, e un disco spartiacque nella carriera ricca e travagliata di una delle band prog rock più elettrizzanti di tutti i tempi: una band capace di far impazzire allo stesso tempo i palati fini e gli ascoltatori meno esigenti, quelli che giurano solo sugli hit da radio. Con “Crime of the Century” i Supertramp sono risorti come la mitica Fenice dalle ceneri della mediocrità e dell’anonimato, proprio quando quasi tutti i critici musicali dell’epoca li avevano ormai cancellati, e hanno ripagato alla grande quei pochi che fin dall’inizio avevano creduto in un futuro ricco ed emozionante, pieno di album classici.
Dopo l’uscita e il flop commerciale totale del precedente “Indelebly Stamped” (1971), della formazione che aveva registrato quel disco erano rimasti solo il chitarrista e cantante Roger Hodson e il tastierista Rick Davies. Entrambi erano convinti di dover ricostruire la band da zero, con gente completamente nuova che credesse nella missione principale del gruppo: sviluppare un sound totalmente unico, capace di distinguerli da lontano dalle altre band prog rock affini. Non li ha scoraggiati nemmeno il fatto che il loro finanziatore di allora, il ricco svizzero Stanley Miesegaes, avesse deciso di chiudere i rubinetti e di voltare le spalle a un “progetto” che non gli portava soldi. Ironia della sorte, Miesegaes non si rese conto di aver commesso il più grande errore della sua carriera imprenditoriale, perché con “Crime of the Century” i Supertramp, contro ogni previsione, sono stati sparati nella stratosfera delle band più apprezzate degli anni Settanta e tra le poche che hanno mantenuto viva la popolarità del prog rock anche dopo l’inizio degli Ottanta.
La prima mossa su cui Hodgson e Davies hanno investito un bel po’ di energie durante le registrazioni è stata una revisione radicale del sound. Hanno detto addio agli elementi folk e psichedelici tipici delle prime cose e, accanto alla componente sinfonica, hanno infilato parecchio più jazz, che ha arricchito il sound con una robusta dose di romanticismo, mentre la componente blues è stata svecchiata con un bel tocco di spirito. A dare una grossa mano è stato anche il restyling completo della squadra, con l’arrivo del fiatista John Anthony Helliwell, del bassista Dougie Thomson e del batterista Bob C. Benberg. Complice l’uso frequente di un pianoforte scanzonato, dell’armonica a bocca e di ritmi saltellanti, il nuovo sound dei Supertramp, ormai un classico, si è portato dietro anche un pizzico di “salottiero” da West Coast americana. I testi erano un capitolo a parte: un mix intelligente di genuino humour nero e cinismo all’inglese, condito con una buona dose di frecciate affilate e di critica sociale.
Il cambiamento più grosso rispetto alla direzione sonora precedente è stato però senza dubbio questo: i due capi della band si sono spartiti di comune accordo le parti cantate (prima tutte le voci erano di Hodgson), arricchendo ulteriormente il sound con un sacco di armonie vocali uniche e, soprattutto, con uno stacco evidente tra le due voci. Il falsetto burlone, sfacciato e cinico di Hodgson e l’approccio molto più imbronciato di Davies non potrebbero essere più diversi l’uno dall’altro, eppure si completano in modo incredibile.
Dopo due anni di lavoro estenuante in studio, quando ormai quasi tutti si erano dimenticati dell’esistenza della band, “Crime of the Century” ha scioccato all’uscita la critica dell’epoca, che la bara per i Supertramp l’aveva già pronta. Due anni di pausa tra un album e l’altro erano tanti per quei tempi, quasi un suicidio commerciale, e proprio per questo la sorpresa è stata ancora più grande. Classici come “School”, “Bloody Well Right”, “Hide In Your Shell”, “Dreamer” e la title track sono diventati di colpo un pezzo fisso nei palinsesti delle radio, e la leggenda era nata.
Su “Crime of the Century” i Supertramp camminano per tutto il tempo su una passerella sottilissima, in bilico tra genialità compositiva, raffinatezza strumentale e humour beffardo. Già l’opener evergreen “School”, che si apre con il suono penetrante, quasi derisorio, dell’armonica a bocca, è una fusione incredibile di arrangiamenti stratificati ed elementi ritmici imprevedibili. L’atmosfera drammatica, che contiene una satira senza compromessi contro i sistemi scolastici, richiama un colpo secco di martello sulla porta di una scuola. Va ricordato che questo capolavoro è nato cinque anni prima del classico dei Pink Floyd “Another Brick in The Wall, Part 2”, che da lì ha preso in prestito parecchio. Un po’ ironico, visto che così i Supertramp sono diventati loro stessi fonte d’ispirazione per la band che nei primi anni aveva avuto un peso importante sullo sviluppo del loro sound.
Segue un passaggio del tutto inaspettato a “Bloody Well Right”, spassosamente scatenata e ancora oggi una vera delizia, costruita su arrangiamenti sinfonici meravigliosi, assoli di piano e chitarra pieni di temperamento, passaggi di sassofono e armonie vocali in contrasto. L’intro da salotto al piano lascia il posto a una colata di rock duro, sostenuta da un fraseggio di chitarra blues che però, già nei secondi successivi, perde ogni serietà a vantaggio di un ritornello beffardo, firmato dal signor Hodgson. La follia giocosa delle armonie vocali è decorata da piacevoli inserti di sassofono, che portano nell’atmosfera una buona dose di romanticismo vecchio stile. Il testo prende in giro il fatto che, in una realtà corrotta, per la maggior parte dell’umanità l’abbondanza materiale conta più di una buona istruzione per raggiungere gli obiettivi di vita.
“Hide In Your Shell” è un altro evergreen indimenticabile. All’inizio sembra una ballad al piano piuttosto docile, finché le armonie vocali un po’ paranoiche e gli schiocchi di dita non la spingono in acque molto più sperimentali, con una melodia centrale maestosa costruita su sassofono, tastiere di ogni tipo e ritmi dondolanti. Anche stavolta il testo trasuda cinismo verso l’indifferenza generale delle istituzioni davanti ai problemi della “gente comune”.
La fenomenale “Asylum”, che racconta una storia spiritosa ma commovente di isolamento e solitudine, si apre con una melodia malinconica al piano e la voce mesta di Hodgson, per poi virare su territori più vivaci con una valanga di arrangiamenti sinfonici maestosi, dove la voce solista passa a Davies. Ancora una volta, oltre alla grandiosità sinfonica, a fare la differenza nella riuscita della composizione è il contrasto tra le due voci principali.
“Dreamer”, il successivo grande hit, in gran parte opera di Hodgson, si regge su un ritmo scatenato e su una melodia birichina che ti si appiccica in testa in un attimo. Anche se è il pezzo più breve del disco, è uno dei più riconoscibili e dei migliori. Hodgson qui supera sé stesso in sfacciataggine vocale, mentre a sostenerlo ci sono armonie vocali entusiasmanti e decorazioni sinfonico-jazz sullo sfondo.
“Rudy”, dove alla voce torna a brillare Davies, racconta le avventure di un caso sociale di nome Rudy. In primo piano c’è una melodia malinconica al piano, arricchita da un sottofondo sinfonico che, grazie a un fraseggio di chitarra robusto e a ritmi vivaci, vira su sfumature scanzonate. L’atmosfera crescente, costruita piano piano da pianoforte e tappeti orchestrali, con il tempo, attraverso una linea di basso ramificata, sfocia in un motivo davvero interessante, che strizza un po’ l’occhio alla prima forma di disco. I Supertramp tornano così a brillare nel ruolo di innovatori musicali a modo loro.
“If Everyone Was Listening” è una ballad sinfonica toccante e spiritosa insieme, con un ritornello provocatorio e sarcastico al massimo e una melodia romantica al piano, che col tempo viene arricchita dal sassofono di Helliwell. Il vertice dell’album, senza il minimo dubbio, è però la title track, che è anche il suo trionfale finale. Si apre come una ballad al piano relativamente innocente, ma dopo lo “sfogo” vocale di Davies passa presto ad acque più complesse. La ricetta di uno dei pezzi più suggestivi della storia della band sta nell’assolo di chitarra balsamico di Hodgson e in un motivo orchestrale maestoso e drammatico, che potrebbe fare da colonna sonora perfetta a una serie tv sui misteri inesplorati di questo mondo. In questo motivo centrale tutti i migliori elementi solistici dei Supertramp confluiscono in un insieme turbolento, e il risultato finale è una grandiosità sinfonico-jazz-rock che si allontana verso l’infinito.
Davanti a un capolavoro come “Crime of the Century” non bastano i superlativi per misurare qualità e importanza del disco più significativo della carriera di questa band leggendaria, che con questo album ha annunciato di puntare dritta alla vetta dell’Olimpo del prog rock. Uno dei migliori album rock di tutti i tempi (perfino secondo i critici di certe riviste musicali commerciali) è un dovere per tutti gli amanti del rock di qualità, a prescindere dalle loro preferenze di genere e sottogenere. Per la band, invece, questo capolavoro indimenticabile ha significato soprattutto l’inizio di una grande ispirazione artistica e di uno straordinario successo commerciale, durato all’incirca dieci anni.
Formazione
Roger Hodgson – voce, chitarra, tastiere, pianoforte
Richard Davies – voce, tastiere, armonica a bocca
John Anthony Helliwell – sassofono, clarinetto, cori
Dougie Thomson – basso
Bob C. Benberg – batteria, percussioni
MUSICISTI OSPITI:
Christine Helliwell – cori in “Hide in Your Shell”
Vicky Siebenberg – cori in “Hide in Your Shell”
Scott Gorham – cori in “Hide in Your Shell”
Musicista di strada sconosciuto – sega musicale in “Hide in Your Shell”
Ken Scott – gong ad acqua in “Crime of the Century”
Produzione
Ken Scott e Supertramp
Tracklist
1. School
2. Bloody Well Right
3. Hide In Your Shell
4. Asylum
5. Dreamer
6. Rudy
7. If Everyone Was Listening
8. Crime of the Century