Dubzilla : Dubzilla
Etichetta: ZARŠ Records
Anno di uscita: 2011
Produzione: Miha Šajina
Durata dell’album: 62.17
Genere: Dub / Art Rock
A volte l’intuito non conosce davvero confini. I Dubzilla sono un collettivo speciale, che spunta da un angolino “particolare” del territorio sloveno. Il “Podgurje”: in termini geografici, più o meno l’area “a sud della Krka fino alle pendici dei Gorjanci”. I Dubzilla sono dei veri autodidatti, nati e cresciuti da soli in senso musicale. Certo, il loro linguaggio poggia in origine sul progenitore del ritmo reggae più sonnolento, in cui l’eco, nel senso più letterale del termine, gioca un ruolo “echeggiante”. Eh già. Come suggerisce il nome stesso della band, parliamo di spunti di musica dub.
Ma nel loro linguaggio autentico i Dubzilla si spingono molto, molto più in là. Per conquistarsi la massima libertà possibile nel campo creativo, incarnato dal genio fiorente di questi cinque musicisti, dentro un puzzle intrigante, condensato nel loro debutto “Dubzilla” e basato su un intreccio astutamente geniale di tante forme di genere, tanto da meritarsi il prefisso “art” per un espressionismo del genere, come prima mossa hanno cancellato del tutto le voci dalle forme espressive. Insomma, si parla di un disco strumentale.
Un album di oltre 62 minuti che non sa e non riesce ad annoiare l’ascoltatore nemmeno per un milionesimo di secondo, anzi entusiasma con la sua dominante, incredibile elasticità intellettuale della mente dei suoi creatori. Ogni brano di questo album è un’entità a sé, compiuta, con un’atmosfera riconoscibile e con il carisma tutto suo della lucidità artistica del quintetto.
Ritmi ipnotici e pigri, morbidi, dal suono organico, sostenuti con calore da un basso dinamico e granitico, portano sulla loro impalcatura la forma aerea e fragile di una miscela eccezionale di motivi guida, costruita su tappeti di sintetizzatori melodiosi e semplici frasi di chitarra; in tutto questo si “incastrano” in modo a dir poco brillante campioni di loop sonori, che rafforzano e approfondiscono la forza emotiva delle atmosfere catturate che il quintetto vuole mettere in primo piano. I Dubzilla costruiscono la propria autenticità in modo semplicissimo: si lasciano guidare nella creazione dal puro “feeling”.
Su questo album non mancano le chicche. Anzi, da consumatore sarai costretto a scegliere da solo i tuoi preferiti. Io mi limiterò a sottolineare i momenti più interessanti, per il resto vi raccomando: provate l’album e ascoltatelo dall’inizio alla fine, nell’ordine dei brani del CD, e lasciatevi trasportare dalla corrente. L’elemento cerebrale ed esoterico, racchiuso nell’essenza del disco, è tantissimo, quindi vale la pena goderselo staccando del tutto il “ratio”.
I “recital”, i “discorsi”, gli “appelli”, le “esclamazioni” e così via, registrati e incorporati nella forma motivica di base dei brani, ammiccano ovviamente a un tocco trip-hop, e la band con questo spacca alla grande la forma di base del pezzo in una struttura sfaccettata che convive in una coesistenza perfettamente compatibile! I momenti meglio riusciti di queste mosse sono racchiusi in Krpan dab, Tribe e Rdeča kapica v linearni roaciji, dove le atmosfere letteralmente prendono vita!
Questi tre brani riescono anche a catturare l’elemento del sarcasmo lucido “alla slovena”, che stavolta, nelle mani dei Dubzilla, si esprime ovviamente in modo unico. Per il brano Krpan dab i ragazzi si sono aggrappati a un’idea irripetibile. La “krpanizzazione del dub” è una delle trovate più folli, ma realizzate in modo magistrale, della band su questo album. La bocca, in tutta la sua elastica flessibilità, si tira da sola verso le orecchie quando all’improvviso parte il campione della lettura del racconto di Levstik su Martin Krpan, letto dall’attore Janez Albreht e trasmesso un tempo a puntate sugli schermi della TV. Nel brano Tribe si fa sentire Ivan Kramberger, fino a oggi l’unico politico onesto della Slovenia indipendente, che non si è tenuto la lingua in tasca e che purtroppo ha pagato più tardi con la vita. Tribe è la rivolta dei membri della band contro lo stato di disumanizzazione generale, la svalutazione generale della società slovena e la lenta decomposizione e dissoluzione dello stato sloveno, che un tempo tutti costruivamo con speranze così grandi. Come se sull’album soffiasse all’improvviso un vento gelido che ti rode le ossa fino a farti congelare. E poi c’è l’immensamente sarcastica Rdeča kapica v linearni rotaciji, dove la band inserisce ancora una volta, in modo geniale, nella forma musicale dei campioni di interpretazioni dei personaggi dei recital letterari di Cappuccetto Rosso e del lupo in lingua slovena.
Il cupo intro di due minuti che apre l’album, il brano Trial, si trasforma presto in una vera esoterica alla Zion, che ondeggia su un sipario di sintetizzatori ereditato dai suoni pionieristici di fine anni Settanta, usati già dal leggendario Miha Kralj nell’album “Andromeda”. Il tutto è nettamente in contrasto con la ritmica. Un momento di jugonostalgia è catturato nella successiva Zlatne stijene, dove la band ha usato come muro di fondo del quadro sonoro un campione di mandolini (più avanti nel brano sostituito da tendaggi sonori più leggeri di sintetizzatori), e il pezzo mantiene una ricchezza di colori straordinaria e una tolleranza reciproca fra tutti i tasselli del puzzle. Nella parte finale rimbomba anche la chitarra distorta, ovviamente in un’eco deformata e sghignazzante, che fa benissimo al passaggio dell’atmosfera a un livello nuovo. Il brano Kvart nel finale impazzisce in modo proprio ruggente, da rocker!
Il brano “Od nič do neskončnosti” ha una melodia guida bellissima nell’intro e nel finale, che unisce malinconia e avventurismo esplorativo, e a cui si ricollega anche il messaggio guida del pezzo. A giudicare dai campioni di “conversazione” fra due persone, si può supporre che sia un ringraziamento della band a Nikola Tesla, l’inventore della corrente elettrica alternata. Un brano ottimo e davvero speciale dell’album. Dalla testa ai piedi funziona in modo brillante la sua atmosfera, che porta l’ascoltatore verso una dimensione speciale del linguaggio musicale della band.
Basta filosofeggiare. È già venuto fuori un “malloppo da leggere”. Insomma. “Pudgorski dub” è un illustrato musicale dai colori dell’arcobaleno, in cui la ricchezza espressiva di un ampio spettro di contrasti nel dipingere il paesaggio sonoro è eccezionale. Possiamo dire ottimizzata con un senso straordinario dal quintetto, che unisce questi contrasti con raffinata filigrana in un intreccio eccezionale di perfetta simbiosi musicale. Questa possiede un carattere speciale, un’atmosfera speciale, come sanno definirla soltanto i Dubzilla.
Il debutto “Dubzilla” è uno dei migliori album usciti in Slovenia nel 2011. Contiene tutto ciò che deve contenere un buon album. Intuito autoriale di fondo, un tocco chiaramente espresso di autenticità d’avanguardia, stati d’animo molto efficaci nei singoli punti dell’album, nei quali la band sviluppa una propria atmosfericità speciale e tutta sua! “Dubzilla” è un album di accessibilità estremamente facile per l’ascoltatore, che accende senza fatica la fantasia di chi ascolta, e allo stesso tempo affascina con la profondità senza confini dell’ampiezza espressiva dell’intelligenza musicale autoctona del quintetto, che dimostra che è ancora possibile ridefinire le sfere artistiche dell’universo musicale. L’album si sviluppa con una spontaneità elastica, snocciola con morbidezza e senza alcuna invadenza i contrasti di un’avventura musicale indefinita, che definisce e asfalta una nuova strada musicale, “Artzilla”. Non esitate nelle decisioni, anzi unitevi: nel suo “concetto musicale frizzante e libero”, tutto suo, vi ripagherà riccamente.
autore: Aleš Podbrežnik
voto: 10 / 10
Tracklist:
1. Trial
2. Zlatne stijene
3. Krpan dab
4. Kvart
5. Tribe
6. Echoes
7. Steppa rulz
8. 0 -> ∞
9. Rdeča kapica v linearni rotaciji
10. Green Garden
Formazione:
Luka “Singer” Švajger – chitarra
Dejan “Sleyk” Slak – tastiere, sintetizzatore, campionamenti
Saša “Selyak” Serban – giradischi
Črt “Krt” Zorko – basso
Tomaž “Buc” Rifelj – batteria