In Concert
Autore: Peter Podbrežnik
Artista: Jethro Tull
Etichetta: Windsong International
Uscita: 1995
Durata: 53:14
Voto: 3/5
Gli inizi degli anni Novanta sono stati uno dei periodi più tormentati nella storia dei leggendari alfieri del prog folk rock Jethro Tull. Il capobanda, polistrumentista, cantante e flautista Ian Anderson, dopo gli anni Ottanta faticosi ma ancora di successo sul piano commerciale, che i fan ricordano soprattutto per il controverso Grammy come miglior album hard & heavy metal, aveva perso la voglia di avventure artistiche prog rock, e così con l’album “Catfish Rising” (1991), che alla maggior parte degli appassionati non è rimasto proprio nel cuore, ha deciso di tornare per un po’ alle radici blues. Questa fase turbolenta della carriera, in cui gli ingranaggi dei Tull cominciavano già a farsi un filo arrugginiti, è stata segnata soprattutto dai continui cambi di tastierista, mentre il bassista di lunga data Dave Pegg era perennemente diviso tra gli impegni come membro dei Jethro Tull e quelli con la band madre Fairport Convention.
“In Concert” è un documento live d’archivio del tour di “Catfish Rising”, registrato durante il concerto nella leggendaria sala londinese Hammersmith Odeon, trasmesso l’8 ottobre 1991 dalla BBC Radio One ma pubblicato ufficialmente solo nel 1995. Come c’era da aspettarsi, non c’è l’intero concerto, ma non c’è comunque scusa per l’assenza in scaletta dei due evergreen più riconoscibili dei Tull, “Aqualung” e “Locomotive Breath”, che non dovrebbero mancare in nessun documento live, ufficiale o ufficioso. Dare un’occhiata alla scaletta decurtata non fa certo salire l’entusiasmo, visto che quella sera, come previsto, il peso era tutto su “Catfish Rising”, da cui per questa registrazione hanno scelto ben quattro brani.
L’ibrido d’apertura “Minstrel in the Gallery/Cross Eyed Mary” si rivela un esperimento piuttosto sfortunato: non ha nessuna logica fondere un classico come “Minstrel in the Gallery” in un altro evergreen dopo nemmeno mezzo minuto, soprattutto se dal vivo la suoni più di rado di quanto nevichi nel deserto. Il sarcastico “This Is Not Love” e “Rocks On the Road”, la storia di un venditore ambulante, che sono tra le cose migliori del già citato album parecchio mediocre, con la loro anima blues-hard rock bella tosta scaldano l’atmosfera a dovere, e poi arriva la grande sorpresa, senza dubbio il motivo principale per cui questo documento live guadagna almeno un po’ di valore. Parlo della discreta interpretazione dell’evergreen agreste “Heavy Horses”, capolavoro prog folk rock del 1978, che riesce a risvegliare il ricordo dei loro tempi d’oro, nonostante la voce di Ian fosse ormai parecchio consumata e cambiata.
Il produttore della registrazione Pete Ritzema ha fatto sicuramente un bel gesto a non eliminare del tutto i discorsi di Ian tra un pezzo e l’altro, spiritosi come sempre. Così, prima di “Tall Thin Girl” si sente un divertente aneddoto sui primi giorni del batterista Doane Perry nella band, quando nel 1984 andò in un ristorante indiano. Il suo flirtare con una bella cameriera ha poi ispirato il testo dello standard di “Catfish Rising” appena citato. Per il resto, quella sera la band era di ottimo umore, soprattutto nei brani più recenti, e la registrazione vanta pure una produzione di qualità. Il breve sgranchimento strumentale “Blues Jam” è soprattutto un’occasione solista per il chitarrista Martin Barre, immancabile compare di Ian nei Tull, per dimostrare perché sia tra i migliori chitarristi rock di tutti i tempi.
Anche se “Still Loving You” è tra i risultati meno convincenti della loro carriera, i vecchi felini garantiscono un’interpretazione live sicura. La versione fortemente ridotta dell’evergreen leggendario “Thick As a Brick” è una magra consolazione per i fan di lunga data. Anche nel classico di “Stand Up” (1969) “A New Day Yesterday”, non eseguito con la solita grinta e bravura, si sente che a quel punto erano già parecchio stufi di suonare i vecchi cavalli di battaglia. I pezzi più recenti, come lo standard di “Crest of a Knave” (1987) “Jump Start” e soprattutto l’epico requiem da guerra fredda “Budapest”, in cui colpisce l’intro di tastiere sotto le dita dell’allora tastierista Martin Allcock (ex-Fairport Convention), nell’interpretazione dal vivo di quella sera risultano molto più convincenti.
“In Concert” per qualità si piazza nella via di mezzo tra i live album ufficiali finora usciti delle leggende del prog folk rock, il che significa che interessa solo ai fan dei Jethro Tull più sfegatati. Tutti gli altri non perderanno proprio nulla se non lo metteranno in collezione. Nel complesso la registrazione è troppo breve e priva di troppi cavalli di battaglia storici per dare un’immagine attendibile della band di allora, anche se si avverte di continuo che erano in una piccola crisi d’identità, per fortuna passata in fretta.
Formazione
Ian Anderson – voce, flauto, mandolino, chitarra acustica, armonica
Martin Barre – chitarra elettrica, chitarra acustica
Dave Pegg – basso
Martin Allcock – tastiere
Doane Perry – batteria
Produzione
Pete Ritzema
Tracklist
1. Minstrel in the Gallery/Cross Eyed Mary
2. This Is Not Love
3. Rocks On the Road
4. Heavy Horses
5. Tall Thin Girl
6. Still Loving You
7. Thick As a Brick
8. New Day Yesterday
9. Blues Jam
10. Jump Start
11. Budapest