Dystopia
Autore: Rok Klemše
Artista: Iced Earth
Etichetta: Century Media
Uscita: 2011
Durata: 46:11
Voto: 4.5/5
Gli Iced Earth, una delle band power metal americane più grosse, hanno passato l’ultimo decennio a brancolare nel buio. Nel 2001 è uscito Horror Show, l’ultimo album davvero degno del nome Iced Earth, capace di giocarsela con i migliori lavori che il gruppo aveva messo in fila negli anni Novanta. Dopo l’uscita di quel disco a tema (ovviamente ispirato a film e letteratura horror), per gli Iced Earth e per il boss Jon Schaffer è iniziato un periodo parecchio turbolento e travagliato. Prima ha lasciato la formazione la voce storica della band, Matt Barlow, che dopo l’11 settembre, preso da un fervore patriottico, si è arruolato nella polizia americana. Per The Glorious Burden, rimasto a metà strada, è arrivato l’ottimo Tim “Ripper” Owens, ma quel disco discreto (con qualche momento fantastico, e qui penso soprattutto alla trilogia epica Gettysburg) era tormentato soprattutto da una cosa. Schaffer si era evidentemente dimenticato di quel mix di aggressività thrash e melodia power metal che fin dagli inizi rendeva gli Iced Earth così unici. Nemmeno la prima parte della storia epica di Something Wicked, Framing Armageddon, ha funzionato granché meglio, ed è seguito pure il litigio con Owens e il suo addio alla band. Schaffer ha poi cambiato tanti membri quanti prodotti per la ricrescita dei capelli cambia Glanzkopf, e come per miracolo il figliol prodigo Matt Barlow è tornato negli Iced Earth. Purtroppo il suo ritorno non ha significato anche il ritorno della qualità: se n’è andato di nuovo con quello che è probabilmente il peggior album della carriera degli Iced Earth, The Crucible of Man. Era più che lecito chiedersi se, dopo un’uscita così mediocre, Jon avesse ancora modo di rialzarsi con gli Iced Earth, e soprattutto chi avrebbe preso il posto di Matt Barlow. All’inizio dello scorso anno al suo posto è arrivato Stu Block, cantante dei canadesi Into Eternity, e gli Iced Earth rinnovati e rinfrescati hanno pubblicato a ottobre scorso il decimo album in studio, Dystopia.
Viste le idee paranoiche di Schaffer sul “new world order”, il tema distopico era più che prevedibile, ed era solo questione di tempo prima che anche gli Iced Earth si buttassero nelle acque dell’antiutopia. Dopo il tiepidissimo e noioso The Crucible of Man ci si chiedeva se gli Iced Earth sarebbero mai riusciti a tornare sui sentieri della gloria passata, ma un barlume di speranza c’era: con quel disco Jon Schaffer ha chiuso la sua storia sul personaggio di Set Abominae, e con essa anche la scrittura di pezzi lenti, monotoni, atmosferici, quasi epici e ripetitivi, che non è riuscito a salvare nemmeno Barlow. Eppure Schaffer il suo personaggio non l’ha ancora seppellito del tutto, perché Dystopia parte proprio da dove si era chiuso The Crucible of Man con il pezzo Come What May, che dice che sono le azioni dell’uomo a decidere il futuro dell’umanità. La title track del nuovo album rivela poi che l’umanità vive in città-stato sotto un controllo simile a quello delle carceri. Ma Dystopia è comunque un grande passo nella direzione giusta: gli Iced Earth, nei panni di ribelli contro il sistema distopico, hanno ritrovato la forza e l’aggressività che ci erano mancate così tanto negli ultimi dischi. E se la scelta di Block come nuovo cantante aveva suscitato parecchio scetticismo, perché Stu, a giudicare da quello che faceva negli Into Eternity, sembrava forse un cantante power metal fin troppo classico, ogni dubbio viene spazzato via nei primi istanti del disco. Con la sua voce melodica Stu ha riportato negli Iced Earth energia e ferocia, ed è il principale responsabile della rinascita del gruppo. Block, attraverso innumerevoli momenti memorabili, mette in mostra tutto il suo talento vocale (senza dubbio uno dei più grandi della generazione più giovane) e possiede tutti gli attributi dei grandi cantanti degli Iced Earth del passato. Con un baritono possente, epico e drammatico, dall’intonazione più profonda, costruisce senza fatica una sinistra atmosfera “barlowiana”, con gli urli in falsetto da spaccare i timpani metterebbe in ginocchio persino Tim “Ripper” Owens, e allo stesso tempo con il suo “tenore” personale fa sì che le linee vocali scorrano come il lavaggio del cervello del Grande Fratello di Orwell o del Padre di Equillibrium. Stu ha portato senza dubbio una freschezza e una giovinezza di cui c’era un disperato bisogno in una squadra che il muschio stava lentamente ricoprendo e che già sapeva di cipressi. La destra di Schaffer falcia di nuovo tutto ciò che trova davanti, e i riff brutali potrebbero abbattere senza problemi la minacciosa architettura totalitaria. Tornano così i ritornelli “sing-a-long” epici e contagiosi che, grazie alla fantastica prova di Block, ti si piantano nelle orecchie, ma soprattutto i pezzi più veloci e aggressivi, che con il predecessore, capace di farti russare, ci erano mancati tanto. Schaffer ha fatto un’ottima mossa anche mettendo un po’ a tacere il suo ego megalomane e lasciando che anche gli altri membri partecipassero alla scrittura dei pezzi. Ben tre quarti dei testi li ha scritti Block, dimostrandosi efficace nel presentare il tema comune dell’album, che attinge parecchio dai film V For Vendetta, Dark City, Equillibrium e Soylent Green (cosa chiarissima già dai titoli dei pezzi); ha scritto anche la struggente ballata End of Innocence, cantata col cuore in mano, e l’ha dedicata alla madre malata di cancro. Si è messo in luce anche il chitarrista solista Troy Steele, che promette almeno quanto Randy Shawver, probabilmente il miglior solista degli Iced Earth. Steele ha confezionato assoli brevi ma incisivi e dinamici, ha firmato come co-autore l’ottima bonus track Soylent Green e con Schaffer forma un duo micidiale, che per tutto il disco infila riff melodici di grande livello e passaggi armonici.
Visto il tema dell’album, un futuro antiutopico, ci si aspetterebbe un disco cupo e depresso, e invece ne è lontanissimo. Attraverso le storie di eroi che si ribellano a un sistema tirannico dipinge un quadro ottimista e pieno di vita. Eppure, data l’essenza stessa dell’antiutopia, cioè la sottomissione di tutti i processi umani al sistema sociale e alla tecnologia, e a una cricca d’élite (militare) guidata da un leader carismatico il cui unico compito è schiacciare l’ultima essenza dell’individualità, ci si sarebbe giustamente aspettati un classico epos degli Iced Earth cupo e drammatico. Qualcosa nello stile di Dante’s Inferno o della trilogia Something Wicked avrebbe funzionato alla grande anche nel contesto tematico di Dystopia.
Eppure Dystopia è prima di tutto un disco che ascolti con piacere dall’inizio alla fine, e questo significa anche il grande ritorno degli Iced Earth e di Jon Schaffer nell’élite dell’heavy metal di oggi. Certo, Dystopia non porta niente a cui gli Iced Earth non ci avessero già abituato, ma dopo dieci anni di triste mediocrità è davvero bello sentire che a Jon non sono ancora finite le idee e la carica. Il calcio nel sedere di cui Schaffer aveva un disperato bisogno è arrivato dalla squadra ringiovanita, e spero che magari, per la prima volta in carriera, Jon si tenga stretta questa squadra e costruisca una band solida, che forse con Dystopia sta solo cominciando a dimostrare di cosa è capace. Come disse l’indimenticabile antieroe anarchico V: “…A building is a symbol, as is the act of destroying it. Symbols are given power by people. A symbol, in and of itself is powerless, but with enough people behind it, blowing up a building can change the world.” Dystopia non è solo un simbolo del genere, e l’ottima risposta dei fan è la prova che per gli Iced Earth è arrivato il momento di una nuova nascita.
Formazione
Jon Schaffer – chitarra, cori
Stu Block – voce
Freddie Vidales – basso, cori
Troy Steel – chitarra
Brent Smedley – batteria
Produzione
Jim Morris e Jon Schaffer
Tracklist
1. Dystopia
2. Anthem
3. Boiling Point
4. Anguish of Youth
5. V
6. Dark City
7. Equillibrium
8. Days of Rage
9. End of Innocence
10. Soylent Green*
11. Iron Will*
12. Tragedy and Triumph
13. Anthem (string mix)*
*bonus track nell’edizione digipak