… e Satana si mise a piangere (2010)

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Luogo: Gala hala (Metelkova) / Lubiana / Slovenia
Data del concerto: 22.11.2010
Pubblico: 150 persone
Prezzo del biglietto: 20€ (prevendita) / 24€ (la sera del concerto)

Cosa c’è di più deprimente di un lunedì nuvoloso e piovoso? Una marea di fedelissimi del black metal arrivati a Metelkova con un unico scopo. Vedere i loro oscuri eroi, i Gorgoroth.

Per via di spiacevoli intoppi, ci siamo persi l’esibizione degli spagnoli Noctem. Ci è toccato solo l’epico intro che si sentiva fuori dalla porta d’ingresso.

Per la band successiva invece le cose erano a posto, e anche per noi. Siamo entrati nel tempio del male e ci siamo beccati una band all’altezza dell’ambiente. Si chiamavano Cavus e arrivano dalla terra dei mille laghi, la Finlandia. Visto che il cantante se ne andava in giro di continuo tra il pubblico, sul palco in pochi l’hanno riconosciuto. Era truccato col corpse paint, e pure i suoi compagni di band. Non mancavano nemmeno i soliti bracciali pieni di borchie. Nonostante il black metal oggi sia diventato in gran parte sinonimo di cliché, e non sappia né riesca più a offrire niente di davvero sconvolgente, i Cavus la pensano diversamente. Mentre suonavano si sentiva anche un bel senso per l’incastro tra melodia e ritmica. Nonostante tutta questa atmosfera costruita con tanta audacia, il pubblico ha seguito il set in modo davvero statico. Di tutta la folla, solo tre invasati del black metal hanno sentito l’atmosfera al punto da scapocciare un po’ e dare così una minima scossa a quello che succedeva sotto il palco. Così i finlandesi hanno portato a termine la loro parte di concerto, durata una buona mezz’ora. E fidatevi di me: una band che merita ogni prova dal vivo.

Dopo la pausa è arrivata l’ondata nera, con tanto di capelli lucidi di gel che sono rifluiti compatti nella sala, perché a breve i diavoli della serata avrebbero cominciato a frustarli: i Gorgoroth. Ma per quanto si sforzino di essere cattivi con questo nome, ci riescono solo a metà, visto che il nome stesso è preso dal libro di Tolkien, Il Signore degli Anelli. Indica infatti l’altopiano che separa il Nero Cancello dal Monte Fato. Insomma… niente di poi così spaventoso. Ma siccome i media li descrivono come il male moderno in carne e ossa, dovevamo vedere con i nostri occhi se ci si può credere davvero. Suono sbilanciato. Le chitarre rombavano e, a dirla tutta, per tutto il concerto non si riusciva a distinguere nemmeno una melodia. Proprio tutto il concerto. Evidentemente erano loro, i Gorgoroth che dovrebbero far paura, ma la paura non sono riusciti a risvegliarla. Quando il cantante ha preso in mano il microfono si è capito che né dal palco né dalla prova vocale arrivava la vera chimica da concerto, quella che non ne voleva sapere di agganciare il consumatore e trascinarlo nel vortice di tutto ciò che ci si aspetterebbe di vedere sul palco dall’incarnazione di un gruppo del calibro dei Gorgoroth. Nemmeno una parola, neanche un “grazie” ai fan per essere venuti al concerto. Posso anche ricordare che foto e riprese erano vietate, come ci aveva già avvisato un cartello sulla porta davanti alla sala. Ecco perché abbiamo aggiunto le foto ufficiali, che sono di proprietà dell’archivio della band. Quindi… voce fastidiosa e musica monotona a causa di un suono sbilanciato per tutto il concerto: stavolta non hanno incarnato proprio al meglio il male della nostra epoca. Se il male è così noioso, allora che l’apocalisse non arrivi, perché al massimo si meriterebbe una sonora risata. Ogni fan di questa band sopravvalutata ha detto che erano bravissimi e che era felice di averli visti, in particolare il chitarrista Infernus, che è il fondatore dei Gorgoroth. Il momento più interessante dell’esibizione è arrivato quando il cantante ha iniziato a cantare in stile popolare norvegese. La ciliegina sulla torta della totale svalutazione del nome e dell’onore davanti al pubblico se l’è concessa il gruppo con un finale assurdo: dopo l’ultimo pezzo suonato hanno posato gli strumenti con freddezza e se ne sono andati dietro le quinte, mentre sul palco sono saliti i “roadie” a cominciare a smontare l’attrezzatura. A bocca aperta, ci siamo riversati fuori dalla sala, senza capacitarci di essere riusciti a restare lucidi e calmi di fronte a una tale dimostrazione di maleducazione da parte della band. E vi dico ancora una cosa. Da principali protagonisti della serata, i Gorgoroth hanno concesso al pubblico appena mezz’ora della loro musica. Esiste una parola più amara di “maleducazione”? Gli “headliner” di solito preparano per il loro concerto almeno un’ora di repertorio. Che i Gorgoroth abbiano suonato una scarsa mezz’ora è una vera vergogna per la band, e non evoca nemmeno associazioni troppo piacevoli se si pensa a tutto il resto del mondo black metal di oggi.

Per il gran finale, fuori ci ha lavati ben bene la pioggia che si è riversata dopo il concerto. Speriamo solo che il seme di questa maledizione non si trasformi in una pianta di dimensioni smisurate. La prossima volta, se mai ci sarà, speriamo in uno spettacolo musicale di maggiore qualità. Fino ad allora, i ragazzi si diano una bella regolata. Dopo quello che abbiamo visto, sarebbe meglio che chiudessero almeno con la carriera live. Con esibizioni così e un atteggiamento del genere verso il proprio pubblico, si scavano la fossa da soli. Come tagliarsi il cordone ombelicale con le proprie mani. Solo al pubblico, infatti, possono essere grati per la loro lunga esistenza.

foto: Gorgoroth (archivio foto ufficiale della band)

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