Mr. Fantasy

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Autore: Peter Podbrežnik

Artista: Traffic
Etichetta: Island Records
Uscita: 1967
Durata: 33:54
Voto: 4.5/5

I leggendari padri britannici del rock progressivo, i Traffic, nella loro carriera relativamente breve, durante la quale si sono sciolti addirittura due volte, hanno registrato un sacco di materiale interessante, guadagnandosi per sempre un posto tra le band rock più apprezzate di tutti i tempi. D’altronde, da un gruppo di musicisti così talentuosi, tra cui spiccavano, oltre al batterista Jim Capaldi (purtroppo scomparso), soprattutto l’ottimo cantante, tastierista e chitarrista occasionale Steve Winwood, che aveva fondato la band dopo aver lasciato lo Spencer Davis Group, non ci si poteva aspettare niente di diverso.

Tra Winwood e Dave Mason, chitarrista, bassista e suonatore di sitar, anch’egli musicista versatile e dallo stile personalissimo, già durante la lavorazione dell’esordio era nata una rivalità sulla scrittura dei pezzi e sulla scelta di quelli da mettere nel disco. I due la pensavano diversamente anche sulla direzione futura della band. Mentre Winwood era sempre più attratto dal blues rock, Mason andava in fissa per il folk e la psichedelia e spingeva per continuare sulla strada art rock delle origini. Quella rivalità portò Mason a lasciare la band ancora prima dell’uscita del debutto, ma poi ci ripensò, tornò per un breve periodo nel 1968 e con loro pubblicò altri due album.

L’esordio dei Traffic, “Mr. Fantasy”, fu un frutto spassoso e curiosissimo della sperimentazione con il rock psichedelico, a cui, grazie a flauto e sassofono (sotto la regia del fiatista e organista Chris Wood), venivano aggiunti anche elementi folk: ne uscì uno degli album più importanti per la nascita del rock progressivo. In alcuni brani si sente anche il sitar di Mason, strumento che l’anno prima i The Beatles erano riusciti a rendere popolarissimo nel rock, e più in generale nella musica occidentale. La voce carismatica di Winwood regala ai vari pezzi un soffio di blues e soul, mentre il suo linguaggio chitarristico e quello di Mason concedono sorprendentemente poco alle tendenze blues rock, all’epoca popolarissime.

L’album è pervaso da cima a fondo da un’atmosfera tipicamente britannica: i testi sono pieni di quel classico umorismo nero anglosassone che sa tantissimo di campagna inglese, in particolare della contea del Berkshire, dove nel 1967 la band aveva la sua base. Va detto anche che, a differenza della maggior parte delle band psichedeliche dell’epoca, Pink Floyd in testa, nei Traffic non si avvertiva alcun influsso di sostanze di ogni genere e specie.

“Mr. Fantasy” è ricco di pezzi che sono presto diventati classici dei Traffic, anche se nell’edizione britannica originale non compaiono i loro tre primi singoli, amatissimi, “Paper Sun”, “Hole in My Shoe” e “Here We Go Round the Mulberry Bush”. Uno di questi classici è l’iniziale “Heaven Is in Your Mind”, che è anche il titolo dell’edizione americana dell’album e che conquista con un mix efficace di semplicità, ironia e impegno massimo di tutti i musicisti. Un elegante motivo di pianoforte viene arricchito da una melodia spiritosa di chitarra e da gustose armonie vocali, mentre Mason si mette subito in mostra con un assolo di chitarra di prima qualità. Che i Traffic fossero dei burloni incorreggibili lo dimostrano in modo lampante i due pezzi successivi, “Berkshire Poppies” e “House For Everyone”.

L’ode al papavero del Berkshire è una satira pungente sulla piccola borghesia inglese, che fa venire in mente il trotterellare dei cagnolini di corte della regina. Il canto beffardo e la melodia da circo del pianoforte, che col passare del tempo prende velocità ritmica e alla fine si trasforma in una burlesca dichiarata, con un’abbondanza di suoni grotteschi sullo sfondo, sono la ricetta giusta perché ancora oggi se la godano tutti quelli che nel rock sentono spesso la mancanza dell’umorismo. “House For Everyone” è un altro pezzettino dispettoso e scatenato, che suona come un incrocio tra una commedia e un film horror, come se i Monty Python incontrassero il conte Dracula. Stavolta in primo piano ci sono una melodia sbarazzina di sassofono e improvvisazioni di flauto, mentre Winwood si trasforma ancora una volta, con grande successo, in un narratore di storie del folklore inglese.

Con l’ottima ballata “No Face”, No Name, No Number”, portata da una malinconica melodia di mellotron e pianoforte e da una splendida prova vocale di Winwood, la band decide di colpo di farsi seria. “Dear Mr. Fantasy”, dominata da una furba fusione di folk e blues rock, è il classico dei Traffic più riconoscibile dell’album, e i membri della band, quarant’anni dopo, l’hanno dedicata al compianto Jim Capaldi. L’armonica scatenata e l’assolo di chitarra malinconico sono decisivi per fare di questo evergreen, di gran lunga, il momento più blues rock dell’intero disco. “Dealer”, condita di folk rock, ha una melodia saltellante di chitarra acustica e flauto e armonie vocali energiche. Ci si sentono tanti degli elementi che hanno contribuito alla nascita del folk prog rock.

“Utterly Simple” è di gran lunga il pezzo più psichedelico dell’album, sotto l’influsso più che evidente del «Beatle silenzioso» George Harrison, ed è intriso del sitar etereo di Mason e di un canto sereno. “Coloured Rain” è un tipico pezzo alla Winwood, con una prova vocale di prim’ordine e una melodia grintosa sull’organo di Wood, tra tante improvvisazioni interessanti di sassofono e chitarra. Nel folk rocker successivo, “Hope I Never Find Me There”, creano una melodia giocosa e pastorale e rispolverano il loro senso dell’umorismo affilato. Il brano strumentale conclusivo, “Giving to You”, è il pezzo più sperimentale dell’album, con ritmiche articolate e improvvisazioni spiritose, in cui per un attimo fanno capolino anche elementi di jazz, che diventerà una parte molto più importante del loro linguaggio musicale nei futuri album dei Traffic.

“Mr. Fantasy” è uno dei debutti più straordinari della storia del rock, che ha contribuito in modo decisivo  a rendere Steve Winwood un nome noto in tutto il mondo e resta ancora oggi tra i migliori lavori di questa leggendaria band. L’album ha superato alla grande la prova del tempo e ancora oggi entusiasma almeno quanto all’uscita, se non di più. Oltre alla tecnica eccezionale e ai talenti unici di tutti i membri, il merito va anche al loro fiuto per le melodie leggere e contagiose e a un umorismo da monelli, con cui non fu difficile conquistare un pubblico più ampio, pur restando abbastanza sperimentali da soddisfare ancora oggi i palati più esigenti del prog rock. A differenza della maggior parte dei loro coetanei, cioè degli altri pionieri più o meno leggendari del rock psichedelico e del futuro prog rock, i Traffic non hanno mai voluto appesantire gli ascoltatori facendogli scervellare troppo o mandandoli a caccia del “sesto senso”, offrendogli invece puro divertimento.

Formazione

Steve Winwood – voce, chitarra, pianoforte, armonica, organo, basso, percussioni
Dave Mason – chitarra, sitar, tambura, shakkai, mellotron, basso, voce
Chris Wood – flauto, sassofono, organo, voce
Jim Capaldi – batteria, percussioni, voce

Produzione

Jimmy Miller

Tracklist

1. Heaven Is in Your Mind (4:16)
2. Berkshire Poppies (2:55)
3. House for Everyone (2:05)
4. No Face, No Name, No Number (3:35)
5. Dear Mr. Fantasy (5:44)
6. Dealer (3:34)
7. Utterly Simple (3:16)
8. Coloured Rain (2:43)
9. Hope I Never Find Me There (2:12)
10. Giving to You (4:20)

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