Earth Rocker

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Autore: Sandi Sadar Šoba

Artista: Clutch
Etichetta: Weathermaker Music Records
Uscita: 15.03.2013
Durata: 44:16
Voto: 5/5

Ci sono band che vendono solo illusione, estetica fasulla e pochissima sostanza, ma al mondo esistono ancora dei titani che giurano soprattutto sull’essenza e, con le loro esplosioni d’anima, fanno vedere e sentire al mondo se stessi esattamente quanto vogliono loro, non quanto si aspetta l’establishment discografico e il solito pubblico sottonutrito e affamato di musica. Tra questi rientrano senza dubbio anche i ribelli del Maryland, una banda di reietti e barbuti che ha trovato il proprio baricentro nell’incredibile Neil Fallon. Il southern rock è sporco, ribelle e virilmente ruvido, e dopo più di due decenni di postura indipendente e rock con la schiena dritta restano incrollabili, saldi su questi postulati anche dopo dieci dischi.

Il tempo è una sostanza relativa, ma se pensi che dall’ultimo disco, quello dei bizzarri cugini dell’ovest, l’album Strange Cousins From The West, è passato parecchio tempo (quattro anni), molti si aspetterebbero una calmata, di quelle che con gli anni si fanno sempre più strada, e invece i Clutch hanno deciso ancora una volta di alzare il dito medio e fare qualcosa di totalmente loro. Earth Rocker è un ritorno ai pattern sonori dell’incredibile Blast The Tyrant, e Fallon e i suoi complici, pur di garantirsi un suono duro e compatto, si sono rifugiati ancora una volta nella tana-scantinato del mago della produzione Machine. Non aggiustare quello che non è rotto, e il risultato finale, come si addice al marchio Clutch, è dannatamente selvaggio ed elettrizzante! La ricetta del blues rock sporco irradia e penetra da ogni poro di questo getto di genialità testosteronica, e invece di una malinconia rallentata i Clutch, fin dal primo pezzo, pigiano solo l’acceleratore a tavoletta. Nove anni dopo i tiranni spazzati via, di mojo ce n’è d’avanzo, e i Clutch non riscrivono le loro epopee già scritte, ma combattono battaglie soniche nuove e freschissime! Blues da sbronza, rivolta, energia e sangue caldo dimostrano che oggi a Neil Fallon e al suo stile unico sono all’altezza pochissimi concorrenti, e anche nello scegliersi la squadra al suo fianco il destino è stato dannatamente generoso, perché i Clutch sono una formazione a cui, sia liricamente che sonicamente, non puoi rimproverare nemmeno un difetto.

E questo dall’intro in crescendo fino al cuore del disco con lo straordinario pezzo Earth Rocker! Batteria e basso, più due chitarre dannatamente succose, sprizzano cuore e potenza pura, e su questa tela, o meglio su questo telaio, si riversa con una sfacciataggine infernale, penetrandoti nella carne, la voce ruvida di Fallon, oratore eccezionale. Niente è lasciato al caso, e mentre batti il piede e ti si stampa sulle labbra un sorriso sempre più beato, si vede che il rock, nonostante gli anni venerabili, può essere ancora fresco e vivo! Crucial Velocity prosegue con una scopata sonica tantrica, dalla nitidezza straordinaria e dal suono sporco, e al fatto che la macchina dei Clutch suoni ancora meglio contribuisce anche il tuning finale dell’eccezionale Machine. E in questo ruggito di bestia cromata tutto è assolutamente organico: elettronica, cosmetica e scorciatoie non ne troverai nemmeno per un grammo!

I momenti di estasi poi si susseguono, e tra gli eargasmi multipli spiccano gli sprazzi d’ispirazione blues all’armonica in D.C. Sound Attack, e oltre al suono peloso delle chitarre va sottolineata anche la brillantezza ritmica del semidio Gaster dietro le pelli, grazie al quale l’imperativo da ballo di questo tuonante momento tettonico dell’anno è ancora più eccezionale! Gaster gioca con pelli e piatti, ci infila dei campanacci e ti porta in uno stato di incanto ipnotizzato totale. Unto The Breach rimette la composizione d’acciaio in marcia più alta, e siccome l’universo Clutch non sopporta le separazioni, il morso cromato risulta ancora più naturale. La sosta intermedia sul capolavoro blues dai toni da ballata Gone Cold ti porta davanti agli occhi socchiusi immagini di bracci di palude, nebbioline e odore di fumo e di virilità distillata, per colpa della quale io mi sono innamorato di questo mondo implacabile di bellezza crudele al primo ascolto. Il resto del viaggio, però, è meno morbido. The Face e Book, Saddle & Go sono due veri brillanti rock dell’amore redneck per il rock’n’roll, e sull’altare, sulla pietra sacrificale del rumore onnipotente si finisce volentieri per versare un paio di ettolitri di sudore e del proprio sangue – stavolta in nome della possente Clutch, grazie alla quale il cuore finalmente torna a battere più bello e più forte! Cyborg Bette è l’equivalente degli AC/DC sotto steroidi, i Clutch hanno pavimentato a modo loro, in maniera inconfondibile, un proprio tratto di autostrada per l’Inferno, e la Route 666, miei cari, passa direttamente per Germantown, nel Maryland! Dopo Oh, Isabelle si può dare solo un’ultima sottolineatura: che i Clutch non si nascondono dietro scenografie sdolcinate e che tra le pecore non si infiltrano mai travestiti da Backa Jona, ma restano fedeli al loro istinto e al loro pelo da lupo, ce lo ricorda solo l’ultimo canto del disco, da lupo e non da cigno, con il pezzo The Wolf Man Kindly Requests …

Signore e signori, la diffidenza verso questa band e questo disco non ha motivo di esistere! Così come non ha motivo la fede traballante nel fatto che questi barbuti facciano tutto dannatamente sul serio! I Clutch, nonostante i 23 anni sulle spalle, si sono costruiti una pelle tale da spazzare via e fare piazza pulita senza fatica di tutti questi mordicchiatori sdentati. L’arnese e l’arma per fare i conti con la concorrenza, sia dal mondo del rock che dai generi più metallizzati, è una sola – il colpo organico di un duro, eretto membro dell’anima che, grazie alla buona struttura muscolare, spazza via con tanta facilità il 99 % della concorrenza già al primo affondo. Il restante per cento sono fratelli di fede e di potenza musicale, ed è proprio grazie a titani così che ogni tanto posso ritrovare la fede nel fatto che i miracoli accadono ancora, e anche i dischi eccezionali senza un grammo di mollezza! I Clutch ne sono la prova empirica, brillante eruttivo di passione incandescente, e il disco Earth Rocker è il nuovo, decimo vangelo, con cui il contatto con il paradiso del rock è di nuovo possibile!

Formazione

Neil Fallon – voce, chitarra, tastiere
Tim Sult – chitarra
Dan Maines – basso
Jean-Paul Gaster –batteria

Produzione

Machine & Clutch

Tracklist

  1. Earth Rocker
  2. Crucial Velocity
  3. Mr. Freedom
  4. D.C. Sound Attack!
  5. Unto the Breach
  6. Gone Cold
  7. The Face
  8. Book, Saddle & Go
  9. Cyborg Bette
  10. Oh, Isabella
  11. The Wolf Man Kindly Requests …
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