El Kachon: In the Bush
Etichetta: Multi Records
Data di uscita: luglio 2013
Produzione: El Kachon
Durata dell’album: 38.42 min
Genere: Blues / Rock
Hai voglia di qualcosa di fuori dall’ordinario? Qualcosa che girava di continuo sulle frequenze radio nei primi anni Settanta, o addirittura a cavallo tra i Sessanta e i Settanta? Quando il rock era giovane, spensierato, quasi innocente, e se ne andava libero e sfrontato sulle ali del lavoro da pionieri di musicisti dal talento geniale che lo creavano? Ecco, un album intriso di blues (e di progressive) dei El Kachon, band di Dolenjske Toplice. La Bassa Carniola? Laggiù sono sempre stati legati ai suoni blues. E quel angolo di Slovenia ha già dato in passato anche qualche ottima band, come i Drevored. Da quelle parti c’è sempre stato un bel numero di fan di gruppi come Lynnyrd Skynnyrd, Govt ‘n’ Mule, The Allman Brothers Band, e non mancavano nemmeno quelli che giuravano sui Grateful Dead e compagnia…
Quando parte «In the Bush», in testa ti saltano subito le figure di opere musicali uniche e d’autore dell’era preistorica della musica, dagli Allman Brothers Band (l’iniziale Snakebite, impregnata fino al midollo del delta del Mississippi) fino agli elementi psichedelici della musica d’antan degli Iron Butterfly… Detto alla buona, ovviamente… Si tratta di un disco uscito circa 43 anni dopo quando avrebbe dovuto. Di erotismo, di figure ruvide da “macho” e di tutti gli ingredienti essenziali che nascono dalla piattaforma del blues, quelli per cui sono famose le creature più illustri della storia del rock, a “In The Bush” non manca proprio niente. Ed è proprio questo il carattere principale del disco: si può parlare di un lavoro che porta al massimo grado l’autenticità e la sincerità dell’espressione musicale.
La produzione è esattamente ciò di cui ha bisogno questa musica per respirare a pieni polmoni! Ha catturato tutta l’autenticità dal vivo! Hai la sensazione che il disco sia stato suonato in studio come fosse un concerto. Un suono vivissimo, dinamico, compatto e decisamente colorato, dai contrasti marcati. Una linea ritmica calda, attraversata da un basso melodico e mosso, che scorre morbido ed elastico, il tintinnio metallico e non lucidato della chitarra elettrica che cerca un’organicità purosangue e genuina, senza nascondersi dietro la distorsione. Il lavoro delle chitarre ha una forza e una qualità rare. Ogni piccolo passaggio di raccordo tra i brani viene insaporito da un ornamento solistico. Già questa caratteristica svela la natura dei musicisti, che si divertono davvero a pieno sangue nel loro lavoro e ci mettono dentro il massimo della creatività.
Nelle parti strumentali i brani cercano quasi una vivacità progressive. Si ha la sensazione che dal vivo gli El Kachon riescano a tirare fuori da questo punto di vista molto più di quanto offra il disco in studio. Certo, l’album è fatto per essere ascoltato e negli arrangiamenti serve una giusta (media) misura, cosa di cui i membri della band sono ben consapevoli, ma alcune sequenze dei pezzi, soprattutto nelle parti strumentali, mostrano chiaramente che si tratta di un’ottima jam band, a cui la miccia della dinamite non manca mai e che sa sviluppare una sua storia musicale, nella quale “si seppellisce con le idee” con un’ispirazione bella piccante, quando si tratta di mostrare la chimica nel modo di suonare gli strumenti.
La band stende con grande furbizia sotto la trama ritmica principale le percussioni, e in tutto questo si annida con maestria una linea di basso melodica e dal sangue caldo, che riempie con efficacia e gratitudine lo spazio espressivo disponibile (What If). Vivo più che mai. Anche sul piano vocale gli El Kachon hanno pensato a tutto. Sette persone e, ovviamente, l’uso di più voci soliste. Duetti combinati e simili. In A New Mistake, che unendo melodia contagiosa e ispirazione blues sarebbe stata il singolo perfetto per presentare il disco, i due elementi sono incrociati così bene che il contrasto tra la voce principale femminile e quella maschile è eccellente. Allo stesso modo il gruppo ha un ottimo senso per vivacizzare la traccia vocale principale armonizzandola con le voci di accompagnamento (What If). Se la cattiva, cruda e scattante Snakebite ha aperto l’album con un eccesso di «ruvidità macho» (prima della fine, in questa cattiveria, le si avvicina davvero Come And Get It), la successiva Don’t Start, guidata da una forma ritmica funkeggiante e da una voce femminile, è il vero negativo melodico e contrastante dell’opener Snakebite, che già nell’introduzione evoca in un attimo i due volti espressivi della storia degli El Kachon. Ancora una cosa. L’inglese al settetto riesce benissimo!
Gli El Kachon funzionano decisamente come una vera mini orchestra blues progressive. Lo sfondo dell’accompagnamento l’hanno rafforzato con una chimica di comunicazione reciproca tra tastiere (organo), fiati e, ovviamente, chitarra elettrica non patinata. Un esempio perfetto di arrangiamento efficace brilla in uno dei brani più riusciti dell’album, Everything I Get, con un solido sostegno funk blues! La band non nasconde figure scherzosamente maliziose quando sfiora un civettuolo concentrato di blues rock (il brano Solo Moon). Same Time Same Place è una marcetta power blues rock che non avrebbe problemi a sostituire Snakebite in apertura d’album. Sul disco ci imbattiamo di nuovo in momenti benefici e sognanti, come la conclusiva One Fine Day, dove all’ascoltatore viene avvicinato il lato morbido e sottile della band. In questi punti la guida passa a una voce femminile dolceamara ma sentita fino in fondo, mentre gli strumenti (gli ornamentali inserti solisti di chitarra e tastiere) si adattano con souplesse a questa morbidezza, con finezze particolarmente sottili di sfumature sonore che suonano naturali. Semplice. La chimica operosa del settetto rende al massimo, ed è per questo che l’album ti conquista in un attimo con la sua sincera autenticità musicale.
È difficile racchiudere in modo concreto e univoco la storia dell’album «In the Bush», perché se ne frega altamente di tutte le tendenze di oggi e prende a modello solo il modo autentico di esprimere ciò che detta il cuore dei suoi creatori. Un album di specificità assolute, perso nel tempo e nello spazio, che per di più arriva dalla Slovenia! Considerando che la band è nata nel 2011, i musicisti si erano temprati prima in altre formazioni e si sono portati dietro una quantità enorme di idee, esperienze e conoscenze, ma soprattutto hanno messo insieme talenti eccezionali in un corpo compatto chiamato El Kachon. Lo spirito di squadra del settetto è straordinario e hai la sensazione che niente al mondo possa romperlo.
«In the Bush» è decisamente un colpo da maestro per la scena musicale slovena e uno dei migliori dischi arrivati sul mercato musicale sloveno nel 2013. Una band che può dare lezioni ad altre in molti attributi elementari e creativi di una scrittura musicale sana e autentica. Detto semplicemente. Una chimica brillante e irripetibile non funzionava in modo così fresco, corroborante e travolgente da tanto tempo come con gli El Kachon e l’album «In the Bush»!
autore: Aleš Podbrežnik
voto: 10 / 10
Tracklist:
1. Snakebite
2. Don’t Start
3. Everything I Get
4. Solo Moon
5. Same Time Same Place
6. Still
7. A New Mistake
8. What If
9. Come And Get It
10. One Fine Day
Formazione:
Tina Gerbec Radaković – voce solista nei brani n. 2, 3, 6, 9 e 10
Tomi Perinčič – chitarra, voce solista nei brani 1, 4, 6 e 8
Andrej Barbič “Krt” – chitarra, voce solista nel brano n. 5
Mladen Cetina – tastiere
Dejan Gerbec Radaković “Sondža” – basso, voce solista nei brani 1, 7 e 9
Primož Malenšek “PimpS” – percussioni
Žiga Dobravc – batteria
MUSICISTI OSPITI:
Boris Peternelj – tromba nei brani 3 e 8
Vasko Blaj – sassofono nei brani 3 e 8
Sonja Benčina – trombone nei brani 3 e 8
Rado Božič – arrangiamenti per fiati
Ajda Božeglav – voce di accompagnamento nei brani 4, 6, 7, 8 e 10
Simona Lešnjak – voce di accompagnamento nei brani 4, 6, 7, 8 e 10