Elton John dice addio alla sua strada di mattoni gialli (2019)
Luogo: Vienna / Wiener Stadthalle (Halle D) / Austria
Data: mercoledì, 01.05.2019
La strada di mattoni gialli non porta solo a Oz: nella carriera che si snoda dal 1962, a percorrerla è stato anche il sommo Elton John in persona. Il grande cantautore britannico, una figura che è una delle definizioni fondamentali del pop, ha sentito che, almeno sul piano dei concerti, stava arrivando piano piano alla fine del cammino. Quest’anno uno dei cantautori di maggior successo commerciale di tutti i tempi ha compiuto la venerabile età di 72 anni e lo scorso settembre è partito per il suo ultimo tour, intitolato Farewell Yellow Brick Road. Gli ultimi concerti di Elton John in questo tour dovrebbero essere nel 2021. A metà marzo la prima parte del tour si è chiusa negli Stati Uniti e, dopo una pausa di un mese, si riparte. Sul suolo del vecchio continente. Le prime due date portano nella capitale austriaca, Vienna, dove Elton John ha fatto il tutto esaurito per due serate nella celebre Wiener Stadthalle, per la precisione nella Halle D, che ammassa fino a 16.000 spettatori.
Già nella prima delle due serate viennesi sold out, il signore ha messo in piedi un concerto-maratona di oltre due ore e mezza, in cui ha ripercorso i capitoli più celebri e più clamorosi, in termini commerciali, della sua longeva e prolifica carriera. In carriera ha venduto, tenetevi forte, oltre 300 milioni di album e raccolto una marea di premi prestigiosi, a cominciare dai cinque Grammy, e ha ricevuto anche il titolo di cavaliere.
Il palco sensazionale, dotato di un pittoresco e ampio schermo scenico, era pensato anche per dare l’illusione di una specie di specchio, di un riflesso dell’immagine. Alle sette e mezza di sera, quindi, si parte. Elton John sulla sinistra, dietro il suo pianoforte, in compagnia della sua celebre band, dove accanto a lui fanno squadra il leggendario batterista Nigel Olsson, i percussionisti Ray Cooper e John Mahon, il tastierista aggiuntivo Kim Bullard e il bassista Matt Bissonette. Il chitarrista di lunga data Davey Johnstone, invece, per “rimettere a posto” qualche problema di salute, è stato sostituito in formazione temporaneamente, solo per alcune date della parte europea del tour, da John Jorgenson, che con Elton aveva già collaborato tra il 1995 e il 2000.
Ovviamente a noi interessava soprattutto la forma del giorno del leggendario Rocket Man. Il tipo ha ancora tutta la grinta di quella voce gigantescamente carismatica che gli ha portato la fama. Già dall’intro dell’opener Bennie And The Jets, in mezzo a tutto il delirio sprigionato dal pubblico, saltavano all’orecchio le urla isteriche delle ragazze, a conferma dell’incredibile popolarità di questo musicista. Solo all’inizio si sentiva che la voce aveva bisogno di un po’ di riscaldamento, poi Elton ha mantenuto per tutto il tempo il suo carisma, la sua forza e il suo fascino, che caratterizzano la potenza espressiva e la grinta di questo cantante, così come li conosciamo da una carriera lunghissima. Vellutato, magico, contagioso. Tutto insieme. Naturalmente con un piano suonato in modo superbo, dove, nonostante le mani non proprio lunghe, ha sempre stupito con un’abilità incredibile. E con un senso innato per la resa musicale ottimale. Anche al concerto di Vienna, nei passaggi strumentali in cui gli si apriva lo spazio per improvvisare al piano, ha dato prova di un’armonizzazione musicale asciutta e decisa e di un abbellimento dei pezzi, scegliendo strutture melodiche dall’orecchiabilità micidiale.
Elton John dal vivo esegue i suoi pezzi in modo sensibilmente e percettibilmente diverso da come li conosciamo dagli originali in studio o dagli hit radiofonici. Per lo più sono tutti un po’ dilatati, con un dialogo continuo, giocoso e scintillante fra tutti gli strumenti, che tocca i suoi picchi soprattutto nei mid eight e nelle code allungate, che gravitano verso la commedia da jam. I brani sono suonati più veloci e hanno un tocco marcato di furbizia jazzistica, che gli sta benissimo, e si sente come la squadra, con Elton in testa, si diverta un mondo a eseguire pezzi così affilati e rodati. L’affiatamento della band è incredibile e di sbavature neanche l’ombra. Jorgenson durante il concerto ha cambiato un’intera serie di chitarre e in Tiny Dancer ha tirato fuori anche la steel pedal guitar. Il gruppo dei musicisti di accompagnamento ha completato Elton John in modo fenomenale, soprattutto nelle armonizzazioni della sua voce principale. Al leggendario musicista, la cui voce negli anni si è fatta più matura, più piena e un filo più bassa, questo è tornato parecchio utile soprattutto nella parte finale del suo incredibile concerto, quando la voce mostrava qualche lieve segno di stanchezza e lui adattava le linee vocali per restare nel registro medio (Crocodile Rock, Saturday Night Is Alright For Fighting). Lo stesso vale per il falsetto di Elton (parti di Goodbye Yellow Brick Road).
Elton John, che con la sua genialità di compositore è di fatto uno dei più grandi hit maker mai passati su questo pianeta, è sempre stato un celebre glam man. Anche nei periodi in cui rinunciava ai costumi di scena stravaganti, provocava almeno con la sua famosa collezione di occhiali dal design più sballato e sempre volutamente oversize. Anche in questo tour durante il concerto Elton cambia parecchi paia di occhiali, oltre a qualche capo sfavillante, che è naturalmente un mix di eleganza, glam e un tocco di psichedelia a cavallo tra i sessanta e i settanta. Il primo premio va al pacchiano completo azzurro cielo che ha indossato nel bis, quando ha suonato Your Song e il culmine finale dell’odissea concertistica, cioè in pratica il pezzo centrale della serata, l’indimenticabile Goodbye Yellow Brick Road.
Le condizioni sonore all’inizio hanno un po’ sorpreso, perché il gruppo non era amplificato al volume ottimale per un palasport. Fino al quinto pezzo il tutto suonava un filo troppo basso, poi la situazione è cambiata sensibilmente: con più decibel liberati l’adrenalina è finita subito nelle vene del pubblico affamato di rock’n’roll, che ne ha ricevuto dosi generose. Insieme a tutti i momenti giganteschi del fascino da ballad di questa voce unica e incredibilmente ben tarata, che è sempre stata, e resta, la nostra fedele compagna radiofonica.
Elton John resta un grande signore, davanti al quale, per tutto quello che è e che ha fatto, ci si può solo inchinare con rispetto. La serie di messaggi forti che l’enorme schermo sullo sfondo della scenografia proponeva con tanta fantasia e ironia è importantissima in questi tempi malsani e instabili, perché rompe i tabù, scuote e allarga la nostra coscienza, invita ad accettare, a liberarsi, alla tolleranza, alla riconciliazione e, ovviamente, ad abbandonarsi fino in fondo all’amore vero e incondizionato. Nella pausa prima di Believe, poi, Elton ne ha approfittato anche per fare un po’ di pubblicità alla sua fondazione benefica, dedicata alla lotta contro l’AIDS. In generale Elton ha sfruttato le pause per introdurre il significato dei pezzi che stava per suonare, condendo sempre i suoi discorsi, con abilità, col suo senso innato dell’umorismo. Intensità e follia a Elton durante il concerto non mancano. Mentre suona si trasforma persino in un bambino vero e proprio e, a fine pezzo, solleva teatralmente piano il coperchio del pianoforte e lo sbatte giù, ancora più teatralmente, in un attimo.
Rocket Man sedeva al pianoforte, che era mobile.Un paio di volte durante il concerto lo ha portato da sinistra a destra dell’ampio palco e ritorno. Continui giochi di luce, ricchi e dinamici, con effetti illusori di mistero, curati da nebbioline fino all’altezza delle ginocchia, in mezzo alle quali Elton John sembrava “navigare” sul palco col suo pianoforte. Sul finale il celebre musicista si è tolto il cappotto rosa con riflessi blu e la scenografia, con lui semplicemente avvolto in una tuta, l’ha portato attraverso una porta in cielo, tra le stelle, e con questo si è chiusa anche l’esperienza quasi tre ore con la leggenda.
Elton John si è esibito nel 2011 alla Stožice di Lubiana. In questo tour d’addio, in Slovenia non passerà, ma il 03.07.2019 farà tappa a Graz, nell’area fieristica, ovvero nella location chiamata Messe Graz Open Air. Fatevi un favore e saltate al volo fino alla vicina Graz per l’ultimo incontro con questo artista eccellente e unico, cittadino del mondo dalla grinta incredibile, in compagnia dei suoi indimenticabili hit che fanno battere forte il cuore. Nel repertorio eccezionale con cui Elton John ci ha portati, nello spettacolo di Vienna, in questo suo ultimo viaggio lungo la strada di mattoni gialli, per un attimo è mancata solo Blue Eyes, ma dopo quasi tre ore di musica, senza un attimo di pausa, è una sciocchezza che non vale nemmeno la pena di citare. Un concerto di Elton John resta un’attrazione a sé e un’esibizione brillante senza paragoni.
autore: Aleš Podbrežnik
foto: Aleš Podbrežnik
Scaletta:
1. Bennie and the Jets
2. All the Girls Love Alice
3. I Guess That’s Why They Call It the Blues
4. Border Song
5. Tiny Dancer
6. Philadelphia Freedom
7. Indian Sunset
8. Rocket Man (I Think It’s Going to Be a Long, Long Time)
9. Take Me to the Pilot
10. Someone Saved My Life Tonight
11. Levon
12. Candle in the Wind
13. Funeral for a Friend/
14. Love Lies Bleeding
15. Burn Down the Mission
16. Daniel
17. Believe
18. Sad Songs (Say So Much)
19. Don’t Let the Sun Go Down on Me
20. The Bitch Is Back
21. I’m Still Standing
22. Crocodile Rock
23. Saturday Night’s Alright for Fighting
—bis—
24. Your Song
25. Goodbye Yellow Brick Road
























