Steeleye Span: Hark! The Village Wait
Data di uscita: giugno 1970
Etichetta: RCA
Produzione: Sandy Robertson e Steeleye Span
Durata: 38:52
Genere: British folk rock / folk rock
Voto: 7.5/10
Gli Steeleye Span, insieme ai Fairport Convention i rappresentanti più importanti del folk rock britannico, nascono nel 1969, quando il bassista Ashley Hutchings lascia i Fairport Convention per costruirsi un approccio tutto suo al folk rock. Lo fece nonostante i Fairport Convention avessero appena vissuto, nel 1969, il grande exploit commerciale con il classico »Liege & Lief« (1969): lo tormentava ancora il ricordo della tragedia del 1968, quando il batterista Martin Lamble era morto in un incidente d’auto, mentre i tre membri rimanenti dei pionieri del folk rock britannico se l’erano cavata, per fortuna, con qualche ferita. Con gli Steeleye Span, Hutchings portò avanti la sua visione di un folk rock britannico delle origini, dal quale, a suo avviso, i Fairport Convention si erano allontanati troppo nel periodo subito prima della sua uscita.
La particolarità della formazione originale degli Steeleye Span, che nel 1970 incise l’esordio »Hark! The Village Wait«, era che Hutchings nella band faceva da ‘reggicandela’ addirittura a due coppie: il chitarrista/cantante inglese Tim Hart e la cantante inglese Maddy Prior, e il chitarrista/cantante irlandese Terry Woods e la cantante irlandese Gay Woods. Come di solito succede in situazioni simili, in perfetto stile ‘soap opera’ le due coppie hanno cominciato a litigare sul processo creativo. Finite le registrazioni dell’esordio degli Steeleye Span »Hark! The Village Wait«, i due irlandesi se ne sono andati per la loro strada. Woods negli anni Ottanta sarebbe diventato noto per la collaborazione con i The Pogues.
»Hark! The Village Wait« è stato, fino a »Time« (1996), che ha segnato il breve ritorno della Woods, l’unico album degli Steeleye Span con due cantanti donne. Maddy Prior, oggi l’unica componente originale degli Steeleye Span, dopo l’addio della Woods si è imposta in fretta come voce principale, mentre alcune parti cantate su singoli pezzi sono state messe a segno anche dai due chitarristi. Ai tamburi, come ospiti, Gerry Conway e Dave Mattacks, che si sarebbero poi fatti un nome come membri dei Fairport Convention e dei Jethro Tull.
»Hark! The Village Wait« era un album di folk rock britannico tradizionale, a prevalenza acustica, con una valanga di arrangiamenti di mandolino, chitarra acustica, banjo e flauto. I passaggi di chitarra elettrica c’erano più che altro per scena. Una delle chicche principali di questa incarnazione degli Steeleye Span erano le armonie vocali corali femminili, che incantano in pezzi come »My Johnny Was a Shoemaker« e »One Night as I Lay on My Bed«. Mentre i Fairport Convention si erano messi molto presto a sperimentare con elementi di rock progressivo, gli Steelye Span nei primi anni erano decisamente più ‘tradizionalisti’, cosa che si sente chiaramente in brani come »Two Corbies«, che avrebbe potuto essere stato scritto in piena era vittoriana. »Lowlands of Holland«, dove a colpire sono soprattutto le armonie epiche dei mandolini, è stato uno dei vertici di »Hark! The Village Wait« e uno dei pochi pezzi all’altezza dei Fairport Convention dell’era »Liege & Lief«.
Nel loro solido esordio, gli Steeleye Span stavano ancora imparando i trucchi del folk rock britannico e piano piano costruivano il loro sound inconfondibile. »Hark! The Village Wait«, che per lo più si atteneva rigidamente alle norme del folk rock delle origini, conteneva sì qualche perla che sarebbe poi finita nei loro concerti dal vivo, ma la frattura creativa tra le due ‘fazioni’ maschio-femmina si sentiva a tratti troppo, e ogni tanto sembrava che l’album l’avessero registrato due band diverse. Dopo l’addio dei coniugi Woods, Hutchings, Hart e Prior hanno chiamato per la nuova versione degli Steeleye Span il violinista Peter Knight, che nella band è rimasto per più di quarant’anni, e il chitarrista/organista Martin Carthy, che hanno garantito alla band di culto stabilità almeno per un po’.
Autore della recensione: Peter Podbrežnik
Tracklist:
1. A Calling-On Song (1:12)
2. The Blacksmith (3:40)
3. Fisherman’s Wife (3:14)
4. Blackleg Miner (2:47)
5. Dark-Eyed Sailor (5:58)
6. Copshawholme Fair (2:34)
7. All Things Are Quite Silent (2:39)
8. The Hills Of Greenmore (4:01)
9. My Johnny Was A Shoemaker (1:11)
10. Lowlands Of Holland (6:00)
11. Twa Corbies (2:06)
12. One Night As I Lay On My Bed (3:30)
Steeleye Span:
Ashley Hutchings – basso
Maddy Prior – voce solista, cori, banjo a 5 corde
Tim Hart – voce solista, cori, chitarra, banjo a 5 corde, elettrica, lead (4) & backing vocals, guitar (2,4,7,8), 5-string banjo (3), electric dulcimer, tin whistle, armonium
Terry Woods – chitarra, mandola, banjo a 5 corde, concertina e mandolino, cori
Gay Woods – voce solista, cori, autoharp, concertina, bodhrán
Musicisti ospiti:
Gerry Conway – batteria (2,3,5,6,7,8)
Dave Mattacks – batteria (4,10,11,12)