Ending Themes (On the Two Deaths of)
Artista: Pain Of Salvation
Etichetta: Inside Out Records
Uscita: 2009
Durata: circa 200 minuti
Voto: 4/5
I Pain Of Salvation sono una delle formazioni progressive più straordinarie emerse con il ritorno di interesse per questa etichetta di genere (stavolta in ambito metal). A riaccendere quell’interesse, con la loro presenza scenica, sono stati soprattutto i Dream Theater all’inizio dei Novanta. I Pain Of Salvation sono una band con una visione musicale e un respiro fuori dal comune. Quando entri nel loro mondo, nel linguaggio unico e irripetibile del loro artigianato musicale, è come attingere a tutto il sapere di una sorgente inesauribile, che non smette mai di appagarti e di esaltarti. Oggi i Pain Of Salvation, per i messaggi di alto profilo, per la straordinaria perfezione – sia sonora che compositiva - e per l’intesa clamorosa di un quintetto capace di cogliere e seguire una mente creativa ispirata, moltiplicata per cinque teste, e nello stesso tempo di costruire e completare senza una sbavatura le idee fino a farne un pezzo di musica unico, stanno ai vertici assoluti dell’arte. Dell’arte così come la intende il rock. Sotto questo aspetto sono dei veri maghi della musica!
Solo nel 2005 la band si è lanciata nel suo primo vero tour europeo da headliner, portando in giro il quinto album in studio “Be” (2004). Il tour è andato alla grande, e non c’è da stupirsi, visto che con gli ottimi dischi usciti tra il 1997 e il 2004 si erano garantiti una base di fan fedeli, solida e sempre più larga.
Il primo dischetto di questo doppio DVD è un documentario di 80 minuti che ci porta dritti nel cuore di tutto quel dietro le quinte da cui l’appassionato di musica, che di norma entra in contatto diretto con la band solo quando si presenta al concerto con il biglietto in tasca, resta di solito escluso. La storia comincia nella campagna idilliaca della Svezia, dove incontriamo la band riunita per le prove di accordatura, mentre dispiega il suo arsenale di strumenti per calibrare dentro di sé l’essere fisico dei Pain Of Salvation. Lo spettatore/ascoltatore parte poi con la band alla volta del tour bus. Il film ci avvicina alla vita del gruppo e della sua squadra tecnica in tour, con una sfilza di dettagli curiosi: dalle abbuffate di ovetti Kinder al conteggio dei soldi incassati con il merch, dal raffreddore che Daniel Gildenlow cerca di scacciare all’occhio sinistro gonfio di suo fratello Kristoffer, fino ai vari metodi di rilassamento che i membri della band usano prima di salire sul palco. L’intero documentario è sostenuto da dichiarazioni molto personali dei membri della band sui singoli momenti della vita quotidiana in tour. Prima di passare al dischetto del concerto (il secondo), guardatevi assolutamente il primo, perché l’energia delle incarnazioni della band sui due dischetti è diversa. Come dice già il titolo del DVD, la divisione dei dischetti si riferisce alla doppia morte della band, ovvero alla doppia metamorfosi. Alla fine di questo tour la band ha congedato uno dei suoi pilastri, Kristoffer Gildenlow, per l’incompatibilità del “bioritmo quotidiano” del bassista, visto che il tipo vive a Utrecht (Paesi Bassi) mentre il resto della squadra, ovviamente, in Svezia. Una situazione tutt’altro che semplice, che i ragazzi, con Daniel in testa, hanno dovuto saper affrontare. Il peso di quella decisione e delle sue conseguenze è racchiuso nell’immagine che in quel momento la band è morta per la prima volta.
Il valore più grande di questo DVD, però, sta ovviamente nel secondo dischetto, che contiene l’intero concerto della band nel club Paradiso di Amsterdam, il 02.03.2007, nei Paesi Bassi. In quel tour la band presentava l’album “Scarsick” (2007). Nella formazione era già entrato il nuovo bassista Simon Andersson, al posto di Kristoffer Gildenlow. Poco dopo quel tour ha lasciato la band un altro membro senza cui i Pain Of Salvation sono davvero difficili da immaginare. È il batterista Johan Langell, arrivato nei Pain Of Slavation nel 1990, quando aveva appena 14 anni (Daniel allora ne aveva 16). Quindi parliamo di un membro che ha influenzato in modo decisivo il suono e l’immagine della band, ed è per questo che l’accenno di Daniel alla seconda morte della band, avvenuta con la sua uscita, è più che giustificato.
Finalmente siamo arrivati alle righe dedicate all’esecuzione live, all’audio e al video, il vero nocciolo della recensione di questo DVD. La sala del club Paradiso “a occhio” accoglie bene o male 1000 persone, contando anche i due balconi al primo e al secondo piano. Qualcuno è mai stato nella sala dello SKC a Belgrado? Se sì, avrete un’idea approssimativa: una sala dove si possono mettere in scena anche altri spettacoli (balletto, teatro, eccetera). Il pubblico è spinto tutto sotto il palco. Così non c’era posto né per i fotografi accreditati né per i cameraman. Per questo due telecamere sono state piazzate sul palco – a sinistra e a destra – e tre sui balconi. Due di queste ancora a sinistra e a destra della sala, la terza – proprio di fronte al palco, in fondo alla sala. I Pain Of Salvation non possono vantare un budget generoso che porti sul palco luci ricche e interessanti, effetti speciali e sorprese scenografiche. Durante il concerto assistiamo soprattutto a “esplosioni” monocromatiche di fasci di luce, bianca, rossa o blu, e una buona parte dello show si svolge con un’illuminazione tenue e d’atmosfera, o in momenti di buio totale, il che nel complesso dà a questa registrazione un’aria da “bootleg”, da “alternativo”.
Per le inquadrature, i cameraman sono stati ovviamente penalizzati: allo spettatore non offrono veri “close-up”, le telecamere si limitano a riprese da lontano che, proprio per questo, non regalano immagini di grande qualità, né come nitidezza né come inquadrature, perché la posizione distante fa perdere sensibilità alle scelte di campo. A salvare la situazione sono le due telecamere sul palco, che portano lo spettatore/ascoltatore dritto sul palco, dove può osservare da vicino i dettagli della presenza scenica dei singoli membri, quando sono al centro con il loro lavoro, ma anche quando si fanno da parte per bere un sorso d’acqua e simili.
Quello che dà a questa registrazione la sua vittoria e la sua grandezza è l’esecuzione del materiale. Merita un dieci pieno, cioè un voto immacolato: “eccellente”. Va tolta, ovviamente, la presenza di abbellimenti sonori aggiunti dopo in studio alle registrazioni grezze. L’audio è chiarissimo, ogni elemento si sente alla perfezione. Il capo della band, mente creativa e visionario musicale Daniel Gildenlow lascia letteralmente a bocca aperta lo spettatore/ascoltatore con la doppia perfezione di un cantante e chitarrista di primo livello fusi in un’unica persona. Il tipo sfrutta con abilità il talento naturale di una voce camaleontica fuori dal comune, che nell’esecuzione si trasforma spontaneamente attraverso mille volti, con un trasporto vero, spontaneo e totale. Daniel si muove come un pesce nell’acqua: dalla ruvidezza gutturale ed erogenamente maschile con cui detta autorevole l’immagine del pezzo, ai passaggi androgini, fino a sospiri quasi da ragazzina, o al calore del canto sussurrato e della narrazione, sempre però con la melodia in primo piano e, cosa essenziale, con l’accento sulle emozioni.
Ma senza una squadra rodata a livelli altissimi non sarebbe niente! In questa registrazione i Pain Of Salvation dimostrano un’intesa fantastica, offrono una perfezione musicale in termini di espressione, frutto di una brillante integrazione stratificata di approcci di generi diversi, che lascia a bocca aperta per la complessità di base e, nello stesso tempo, per la perfezione dell’esecuzione che il quintetto propone in ogni singolo punto della registrazione, soprattutto sul piano tecnico.
La registrazione del concerto tiene lo spettatore/ascoltatore sempre con l’attenzione altissima, soprattutto per il mare mosso di stati d’animo che ha catturato. Il concerto si apre di colpo, costruendo una cortina sonora massiccia come una valanga in Starsick (entrambi i chitarristi usano un’accordatura più bassa e chitarre a sette corde), sorprende con una svolta totale in America, con un tipo di ritornello che non nasconde il passato di D. Gildenlow nei The Flower Kings. La parte centrale della registrazione tocca la massima intensità delle atmosfere dell’album, soprattutto nel calo di tensione con New Years’s Eve, Ashes, Undertow e Brickworks 1. In questi momenti non è difficile salpare e lasciarsi andare completamente all’unicità dell’energia dei territori musicali dei Pain Of Salvation. Il “ritorno alla coscienza” è segnato da Chain Sling, speziata di orientale, e in quella direzione si va oltre quando il concerto vira verso il “crescendo” finale con le più taglienti Diffidentia e Flame To The Moth. Che quel giorno nel club Paradiso ci fossero veri fan lo conferma Disco Queen, pezzo dall’album “Scarsick”, che ha messo in piedi l’intera sala e ha dimostrato indirettamente che all’epoca della registrazione “Scarsick” aveva già fatto ottima presa sul pubblico.
Una band che non ha esattamente l’orecchio per il blues non ha potuto evitarlo del tutto nella cover di Hallelujah di Leonard Cohen, dove i ragazzi hanno addirittura vestito di gospel le linee vocali di accompagnamento. Naturalmente hanno superato ancora una volta la sfida con gran classe, perché si sono avvicinati al pezzo in modo genuinamente “painofsalvationiano” regalando un’altra esperienza musicale piena di spirito. Su tutta la registrazione aleggia un velo atmosferico che evoca il clima cupo e malinconico del “dolore della salvezza”. Come si conviene, insomma!
Gildenlow è un ottimo collante del concerto e ha condito l’esibizione con battute umoristiche, il che regala punti in più alla registrazione. Comunque, anche se i Pain Of Salvation hanno tirato per le lunghe l’uscita di questo DVD, spostandone la data più volte, il ritardo si è rivelato più che benvenuto, perché l’uscita ha colto il momento storico-evolutivo della chiusura del cerchio dell’incarnazione della band, quella che ha dato a questa formazione la visibilità sulla mappa musicale del pianeta e la grande stima negli ambienti musicali più ampi. Dopo la rinascita le cose non saranno mai più le stesse per i Pain Of Salvation. È un fatto incontestabile. Per questo il documento è ancora più importante nella collezione di lavori della band, e al tempo stesso è un tassello obbligato nella collezione di dischi di ogni purista e buongustaio della musica che per godersi la musica pretende solo il meglio! Godersi la musica in senso stretto, perché il livello stesso delle riprese video di questo concerto si poteva decisamente migliorare. Da qui anche il punto tolto al voto complessivo!
Formazione
Daniel Gildenlöw – voce, chitarra
Johan Hallgren – chitarra, cori
Fredrik Hermansson, tastiere, cori
Simon Andersson – basso, cori
Johan Langell – batteria, cori
Tracklist
DVD1 – The First Death Of
“SixWorlds/EightDays” (documentario di 80 minuti dal tour mondiale ’05, per la regia di Per Hillblom
DVD2 – The Second Death Of
“Touching You Harder: Live From Amsterdam”
01. Scarsick
02. America
03. Nightmist
04. ! (Foreword)
05. Handful Of Nothing
06. New Year’s Eve
07. Ashes
08. Undertow
09. This Heart Of Mine (I Pledge)
10. Chain Sling
11. Diffidentia (Breaching The Core)
12. Flame To The Moth
13. Disco Queen
14. Hallelujah
15. Cribcaged
16. Used