Enter K
Autore: Peter Podbrežnik
Artista: Hammill, Peter
Etichetta: Naive Records
Uscita: 1982
Durata: 42:34
Voto: 4/5
Con l’album »Enter K«, il leggendario tuono vocale dei Van Der Graaf Generator, Peter Hammill, ha aperto un nuovo capitolo della sua carriera musicale prolificissima e turbolenta, in cui questo ‘poeta postapocalittico’ ne ha viste di tutti i colori. Fu il primo album di Hammill per la Naive Records, l’etichetta fondata e diretta da Gordian Troeller, ex manager dei VDGG che negli anni Ottanta ebbe successo come manager del gruppo new wave Orchestral Manoeuvres in the Dark. Allo stesso tempo fu il primo di una lunga serie di dischi (fino alla fine degli anni Ottanta) in cui Peter guidò una band tutta sua, chiamata K Group, che mise in piedi nel 1981 per un tour.
La particolarità principale della band di Hammill era che ogni membro aveva un nome in codice: Hammill era K, il batterista Guy Evans si faceva chiamare Brain, il bassista Nic Potter era diventato noto come Mozart, mentre il chitarrista principale John Ellis rispondeva al nome di Fury. »Enter K« segnò la prima collaborazione di Hammill con il chitarrista Ellis, che prima si era fatto notare come chitarrista di un altro Peter fondamentale del mondo progressive rock, Peter Gabriel, sull’album »Peter Gabriel IV« (1982). David Jackson stavolta compare solo come sassofonista ospite su »The Unconscious Life«, »Don’t Tell Me« e sulla bonus track »Seven Wonders«.
Su »Enter K« Hammill ha proseguito la linea stilistica dei tre album in studio precedenti, il che significa che ogni tanto ha infilato anche qualche elemento new wave. Stavolta si è dedicato alle tastiere un po’ più del solito. Nonostante la presenza di un chitarrista principale, non ha comunque rinunciato a qualche improvvisazione specifica ogni tanto alla chitarra elettrica. Dalla produzione, a parte il ‘marchio’ sonoro delle tastiere, faresti fatica a capire che »Enter K« è stato registrato all’inizio degli anni Ottanta. Peter non si è curato granché delle tendenze musicali dell’epoca e ha portato solo cambiamenti minimi nel suo tradizionale approccio compositivo ‘postapocalittico’ e cupo.
Lo ‘strumento’ guida di tutti i brani è ancora una volta la voce inconfondibile di Hammill, con cui passa senza sforzo dalle vette celesti alle profondità infernali. »Paradox Drive«, intriso di influssi new wave, è un’apertura d’album eccellente. Dopo un’intro un po’ funky si passa a una sezione spigolosa con variazioni di chitarra incisive, mentre il furioso tremare delle corde vocali del ‘tuono’ cresce in proporzione diretta ai passaggi di batteria senza compromessi di Evans. Il motivo funky alla chitarra suona spassosissimo ed è l’unico raggio di luce in un’atmosfera altrimenti cupissima, quasi fatalista, mentre l’assolo di sintetizzatore finale porta con sé anche un leggero pulsare anni Ottanta.
»The Unconscious Life«, dove Jackson dà una mano con le sue acrobazie di sassofono, è una ballata al pianoforte tipicamente hammilliana, dal clima marcatamente malinconico e tetro, quindi non stupisce che l’abbia suonata ‘dal vivo’ tantissime volte e volentieri. »Accidents«, dove si sentono anche elementi new wave, ha un battito caotico con effetti di chitarra nervosi e cambi di tempo dinamici sotto il dettato implacabile della batteria di Evans, mentre il ‘dottor lingua tagliente’ fa di nuovo impazzire con la sua performance vocale da ‘camaleonte’. Anche sul relativamente incisivo »The Great Experiment«, grazie alle tastiere, si avverte un po’ di più quel retrogusto ambient new wave, mentre per il colpo di scena drammatico ci pensa, come da copione, il ‘tuono’ in persona, accompagnato da passaggi di chitarra impazziti.
»Don’t Tell Me« è un’altra ottima ballata a trazione pianistica, con il sassofono di Jackson come ospite e il maestro del canto al culmine del suo gioco vocale melodrammatico, che riflette la sua rassegnazione davanti a una relazione amorosa che si sfalda. La giostra malinconica »She Wraps It Up« conquista con la sua atmosfera struggente, in cui Peter, tra acrobazie vocali e commoventi arrangiamenti di pianoforte, racconta un’altra triste storia di ‘vampiri energetici’, anzi di una ‘vampira energetica’.
Il complesso »Happy Hour«, con i suoi quasi dieci minuti, è ormai ai confini dell’epopea prog, anche se si apre come una dolce ballata dal clima insolitamente sereno. Col tempo il maestro Hammill, con le sue opere d’arte vocali in cui si mescolano in contrasto empatia, sarcasmo e rabbia, sviluppa un’atmosfera epica, mentre le variazioni di chitarra acustica iniettano una dose generosa di finezza. La bonus track »Seven Wonders«, dove ci si può godere ancora una volta le prodezze al sassofono di Jackson, con le sue frasi di chitarra funky è un esperimento stilistico piuttosto insolito, mentre il cantante, compositore e poeta di culto con raffiche vocali da tuono ‘rimette subito le cose a posto’, perché questo brano orientato alla melodia non finisca per suonare troppo commerciale.
»Enter K« è stato un altro splendido colpo in studio di Hammill, che ancora oggi scuote per la sua straordinaria forza espressiva e per una profondità ambient da far invidia. L’influenza della tecnologia dei sintetizzatori anni Ottanta ha toccato appena il tradizionale approccio compositivo e di arrangiamento di Peter, così il flirt occasionale con elementi new wave è venuto fuori di buonissimo gusto. Il fatto che su »Enter K« con Hammill suonino tre ex compagni di VDGG, cioè Evans, Potter e Jackson, ha fatto sì che certi brani, soprattutto quelli con il sassofono di Jackson, ricordino a tratti quella cult band progressive inglese. A differenza della maggior parte dei musicisti che, dopo un lavoro di successo in un gruppo, a un certo punto se ne vanno per la loro strada, Hammill non ha mai provato a ‘scappare’ dal proprio passato musicale ed è rimasto irremovibile nel seguire le sue visioni compositive, del tutto personali.
Formazione
Peter Hammill – voce, chitarra, tastiere
John Ellis – chitarra solista
Nic Potter – basso
Guy Evans – batteria
David Jackson – sassofono in “The Unconscious Life” & “Don’t Tell Me”
Produzione
Peter Hammill
Tracklist
1. Paradox Drive (4:36)
2. The Unconscious Life (5:07)
3. Accidents (4:39)
4. The Great Experiment (5:14)
5. Don’t Tell Me (4:46)
6. She Wraps It Up (4:24)
7. Happy Hour (9:18)
8. Seven Wonders (4:27) (bonus track)