Entropia
Artista: Kumina.org
Etichetta: Autoprodotto
Uscita: 2009
Durata: 45:50
Voto: 4.2/5
La Scandinavia ha colpito ancora! Stavolta nella forma dei finlandesi kurmine.org, un’innovazione jazz-rock che dal 2006 calca le strade dei compagni di band dei Niacin, mescolata a elementi di ELP, dei Gong dell’era Pierre Moerlen, della Mahavishnu Orchestra e dei Pink Floyd. Il trio space rock formato da Ahmed Ahonen alle tastiere, Jukka Packalen alla chitarra e al basso e Matti Kanerva alla batteria, che suona con un approccio da standard jazz, in 3 anni di vita ha messo insieme abbastanza materiale per il debutto, uscito nel 2009. È nato “Entropia”.
L’album “Entropia” è completamente strumentale e le strutture dei brani sono estremamente complesse, come è tipico del genere. Kumina.org però non esagera: la complessità resta solo una conseguenza della buona musica, non il motivo per cui la si fa. Sul disco restano anche con i piedi ben piantati nel jazz-rock “vero”, quello degli anni Settanta, e per ora non si sono (e speriamo che resti così) beccati il cosiddetto virus metal che hanno tutte le band jazz-rock più recenti: quelle che si reggono solo sulla tecnica del chitarrista, che sfreccia sopra scale di ogni tipo. Kumina.org sceglie proprio l’opposto: la chitarra elettrica compare in pochi pezzi e Packalen spesso imbraccia il basso. E quando la chitarra c’è, ha un suono “vintage” da rock classico anni Sessanta e Settanta, che è sicuramente un gran punto a favore.
Già il brano d’apertura, “Toiset Seitseman Paivaa”, ci porta in profondità nel territorio fantastico del jazz-rock. Anche questo pezzo poggia pesantemente sulle tastiere, dal suono super “hammondiano”, e l’atmosfera è al top per tutta la durata, tesa, con un ritmo che non cala mai. Segue “Etydi”; la parola è la traduzione finlandese del termine francese per una sorta di composizione classica per pianoforte; qui Ahmed Ahonen si conferma una specie di burattinaio, un padrone che tiene tutti i fili in mano; Packalen al basso però dà tantissimo anche stavolta, e aggiunge al brano ulteriore energia. Il basso prende ancora più vita in “Flegmaatikko”, che tra l’altro è anche il brano più lungo del disco: quasi otto minuti. Proprio qui Ahonen si trasforma in Emerson (da qui anche il paragone con gli ELP, per il modo di suonare), si prende il ruolo da protagonista nel trio e brilla sotto i riflettori. “Flegmaatikko” è quindi senza dubbio uno dei capolavori del disco, dove nel loro ampio spettro di generi infilano pure, non ci crederete, il reggae. Segue la festaiola e solarissima, tutta in maggiore, “Tahdon asiaa”. A tratti il pezzo sfiora quasi la disco music, e ti verrebbe voglia di scendere in pista a mostrare cosa sai fare con i piedi. Ma l’illusione della disco svanisce in fretta, perché la composizione si trasforma in un thriller spaziale in minore, in cui Packalen torna a farsi valere con la chitarra elettrica. L’anima cosmica del suono “pinkfloydiano” prende ancora più vita verso la fine del brano, il che fa di “Tahdon asiaa” una vera ventata di freschezza nell’attuale scena progressive. Gli elementi reggae si sentono ancora di più nel brano successivo, “Rantapalloistuminen” (che ha un titolo piuttosto buffo, significa “starsene seduti sulla sabbia come una palla”). Stavolta la chitarra elettrica è di nuovo più in evidenza ed è lei ad aggiungere di più al sapore reggae di cui sopra.
La seconda parte, cioè la seconda metà dell’album, è un po’ più avanguardistica e sperimentale della prima. Il trio prova a navigare in acque ancora inesplorate del jazz-rock, ma alla fine le sfiora soltanto, e non c’è niente di male. La seconda metà contiene il brano in tre parti “Rytmo” (“Eutokia”, “Aavikkomato” e “Mihin hävisi beduiinin jalka?”), dove si concentrano gli inserti improvvisati più numerosi di tutto il disco, che mostrano un altro lato del trio. Negli altri due pezzi, “Puolestoista kerti” e “Seurausu”, la band torna comunque sulle strade della prima metà e segue quella linea jazz-rock armonica che ci aveva già presentato a dovere. Eppure il brano conclusivo “Seuraus” ha qualcosa di cinematografico, come i titoli di coda: un “outro” come si deve.
Con il suo debutto Kumina.org ha sicuramente attirato gli occhi degli ascoltatori, che la seguiranno fedelmente fino all’uscita del secondo album. Con “Entropia” hanno dato ai nostalgici un’altra ragione per continuare ad ascoltare musica nuova, e a chi ama la musica più recente hanno aperto uno sguardo inedito sugli stili del passato. Il trio ha di certo ancora tanti talenti nascosti e noi non vediamo l’ora che li tirino fuori. Se ci riusciranno, alla Finlandia si prospetta un altro nome riconoscibile accanto ai leggendari Wigwam.
Formazione
Ahmed Ahonen – tastiere
Jukka Packalén – basso, chitarra elettrica
Matti Kanerva – batteria
Produzione
kumina.org
Tracklist
1. Toiset Seitsemän Päivää (5:26)
2. Etydi (3:42)
3. Flegmaatikko (7:52)
4. Tahdon Asiaa (4:48)
5. Rantapalloistuminen (4:55)
6. Rytmo I (Eutokia) (2:33)
7. Rytmo II (Aavikkomato) (6:36)
8. Puolestoista Kerta (5:08)
9. Rytmo III (Mihin Hävisi Beduiinin Jalka?) (0:48)
10. Seuraus (4:02)