Epica: The Alchemy Project

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Etichetta: Atomic Fire
Data di uscita: 11. 11. 2022
Produzione: Epica e Joost van den Broek
Durata dell’album: 35.51 min
Genere: Metal sinfonico
Voto: 9/10


  Viviamo in un mondo che la società moderna e il turbocapitalismo stanno smontando pezzo dopo pezzo, mentre la pubblicità su ogni media ci vende la favola del successo individuale. Ma noi umani siamo animali sociali: per millenni siamo sopravvissuti come comunità, non come lupi solitari che vagano per i boschi. La collaborazione è il pilastro di ogni società che funziona, e gli Epica lo sanno bene. L’anno scorso la band ha festeggiato vent’anni di attività e alla festa ha invitato un bel po’ di musicisti incrociati lungo la strada in questi due decenni. Il risultato è l’EP intitolato ‘The Alchemy Project’.

  L’EP si apre con ‘The Great Tribulation’, una collaborazione con i death metaller sinfonici italiani Fleshgod Apocalypse. L’intro parte in puro stile Epica, con Simone e i cori, ma ben presto vira verso acque decisamente più cupe: sopra la furia dei blast beat si intrecciano alla grande, e ovviamente in netto contrasto, le voci di Simone e Francesco, mentre nelle parti corali si sente anche la potenza del soprano di Veronica Bordacchini.

“Dancing on ruins in search of more power
But we have forgotten to water the soil that forgives
Let it live”

  Mescolare musicisti così diversi con gli Epica porta inevitabilmente a deviazioni musicali a cui chi li ascolta di solito non è abituato, ma che possono essere parecchio interessanti. In ‘Wake the World’ ci sono infatti il cantante svedese Tommy Karevik (Kamelot) e il tastierista Phil Lanzon (Uriah Heep). Il pezzo resta sinfonico, ma più rock che metal, e le tastiere di Lanzon gli regalano un tocco decisamente progressive, mentre la voce power metal di Tommy va a braccetto con quella di Simone.

“Can we cure our pain with harmony?, (You are never gonna change your world)
Ride the waves, for human eyes remain to see, blindly, (You are vulnerable)
Will we paint the sky in symphony?, (Music cannot redeem)
Can our music heal the world?”

  Segue un altro pezzo riuscitissimo e saltellante, ‘The Final Lullaby’. È la collaborazione con gli alt metaller norvegesi Shining e la musica ricorda talmente tanto loro che mi azzardo a dire che, senza la voce di Simone, faticherei ad attribuirla agli Epica. Ancora una volta si conferma l’ottima intesa tra voci diverse, e ovviamente non sarebbero gli Shining senza il sassofono di Munkeby, che mette davvero la ciliegina sulla torta!

“So here we are, hand in hand, Watching the world end
The rain is pounding down on us from a broken sky, But we will live somehow”

  L’EP prosegue con toni molto più calmi e con il focus sulle voci in ‘Sirens – Of Blood and Water’. Un intreccio mistico di tre vocalist eccezionali: oltre a Simone, la sua connazionale Charlotte Wessels (ex-Delain) e la danese Amalie Bruun (Myrkur).

“We are the sisters of the sea, Inside the waters we are free
You ride the currents of my tears, As our goodbye is drawing near
We are the children of the sky, Come earn a soul that never dies”

  Dopo qualche melodia più delicata, l’EP si tuffa nel lato “oscuro”. ‘Death is Not the End’ è infatti un pezzo veloce e di impatto, in cui la voce principale passa al selvaggio Björn “Speed” Strid (Soilwork) e sembra quasi che Simone sia spinta sullo sfondo. Alla chitarra, insieme agli Epica, c’è anche Frank Schiphorst, compagno nei MaYan, band olandese, del chitarrista ritmico, growler di turno e cofondatore degli Epica Mark Jansen.

“Breathe through my final breath, Fear of a never-ending trail of tears
Death is not the end, Blood all over your hands
Guilt preserves the pain, and I can’t make amends
Catch that final breath, Mortal death is near”

  Se Strid ci aveva portati in acque più dure, ‘Human Devastation’ ci scaraventa addirittura fuori dall’universo degli Epica. Il cantante dei God Dethroned, Sven de Caluwé (Aborted), insieme alla parte strumentale degli Epica si lancia in quasi tre minuti di furia death metal che da questi sinfonici olandesi non avevamo mai sentito, figuriamoci aspettato.

“Madness around me, radiation frying our brains
Knowledge deceiving, sources manifesting hate
Madness within me, every day goes on and on
Madness within you, apathy is dooming”

  Già nell’intro dell’ultimo pezzo, ‘The Miner’, le chitarre atmosferiche annunciano il legame con i maestri finlandesi del melodeath Insomnium. Il sound poi, tra melodie più moderne rinforzate da sample, si poggia sull’incontro tra le voci di Simone e Asim Searah (Damnation Plan, ex-Wintersun), interrotte nei passaggi più distorti da Niilo Sevännen (Insomnium).

“Suffocated by misery
In search of the endless treasure
All that glitters is not gold”

  Gli Epica hanno festeggiato i loro primi vent’anni a modo loro e non sembra proprio che abbiano intenzione di fermarsi. La scelta audace di musicisti e stili con cui si sono confrontati per questo EP fa capire che non conoscono limiti creativi: ovviamente una bella notizia per la band, ma probabilmente non per tutti i loro fan. Ma dove si chiude un capitolo se ne apre un altro, e non vedo l’ora di sentire cosa combineranno ancora. L’unica domanda è se e come potremo ascoltare questo progetto dal vivo.

Autore: Sebastijan Videc


Tracklist:
1. The Great Tribulation (feat. Fleshgod Apocalypse)
2. Wake the World (feat. Phil Lanzon & Tommy Karevik)
3. The Final Lullaby (feat. SHINING (NOR))
4. Sirens – Of Blood And Water (feat. Charlotte Wessels & Myrkur)
5. Death is Not the End (feat. Björn “Speed” Strid & Frank Schiphorst)
6. Human Devastation (feat. God Dethroned & Sven de Caluwé)
7. The Miner (feat. Asim Searah, Niilo Sevännen & Roel van Helden)

Formazione:
Simone Simons – voce
Mark Jansen – chitarra ritmica, growl
Coen Janssen – tastiere
Ariën van Weesenbee – batteria
Isaac Delahaye – chitarra solista, cori
Rob van der Loo – basso


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