Epitaph, Volumes Three & Four

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Autore: Peter Podbrežnik

Artista: King Crimson
Etichetta: Discipline Global Mobile
Uscita: 1997
Durata: 113:44
Voto: 4/5

Nel 1997 i King Crimson hanno iniziato a pubblicare vecchie registrazioni dal vivo attraverso la loro etichetta indipendente Discipline Global Mobile, fondata dal loro severo capo e chitarrista principale Robert Fripp: era la prima volta che quei nastri uscivano ufficialmente. Fripp, eterno ossessionato del controllo assoluto e della perfezione, ne aveva infatti fin sopra i capelli di bootleg di ogni genere, così ha deciso di proteggere la sua musica e, già che c’era, di risvegliare l’interesse per la magnifica eredità live dei King Crimson. Tra i primi album di questa serie ci sono i due live doppi intitolati »Epitaph« (come il classico omonimo dei King Crimson), che raccolgono quattro registrazioni dal vivo della formazione originale del 1969. »Epitaph, Volumes One & Two«, documento storico di importanza enorme per tutti i fan di queste leggende del progressive rock, conteneva rare registrazioni in cui la band suonava per la BBC, un concerto a New York e le due serate conclusive a San Francisco, con cui la formazione originale dei King Crimson chiuse i battenti.

»Epitaph, Volumes Three & Four« contiene sul primo disco l’esibizione della band originale al festival in pieno centro a Plumpton, andata in scena il 9 agosto 1969, quando questa incarnazione dei King Crimson era all’apice della sua forza, mentre il secondo disco ospita la registrazione dal jazz club di Chesterfield del 7 settembre 1969. Insomma, entrambi i concerti sono precedenti all’uscita del loro debutto in studio. Dopo un lavoro di studio coi fiocchi, entrambe le registrazioni hanno un suono più che discreto, considerando le condizioni e la tecnologia con cui sono state incise, e restituiscono un’immagine vivida di una delle attrazioni live più elettrizzanti della fine degli anni Sessanta.

A quasi cinquant’anni di distanza, la formazione originale dei King Crimson resta la più amata nella storia di questi pionieri del prog rock ed è stata anche, soprattutto grazie all’indimenticabile debutto »In The Court of the Crimson King« (1969), la più riuscita dal punto di vista commerciale. Ancora oggi ci si chiede cosa sarebbe successo se, alla fine del 1969, non li avessero lasciati il batterista Michael Giles e il tastierista/fiatista Ian McDonald (poi nei Foreigner), stanchi della faticosa tournée e decisi a fondare il progetto effimero McDonald Giles. Per di più non condividevano la visione di Fripp sulla futura direzione musicale dei King Crimson, perché da sempre davano più peso agli arrangiamenti melodici e agli elementi folk.

Se la formazione originale fosse rimasta unita dopo la fine dei Sessanta, probabilmente nemmeno Fripp ‘per forza di cose’ avrebbe mai preso il comando, e li avrebbe aspettati con ogni probabilità il destino dei compagni di strada Genesis e Yes, che negli anni successivi hanno raccolto successi commerciali eccezionali, anche se a scapito dell’originalità artistica. Ovunque siano approdati gli ex membri dei King Crimson, infatti, il successo commerciale era garantito (Emerson, Lake & Palmer, UK, Foreigner, Asia, eccetera). Eppure la maggior parte dei fan dei King Crimson è ancora oggi contenta che i propri eroi non si siano mai ‘venduti’, ma siano rimasti fedeli a se stessi, anche se tra i continui scioglimenti e i numerosi cambi di formazione hanno pubblicato molti meno album in studio di quanti avrebbero potuto, e con la loro espressione musicale smaccatamente sperimentale hanno reso felici solo i gourmet più esigenti.

I King Crimson nella formazione Robert Fripp (chitarra), Greg Lake (voce e basso), Ian McDonald (fiati/mellotron), Michael Giles (batteria) e Peter Sinfield (testi, luci) erano a metà del 1969 la forza sperimentale di punta del movimento progressive rock britannico, capace di lasciare a bocca aperta perfino innovatori musicali come Pete Townshend (The Who) e Jimi Hendrix. La loro fusione di rock, musica classica, jazz e ogni tanto anche folk, soprattutto grazie al flauto di McDonald, e una straordinaria padronanza dell’improvvisazione toglievano il fiato anche dal vivo, mentre lo spettacolo di luci diretto da Peter Sinfield era quasi al livello dei Pink Floyd, e senza consumare in parallelo alcuna sostanza stupefacente. Anche se la musica dei King Crimson originali aveva parecchi elementi psichedelici, loro le droghe non le toccavano, e avevano un motivo in più per non farlo dopo che nel 1969 Barry Godber, autore della leggendaria copertina di »In The Court of the Crimson King« e tossicodipendente, si tolse la vita.

I King Crimson hanno aperto il loro show al festival di Plumpton con una versione piuttosto diretta ed energica del classico »21st Century Schizoid Man«, che oggi, insieme a »In The Court of the Crimson King«, resta il brano più famoso della loro carriera. In questa registrazione Greg Lake non ha usato il vocoder che nella versione originale gli deforma per bene la voce, inoltre le improvvisazioni di chitarra, sax, basso e batteria sono più brevi e suonate anche più veloci. Non è comunque difficile capire perché questo brano leggendario, che ha fissato standard del tutto nuovi e altissimi per il progressive rock e l’heavy metal, fosse l’unica scelta logica per aprire tutti i loro primi concerti.

I King Crimson, nella loro carriera, hanno evitato le cover con estrema serietà. In pratica, con l’eccezione di »Lucy In the Sky With Diamonds« (orig. The Beatles) e, molto più tardi, di »Heroes« (orig. David Bowie), le detestavano quasi, perché secondo Fripp i Beatles erano la loro unica vera influenza dal mondo della musica pop/rock. Eppure, nei primi concerti si sono buttati più di una volta in una rilettura improvvisata dello standard di Donovan »Get Thy Bearings«, che a Plumpton, a colpi di lunghe jam e di uno stacco con assolo di batteria di Giles, hanno trasformato fino a renderlo praticamente irriconoscibile. Per sua stessa ammissione Sinfield era un grande fan di Donovan, quindi nella scelta di questa cover ebbe senz’altro un ruolo centrale, anche se era ‘solo’ il paroliere e il tecnico di palco.

In questa versione »In The Court of the Crimson King« non include il finale improvvisato in cui brillava soprattutto McDonald al flauto, ma per il resto è molto fedele all’originale in studio: le armonie vocali sono cantate ‘alla perfezione’, mentre i magnifici arrangiamenti di mellotron evocano in un attimo un’atmosfera epica. »Mantra« è un’unica grande jam strumentale con improvvisazioni sfrenate, di quelle che sapevano creare solo i King Crimson originali, tanto che aggettivi come ‘cosmico’ o ‘etereo’ calzerebbero a pennello. »Travel Weary Capricorn« e »Improv«, che contiene il motivo centrale di »By the Sleepy Lagoon« (orig. del compositore britannico Eric Coates), sono stracolme di cannonate improvvisative e forme musicali libere, che questi maestri della sperimentazione rock concepivano in modo così spontaneo che ancora oggi è un vero piacere ascoltare la loro abilità strumentale, e più di un maestro della jazz fusion invidierebbe loro una pratica del genere.

Il culmine del primo disco, ovvero dell’esibizione al festival di Plumpton, è l’esecuzione di »Mars: The Bringer of War« (orig. del compositore tedesco Gustav Holst), prima che questo classico di Holst fosse ribattezzato »Devil’s Triangle« sul disco in studio successivo, »In The Wake of Poseidon« (1970). Questa versione live di una delle creazioni più impegnative e sperimentali dell’intera storia dei King Crimson conteneva arrangiamenti di mellotron ancora più magnifici, sotto la direzione di McDonald, di quelli della successiva versione in studio, quando a occuparsene fu Fripp.

Il secondo disco, con l’esibizione nel jazz club in centro a Chesterfield, contiene una registrazione ‘rinfrescata’ a fondo a partire dal nastro di Fripp ed è uno dei rari documenti live in cui »21st Century Schizoid Man« è suonata con lo stacco improvvisato finale presente nella versione originale. Questa registrazione è anche l’unica a includere la versione completa di »Drop In«, dato che in quella tratta dal concerto dei King Crimson al celebre locale americano Filmore East manca l’assolo di chitarra di Fripp. Uno dei picchi del secondo disco è l’esecuzione di »Epitaph«, che nonostante un suono più debole, per intensità d’atmosfera arriva quasi alla forza espressiva dell’indimenticabile originale in studio. Prima dell’annuncio di »Get Thy Bearrings« si sente la band che presenta l’uscita del suo debutto in studio, pubblicato il 10 ottobre 1969. Nell’improvvisazione finale di »Improv« si sente un motivo che sarebbe poi finito in »Happy Family«, su »Lizard« (1970).

Stavolta »Mars« è stata accorciata di brutto, ma tra le ondate di mellotron e il crescendo ritmico sinistro contiene comunque il tipico culmine fantasmagorico. L’esibizione nel jazz club di Chesterfield non è uscita per intero in questa registrazione: a causa di problemi tecnici con la qualità del suono, soprattutto per via del mellotron stonato (colpa della tecnologia ormai superata dell’epoca, durante la registrazione del concerto), sono rimaste fuori le esecuzioni dei classici »I Talk to the Wind« e »In The Courth of the Crimson King«.

»Epitaph, Volumes Three & Four« è il complemento indispensabile del live »Epitaph, Volumes One & Two«, che ogni fan dei King Crimson ha ormai da un pezzo nella propria collezione. La qualità del suono di queste registrazioni è ben lontana dall’essere ottimale, ma Fripp in studio ha ‘lisciato’ e ‘rattoppato’ al meglio delle sue possibilità tutto quello che si poteva sistemare. La cosa più importante è che in alcune esecuzioni si sente perché la formazione originale dei King Crimson sia ancora oggi la più venerata della loro storia, anche se i veri appassionati di queste leggende del progressive rock rispettano allo stesso modo tutte le loro incarnazioni.

Formazione

Robert Fripp – chitarra
Greg Lake – voce, basso
Ian McDonald – fiati, tastiere, mellotron, cori
Michael Giles – batteria, percussioni, cori
Peter Sinfield – testi, luci

Produzione

Robert Fripp & David Singleton

Tracklist

CD 1: 53:26
1. 21st Century Schizoid Man (7:14)
2. Get Thy Bearings (10:32)
3. In the Court of the Crimson King (6:43)
4. Mantra (8:48)
5. Travel Weary Capricorn (3:58)
6. Improv (8:55)
7. Mars: The Bringer of War (7:23)

CD 2: 60:18
1. 21st Century Schizoid Man (7:57)
2. Drop In (6:20)
3. Epitaph (7:22)
4. Get Thy Bearings (18:10)
5. Mantra (5:29)
6. Travel Weary Capricorn (4:54)
7. Improv (4:32)
8. Mars: The Bringer of War (5:37)

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