Lumacando a Polževo con gli Šinobusi (2914)
Autore: Aleš Podbrežnik
Foto: Aleš Podbrežnik
Luogo: Peščenik (Polževo nad Višnjo Goro) / Gostilna Jelenov rog / Slovenia
Data del concerto: 27.06.2014
Numero di spettatori: 60
Prezzo del biglietto: 0,00€ (ingresso libero)
Polževo! Nell’ultimo weekend di giugno il celebre altopiano sopra Višnja Gora, con la sua leggenda della lumaca d’oro e il villaggio di Peščenik, ha ricevuto ospiti speciali: gli Šinobusi, da Novi Sad, in Serbia. La band aveva già suonato in Slovenia il giorno prima, nell’ambito dell’edizione di quest’anno del festival Lent a Maribor! Visto che per l’occasione gli Šinobusi si erano sciroppati più di 500 km verso nord (da Novi Sad), è venuta l’idea di affiancare al concerto del Lent un’altra data lì vicino, già che c’erano. Così la Gostilna Jelenov Rog ha aperto loro le porte. Un posto idilliaco a una ventina di minuti d’auto dalla capitale slovena. Tutto isolato, circondato da panorami stupendi e dalla natura. Era una giornata di meteo capriccioso, tipico di giugno, che però ha retto fino alla fine senza una goccia. Per fortuna. Il concerto era infatti all’aperto.
Gli Šinobusi non hanno più bisogno di presentazioni in lungo e in largo. La band, che quest’anno festeggia i 10 anni di attività, negli ultimi sei mesi è diventata argomento di discussioni musicali quotidiane. Almeno per alcuni membri della redazione di RockLine. Soprattutto dopo l’uscita dell’ultimo album in studio »Nebo od skaja« (2013) per l’etichetta Dallas Records, che tra i dischi in studio del gruppo è finalmente il primo ad aver trovato la strada fino alla nostra redazione. Gli Šinobusi non ci hanno convinto solo con l’ottimo nuovo album. L’appassionato di musica viene conquistato soprattutto dai loro concerti straordinari, famosi per un affiatamento fuori dal comune e per l’interpretazione sentita del repertorio. Gli Šinobvisi affrontano tutto con passione e perfezionismo. Sono grandi amanti dell’estetica sonora e degli arrangiamenti. Una squadra che per arrivare a uno status così convincente si è sciroppata un’infinità di concerti e che, a dirla tutta, non ha incognite né sul palco né in studio.
Il locale ha rinunciato a una parte del cortile, che è diventata il palco improvvisato dove i ragazzi hanno montato tutta la loro attrezzatura. E il pubblico? Al nostro quarto concerto della band, ancora una volta tutta un’altra storia, il che è un’ottima cosa. Una cinquantina di persone, per lo più anime allegre della Bassa Carniola, già prima del concerto mostrava segni di buonumore. Anche grazie al flirt ravvicinato con una goccia di rosso.
Gli Šinobusi, nella formazione Milan Korać (voce, chitarra), Nenad Patković (chitarra, voce, cori)
Stefan Stefanović (armonica), Predrag Dmitrović (basso) e Đorđe Bubnjević (batteria), come da loro abitudine hanno diviso il repertorio in due parti. Nella prima hanno suonato i pezzi più vecchi, dell’era »pre-Nebo od skaja«. Anche stavolta la band ha lasciato a bocca aperta con un’omogeneità eccezionale e il controllo totale su ogni istante dell’esibizione.
Sotto due riflettori, le »lampadine«, in compagnia di falene e di altra bestiaccia volante dalle attività notturne, i ragazzi hanno aperto il concerto con un pezzo dalla frase marcatamente rock, Moje ruke sad su ptice, seguito dalla scherzosa Mirna Bačka e poi da un’ottima cover del successo dei Big Sugar Diggin’ A Hole. La band torna poi ai pezzi propri Kada svrake bulje u mene, Bluz je đavo, Ravnodušna pesma, Boli i mene, Ja moram da te vidim što pre, Čamac na Tisi, In the Bottle, Super bejbe, Bluz novog dana, e il repertorio gli Šinobusi, come da copione, l’hanno insaporito con Taxman (The Beatles) e una versione allungata del successo dei The Rolling Stones Miss You. Già nella prima parte una delle signore del pubblico ha sentito il bisogno di farsi un po’ di Guns N’ Roses. Dopo una lunga opera di persuasione diplomatica, gli Šinobusi l’hanno accontentata con Hard Days Night dei The Beatles, dove Nenad e Milan hanno avuto bisogno di un minutino per mettersi d’accordo su tutti gli attacchi di base per portare a casa il pezzo. Nenad è passato per l’occasione al basso, e la band ha eseguito il brano in formazione trio.
Dopo una pausa di 20 minuti la band ha ripreso il concerto con un ospite speciale alla chitarra, Slaven Kalebič (Mojo Hand)! Segue una lunga improvvisazione blues; Slaven ha preso in mano, come d’abitudine, la Stratocaster rossa di Milan, e la band ha mandato il pubblico in visibilio, »travasando« questo momento di grande cuore ed emozione nel pezzo successivo, Going Down (orig. Don Nix). Se ai concerti degli Šinobusi vi capita di incrociare il chitarrista principale dei Mojo Hand, non stupitevi se Slaven salta sul palco come ospite speciale. Il grande maestro della chitarra blues è infatti amico stretto dei membri della band da anni. E quel legame si è sentito, ovviamente, anche nella sicurezza straordinaria con cui sono stati eseguiti, in modo compatto, entrambi i pezzi.
Segue la parte del concerto in cui la band suona il repertorio più recente. I brani del nuovo album »Nebo od skaja«. Stavolta gli Šinobusi hanno dovuto lasciare a casa le tastiere, così Nenad Patković ha riadattato per chitarra tutte le linee di tastiera, cosa notevole, visto che non aveva avuto molto tempo a disposizione. Era la seconda esibizione di questo tipo (leggi: senza tastiere) del gruppo, dopo il Lent. La band è arrivata in Slovenia con auto private e lo spazio per caricare le tastiere è semplicemente finito. I nuovi pezzi hanno così acquistato una qualità espressiva del tutto nuova, senza cambiamenti sostanziali che allontanassero il carisma dell’esecuzione dal vivo dagli originali in studio, ovviamente con un po’ più di carica rock, e soprattutto senza penalizzare nemmeno le parti in cui serve particolare delicatezza e sensibilità. La band, con la sua attenzione sottile e la sua sintonia reciproca, se la cava con destrezza in qualsiasi situazione. Il repertorio, pur impegnativo, lo suona con una leggerezza da piuma, trovando sempre il modo di aggiungere una dose colma di lucidità con il tipico umorismo di sangue serbo autoctono. Nella seconda parte la band ha suonato Naš dan, Potera, Noonism (instrumental), Ko zna, Greed, Skačem visoko, Bio sam tu, poi la formazione si è rimescolata un po’ e in primo piano sono tornati lo straordinario armonicista, il ventiduenne Gile, e Slaven alla chitarra, quando la band si è buttata su I’ve Got My Mojo Working di Moody Waters. Un altro pezzo pieno di inserti improvvisati che sembravano non finire mai. La squadra si è scatenata sul »palco« a tutto tondo; Pepa (Predrag) durante questo brano se n’è andato col basso direttamente tra il pubblico, mentre Giile si è arrampicato su uno sgabello da bar e ha fatto l’assolo di armonica in piedi lì sopra. Insomma, un casino totale su tutti i fronti!
Sul palco tornano poi gli Šinobusi »classici« con Milan alla voce; la band attacca un altro successo dei The Rolling Stones, Sympathy for the Devil, di nuovo abbondantemente decorata da vari riempitivi improvvisati, e per il culmine della serata la band ha tenuto in serbo due chicche speciali! La prima è stata un’esecuzione bravurosa di Whiping Post degli Alman Brothers Band con Nenad alla voce solista. Gli Šinobusi hanno chiuso il concerto con la versione magistralmente riarrangiata del difficilissimo brano Children of Sanchez (orig. Chuck Mangione). Un pezzo nato come fatto apposta per i titoli di testa di un film. Il dramma dei drammi! Ancora una volta Nenad ha lasciato di stucco con la sua geniale intuizione e la sua fantasia flessibile, con cui il suo orecchio finissimo lo guida a trasformare in modo efficace gli arrangiamenti originali per orchestra di fiati in quelli pensati per le chitarre. Cioè per il rock! Nenad è rimasto alla voce solista anche per questo brano.
Il gruppo dovrebbe esibirsi di nuovo a fine agosto a Isola d’Istria, nell’ambito di un festival blues che dovrebbe essere in preparazione all’Hangar rock bar. Per ora sono solo voci, la notizia non è ancora ufficiale. Gli Šinobusi sono la quintessenza della brillantezza musicale ed esecutiva. Agli assalti di teste fumanti che pretendevano dal gruppo i successi di Parni valjak e Guns N’ Roses, i ragazzi hanno risposto con una parata magistrale. Con l’esecuzione di brevi »GN’R snippet«. Mentre Pepa calmava diplomaticamente la signora più anziana spiegando che i Parni valjak proprio non erano in programma, Nenad si divertiva da solo (e con quei presenti che non erano riusciti a coglierlo) con la trascrizione per chitarra del riff d’apertura di Hammond di Gypsy (Uriah Heep), oltre che con l’esecuzione dei più celebri inserti dell’album »Argus« dei Wishbone Ash. Mano sul cuore (e con rispetto per i fan), considerati il carisma, la personalità e il lavoro degli Šinobusi, l’esecuzione di quegli arrangiamenti su richiesta dell’entusiasta signora avrebbe letteralmente »infantilizzato« lo status musicale del gruppo e l’avrebbe degradato. con l’esecuzione del riff d’apertura di Gypsy (Uriah Heep) e degli inserti del disco Argus (Wishbone Ash).
In realtà non c’è nulla da aggiungere. Che davanti a loro ci sia una sola persona o che ci sia la ressa sotto il palco, gli Šinobusi danno sempre il massimo. Semplicemente è un gruppo che esprime con un’onestà incredibile l’amore per la musica. Una squadra di ottimi »scrittori di canzoni« e interpreti che si avvicina allo zenit della sua forma creativa e live, e questo nessuno glielo può togliere. Un altro concerto fantastico, in cui non c’è motivo di lesinare sui superlativi. Un caso unico di qualità eccezionale, dalla perfetta fusione di valore musicale e blues rock! Una band di cui sentiremo parlare ancora molto in futuro e che nel 2014 suona in modo sorprendentemente vicino alle caratteristiche sonore retrò dei giorni d’oro del pionierismo rock, a cavallo tra i Sessanta e i Settanta. Pochi suoi contemporanei ci riescono con una tale credibilità, e per questo il carattere musicale degli Šinobusi vale ancora di più!
Galleria fotografica

































