Equinox

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Autore: Peter Podbrežnik

Artista: Styx
Etichetta: A&M Records / Interscope
Uscita: 1975
Durata: 34:32
Voto: 4.5/5

Con »Equinox« i titani americani del prog/arena rock Styx hanno fatto un balzo enorme in avanti sul fronte della sofisticatezza sonora, e così si sono presi un posto nella serie A delle band rock più affascinanti a cavallo della metà degli anni Settanta. Da gruppo che nei primi quattro album cercava ancora la sua strada, a caccia di uno stile riconoscibile e con un forte debito verso certi maestri del prog europeo, sono diventati finalmente una band con un’anima tutta sua, anche se stavolta le influenze non le hanno nascoste affatto. Quel loro modo inconfondibile di passare, sempre più in sintonia, dal prog rock condito di sinfonismo all’hard rock ha spalancato su »Equinox« le porte a un nuovo genere, che i media dell’epoca, tra arrangiamenti pomposi, produzione tutta sua e soprattutto concerti in grandi stadi all’aperto, hanno battezzato arena rock.

Su »Equinox«, il primo album per la A&M Records, con cui i Styx avevano firmato dopo l’inatteso successo del singolo »Lady«, di classici Styx ce n’è parecchi. »Light Up«, con il suo mood spaccone, è un arena rocker relativamente leggero che non ti chiede di spremere le meningi: gli basta un ritornello a più voci, tutto allegria e battimani. È l’ennesimo pezzo da festa dei Styx, che però si permette una struttura e un’atmosfera abbastanza complesse da accontentare anche gli ascoltatori più esigenti. I testi, con rari lampi di ispirazione intellettuale e sensibilità sociale, non sono mai stati il punto forte di questa band. Il vero grande salto è arrivato con l’ottima power ballad »Lorelei«: un possente ritornello a più voci, poggiato su un riff di chitarra deciso e su una melodia pomposa, cioè il meglio degli ingredienti sonori dei Styx, che ha regalato alla band il secondo hit tanto desiderato, e ancora oggi non manca mai ai loro concerti.

»Mother Dear«, dal taglio art rock, con il chitarrista John Curulewski e il tastierista Dennis DeYoung che si alternano alla voce solista in perfetta armonia, è un pezzo solido su un ritmo saltellante, con una massiccia coltre di organo Hammond a fare da accompagnamento. La mistica »Lonely Child« è un’altra composizione ricca di atmosfera, segnata da tanti succosi arrangiamenti acustico-sinfonici, mentre la voce di DeYoung, con l’aiuto di robuste frasi di chitarra, la porta lentamente verso un culmine a più voci. »Midnight Ride«, dalle tinte hard rock, è un brano pestato, marchiato da un riff di chitarra sporco e da possenti falsetti, di quelli che sono sempre piaciuti al suo autore, il chitarrista James Young, che col suo approccio vocale aggressivo è sempre stato il più ‘metallaro’ della band. Il capolavoro di DeYoung »Born for Adventure«, che sicuramente piacerà a tutti gli amanti della fantasy epica e di Conan il barbaro, è attraversato da una linea di basso tintinnante firmata Chuck Panozzo e da armonie di chitarra doppie tra i due chitarristi, che ricordano un po’ i leggendari maestri britannici di questa tecnica, i Wishbone Ash.

»Prelude 12«, incoronato da un sottile arrangiamento acustico, come dice già il titolo fa da breve preludio strumentale all’opera di DeYoung »Suite Madame Blue«, il pezzo centrale e anche il migliore del disco. Questo classico epico, una delle composizioni più ambiziose della loro storia, è dedicato all’imminente bicentenario della dichiarazione d’indipendenza americana, il che vuol dire testo patriottico, soprattutto nel mezzo dell’ipnotico ritornello a più voci »America«. Un’ode al patriottismo del genere può mettere a disagio parecchia gente, specie chi con quella parola associa soprattutto ingiustizia globale, oppressione e ingordigia. Forse il quintetto di Chicago, nel suo slancio patriottico, esagera davvero un pochino, ma questo non cancella minimamente il fenomenale arrangiamento sinfonico centrale, che sta al livello delle migliori band art rock europee. In più, vanta il raro onore di essere l’unico brano dei Styx con armonie vocali di quattro cantanti diversi, il che significa che per un attimo si è ritrovato al microfono anche il sempre taciturno Chuck Panozzo. L’introduzione acustica porta una delle migliori prove vocali di DeYoung in carriera, a cui segue il passaggio alla sezione epica, dove regnano armonie vocali drammatiche. Gli intervalli acustico-travolgenti si alternano ancora più volte grazie a transizioni dal tempismo azzeccato, fino al trionfo finale.

»Equinox« è stato uno snodo decisivo nella carriera dei maestri di Chicago del pomp da arena rock: li ha lanciati definitivamente nell’élite delle band più elettrizzanti di metà anni Settanta. Per molti versi è stato il momento in cui i Styx hanno smesso di brancolare alla ricerca di uno stile sonoro riconoscibile e hanno finalmente trovato ‘sé stessi’. Su »Equinox« hanno scovato il giusto equilibrio tra la raffinatezza del prog rock e la sensibilità melodica del rock, ed è così che si sono aperte le porte del cuore di una platea molto più larga di buongustai della musica. È stato anche l’ultimo album con il chitarrista/cantante Curulewski, che proprio alla vigilia del grande exploit dei Styx tra i beniamini delle radio americane di allora ha preferito dedicarsi alla famiglia (che tipicamente americano). A prendere il suo posto è arrivato il giovane Tommy Shaw, con cui non è iniziata soltanto una nuova era ‘d’oro’ nella storia della band: col suo arrivo si sono ritrovati di colpo anche con una calamita potentissima per le teenager, sempre più numerose sotto il palco, per quanto tutto questo sappia della tipica ‘favola commerciale’ americana.

Formazione

John Curulewski – chitarra, voce, sintetizzatore
Dennis DeYoung – tastiere, voce
Chuck Panozzo – basso, cori
John Panozzo – batteria, percussioni, cori
James Young – chitarra, voce

Produzione

Styx

Tracklist

  1. Light Up
  2. Lorelei
  3. Mother Dear
  4. Lonely Child
  5. Midnight Ride
  6. Born for Adventure
  7. Prelude 12
  8. Suite Madame Blue
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