Un’America da favola (2012)

0 11

Autore: Aleš Podbrežnik
Foto: Aleš Podbrežnik

Luogo: Trieste / Politeama Rossetti / Italia
Data del concerto: 28.03.2012
Pubblico: 1700
Prezzo del biglietto: galleria: 24,00€ / 28,00€ // platea: 40,00€ / 45,00€ / 50,00€

America, la leggendaria rock band della “west coast” che negli anni Settanta e Ottanta si è guadagnata un posto nella lega dei grandissimi con hit come A Horse with No Name (un evergreen che conosce chiunque, anche chi fa finta di no), e poi Sister Golden Hair, Daisy Jane, Ventura Highway, Survival, Tin Man, You Can Do Magic e Lonely People. Una band stimatissima in patria, negli USA, ma difficilissima da beccare in Europa. Curiosamente, però, in Italia ci viene regolarmente. Due o tre concerti all’anno li fa qui, e va avanti così da vent’anni di fila.  Una manciata di fortunati con passaporto sloveno, fan della band, ha avuto così la rara occasione di intercettare finalmente gli America praticamente sull’uscio di casa, per la precisione nell’atmosfera graziosa del teatro triestino Politeama Rossetti!

Nel 2012 gli America sono ancora l’immortale duo formato da Gerry Beckley e Dewey Bunnell!  Dal 1973 li affianca stabilmente, in studio come sul palco, Willie Leacox alla batteria e alle percussioni; a chitarre, tastiere aggiuntive e cori insiste dal 1978 anche Michael Woods, mentre il basso lo suona da dodici anni Richard Campbell, un altro musicista di grande esperienza che in passato ha collaborato anche con Natalie Cole.

Alle nove in punto la Miniature d’apertura, registrata, ci ha cullati in un dondolio leggero e rilassato, con una brezza timida che soffiava piano sull’hit Tin Man (»Holiday«, 1974), costruito su elementi organici. La band ha messo subito sul piatto l’essenza dei suoi marchi di fabbrica, quelli che le hanno costruito il successo commerciale e la credibilità artistica. Un suono ricco e pieno, un intreccio di strutture sonore naturali dentro cui le melodie vocali principali sono incastonate con maestria: melodie contagiose, che ti si infilano sotto pelle e fanno scattare la scintilla al primo ascolto, sostenute da una combinazione unica di armonie vocali a più voci.

Gli America hanno costruito un’esecuzione brillante e armonicamente piena sul loro repertorio di ferro fatto di grandi hit, passando per You Can Do Magic, seguita dalla Don’t Cross The River dal sapore folk, uno dei pochi brani cantati in originale da Dan Peek, ex membro dal 1977 e scomparso l’anno scorso – qui le sue parti vocali le ha prese Gerry Beckley – e poi dalla graziosa e sensibile Daisy Jane, dove, accompagnata dal pianoforte, è venuta in primo piano la voce inconfondibile di Beckley, dal colore un po’ “piovoso”.

Quel melos contagioso che la band ha sempre coltivato può finire nel lettore di chiunque ami The Eagles, e poi Crosby, Stills, Nash & Young o Doobie Brothers. Certo, senza una strumentazione pittoresca e di nobile fattura (vale soprattutto per le chitarre a sei e a dodici corde) non si potrebbe parlare di una resa così sincera di un mosaico musicale genuinamente acustico, ma armonicamente raffinato, in cui le armonie vocali ottengono grande spazio e, come detto, creano quell’atmosfera importante per cui gli America sono così riconoscibili. E, non da ultimo, agli occhi di tutti gli amanti della loro musica sono anche giustamente venerati e apprezzati. Abbiamo avuto una bella dose di brani dal disco d’esordio »America«. Ben sei in tutto (compreso il mega hit Horse With No Name)! Dopo Ventura Highway segue una breve pausa in cui Beckley racconta come è nata la band. In realtà il gruppo è nato in Gran Bretagna, e i membri ascoltavano un sacco di musica nata sul suolo britannico così come in Nord America. Non ha dimenticato di aggiungere che a luglio dell’anno scorso gli America hanno pubblicato il nuovo album »Back Pages«, un disco di cover di artisti che hanno influenzato in modo importante il suono e lo stile della band. Così si sono lanciati su Woodstock di Joni Mitchell, e subito dopo su A Road Song, che in originale appartiene a Fountains Of Wayne.

Poi la combinazione perfetta dei brani uniti in Cornwall Blank In Hollywood, che riprende la versione presente anche sul live della band intitolato »Live In Concert« (2008). Segue un’altra cover: stavolta Till I Hear It From You di Marshall Crenshaw, resa popolare negli anni Novanta soprattutto dalla versione dei Gin Blossoms. The Border è il punto di contatto degli America con l’ascesa dell’AOR negli anni Ottanta, un pezzo nato in collaborazione con Russ Ballard e accompagnato dalla proiezione del video originale sullo schermo alle spalle della band. A questo bel diversivo di repertorio ha fatto seguito la birichina Woman Tonight, sorretta da un mix contagioso di figure ritmiche funk e reggae, poi la sognante Only In Your Heart al piano, e la sala si risveglia con la cover dei The Mamas And The Papas California Dreaming, ovviamente nel vero abito acustico, nudo e crudo, degli America. In Lonely People Beckley si siede al piano, prende l’armonica di Peek e la voce principale, mentre Bunell toglie il capodastro dal microfono e lo infila sul manico della sua chitarra acustica. On The Way Home è stata l’ultima del pacchetto di cover affrontate dalla band quella sera. In originale appartiene ai Buffallo Springfield, e il suo autore è Neil Young.

La tuonante Sandman annuncia solennemente che il concerto si avvicina alla fine. Un mistero maestoso, incatenato a parti di chitarra elettrica (Bunell impugna una Telecaster) e a proiezioni splendide sullo sfondo che mettono insieme gli eventi epocali del 1969: l’esplosione del rock, il primo uomo sulla Luna, le proteste contro la guerra in Vietnam, l’esplosione hippie e così via… Uno dei momenti più belli, davvero ipnotici, del concerto, che nel suo slancio ti trascina in un mondo parallelo di fiabe meravigliose di altri tempi, quando il mondo era ancora pieno di fede nei valori morali e sapevamo coltivare e mostrare amore e compassione in modo sano, senza finzioni (e senza calcoli di profitto personale pianificati a tavolino). Con il mega hit Sister Golden Hair la band chiude la parte regolare. In tutto, un’ora e venti.

Devo citare un elemento importantissimo che ha portato sul palco con la sua presenza Michael Woods, che con tocco sopraffino e da vero maestro d’esperienza riempiva lo spazio ampio sopra lo strato acustico dei brani con un uso pittoresco delle chitarre elettriche. Con il repertorio degli America non è che avesse proprio modo di scatenarsi, ma i suoi gesti brevi, ponderati e sofisticati, inseriti nei punti esatti e con un chiaro carisma tematico, hanno confermato le grandi doti di questo musicista.

Mentre Woodfs si è tenuto a vari tipi di chitarre Gibson, dalla classica Les Paul alla celebre semiacustica ES 335, Bunell e Beckley hanno avuto in mano per la maggior parte del tempo chitarre acustiche Taylor. Beckley durante il concerto ha imbracciato anche le semiacustiche Rickenbacker 360 e Gibson ES-175, Bunell, come detto, durante Sandman anche una Fender Telecaster. Una costruzione di paesaggio sonoro straordinario, capace di toccare ogni più nascosta profondità dell’anima dell’ascoltatore, per scioglierla in modo irreversibile.

Il bis obbligatorio lo completano altri due grandi hit riconoscibilissimi, Survival e soprattutto l’attesissimo, a lungo e con sofferenza, Horse With No Name. Entrambe, nel finale, hanno rimesso in piedi il pubblico, che con applausi tonanti ha sostenuto la band sul palco finché non è risuonata l’ultima nota e l’ultima battuta si è spenta in sala. Le ovazioni inondano il teatro, e la maggior parte della gente in platea resta inchiodata al proprio posto ancora per qualche istante dopo che in sala si sono accese le luci. Incantevole e magico! I fan della band quella sera a Trieste hanno avuto il loro bottino completo, mentre Beckley e Bunell con compagnia hanno confermato che, anche dopo 42 anni di resistenza, conservano un carisma altamente contagioso e un profilo espressivo chiaramente riconoscibile di autenticità compositiva!

Scaletta

  1. Miniature
  2. Tin Man
  3. You Can Do Magic
  4. Daisy Jane
  5. Don’t Cross The River
  6. Riverside
  7. Three Roses
  8. I Need You
  9. Here
  10. Ventura Highway
  11. Woodstock
  12. A Road Song
  13. Cornwall Blank/Hollywood
  14. Til I Hear It From You
  15. The Border
  16. Woman Tonight
  17. Only in Your Heart
  18. California Dreaming
  19. Lonely Peiple
  20. On The Way Home
  21. Sandman
  22. Sister Golden Hair
    —bis—-
  23. Survival
  24. A Horse With No Name

Galleria fotografica

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

Questo sito utilizza i cookie per offrire il servizio web, i sistemi pubblicitari e le funzionalità che senza cookie non potremmo fornire. Visitando e utilizzando il sito, accetti l’uso dei cookie. Accetta Leggi tutto

Privacy e cookie