Evergrey, Fractal Universe e Virtual Symmetry: una serata elettrizzante all’insegna di opposti musicali (2022)
Band: Evergrey, Fractal Universe, Virtual Symmetry
Luogo: Lubiana, Orto bar, Slovenia
Data: domenica 9 ottobre 2022
Alla fine gli Evergrey sono arrivati anche a Lubiana. I metallari progressive melodici svedesi, con una bella botta di ‘power metal’ ma soprattutto con un’atmosfera tutta loro, marcatamente cupa, malinconica e ogni tanto pure depressiva, sono da un pezzo una band molto stimata sulla scena, con una vera e propria squadra di fedelissimi e devoti al loro verbo. Del resto ormai rientrano tra quelle band a cui piano piano si appiccica addosso l’etichetta di leggende del metal progressivo, visto che le radici del gruppo, cioè la sua formazione, affondano in profondità negli anni Novanta.
Gli anni volano. Non è passato molto da quando gli Evergrey suonavano alla Močvara di Zagabria con l’album «The Atlantic» (2019, recensione di RockLine), ed ecco già il successore «Escape Of The Phoenix» (2021, recensione di RockLine), proprio mentre i concerti nel mondo tornavano a respirare, il che ha portato finalmente gli Evergrey anche a Lubiana. E stavolta con il nuovo album, il 13° in studio della loro carriera, quello di quest’anno, «A Heartless Portrait (The Oprhean Testament)» – recensione di RockLine.
Per il nuovo tour gli Evergrey si sono scelti come compagni di viaggio due band piuttosto devianti dal punto di vista espressivo. Entrambe hanno portato sul palco una ventata di varietà niente male. I primi a salire sul palco dell’Orto bar, poco dopo le sette di sera, sono stati i metallari progressive svizzero-italiani Virtual Symmetry, che pescano l’ispirazione dalla vecchia scuola del prog metal, con i primi Dream Theater in testa, ma che comunque tengono il formato dei pezzi sotto il segno della compattezza, il che li avvicina, tra gli altri, ai connazionali DGM, o a scandinavi come Seventh Wonder e Circus Maximus. I Virtual Symmetry sono un quintetto guidato dal visionario fondatore, il polistrumentista e soprattutto chitarrista Valerio Æsir Villa. La band è molto scrupolosa quando si tratta di preparare i lavori in studio: quest’anno è uscito appena il terzo, l’omonimo album. In una buona mezz’ora, tra i brani del disco più recente (Butterfly Effect, Come Alive, The Paradise Of Lies) e quelli più vecchi (Exodus, Safe, Remember) tratti dal predecessore «Exoverse» (2020), la band si è presentata come un’entità solida e rodatissima, con un gruppo che respira all’unisono per la stessa causa. Hanno servito il mix giusto di ‘intrecci’ virtuosistici tecnicamente complessi e musicalità contagiosa (anche pomposa), dove accanto a strumentisti affilatissimi si è messo in luce anche l’ottimo cantante Marco Pastorino.
Sul palco sono saliti poi i Fractal Universe. Quello che arriva dalla Francia è spesso intriso di stranezze musicali, persino di manovre avanguardistiche. I Fractal Universe sono un’entità tutta loro, che di fatto fatica a richiamare paragoni, ammesso che ne richiami. A Lubiana hanno portato l’ultimo album «The Impassable Horizon» (2021). Death metal tecnico e progressivo. Insomma, dei veri ‘professori della musica’, che nel linguaggio dei terremoti del metal estremo innestano interessanti progressioni di accordi nel fraseggio, mescolano ‘ritmiche inciampanti’, non si vergognano di flirtare apertamente con linee jazzistiche e inseriscono negli arrangiamenti perfino sax contralti. Tra il 2017 e il 2021 la band ha messo in fila tre album in studio e soprattutto con il secondo, «Rhizomes Of Insanity» (2019), ha fatto capire di avere un potenziale di crescita straordinario. Le parti suonate con ‘precisione laser da fine meccanica di filigrana, frutto di un rigoroso addestramento tecnico’ sugli strumenti si ‘interrompono’ ogni tanto anche con passaggi più lunghi, quasi esoterici. La band non evita nemmeno l’uso del vocoder e del già citato sax. Il frontman Vince Wilquin è un diavolo: oltre a cantare alternando voci ‘clean’ e ‘growl’, si occupa di chitarre e sax. Quest’ultimo, però, nel mix durante il concerto non si sentiva proprio. ‘Tecnicismi progressivi’ spesso al confine con la fantascienza? Se dunque con i Virtual Symmetry hanno avuto di che gioire gli amanti della vecchia scuola prog metal, l’incontro con i Fractal Universe ha fatto felici gli appassionati delle ultime novità del death metal estremo e tecnicamente rifinito, che si rivolge senza dubbio a un pubblico strettamente progressivo e che, tra gli altri, resta impressionato da lavori come quelli di Alkaloid, Gorod, Rivers Of Nihil … Insomma! A molti la tappa lubianese dei Fractal Universe ha tolto il fiato.
Gli Evergrey sono gli Evergrey. Un nome ben consolidato e riconoscibile sul globo metallico. Quella sera all’Orto bar sono riusciti a radunare circa 350 persone. Detta così sembra poco, ma erano ‘ben distribuite’. E tra loro c’erano fan tostissimi, carichissimi, anche fanatici. Nelle prime file faceva un caldo infernale per tutto il tempo! Da un pezzo all’altro hanno ringhiato e urlato praticamente ogni singolo verso del repertorio. Tutti insieme al leader, principale visionario e motore della band, il cantante e chitarrista Tom S. Englund. Una figura senza la quale è semplicemente impossibile immaginare gli Evergrey. Parecchi dei presenti sono arrivati all’Orto bar ancora una volta dalla Croazia e dall’Italia. L’energia era davvero bella. Il carismatico Englund non ha avuto alcun problema a creare un legame saldo tra la band e il pubblico. Nella scaletta la band si è concentrata soprattutto sugli ultimi due album, «A Heartless Portrait (The Oprhean Testament)» e «Escape of the Phoenix», che da soli hanno coperto metà dell’intero repertorio. Gli Evergrey possono vantare una formazione di enorme contagiosità musicale, che però si sviluppa sempre e comunque su progressioni di accordi costruite sui minori. Malinconia e cupezza hanno ottenuto la cittadinanza negli Evergrey da tempo immemorabile. Englund porta nella cornice strumentale, con la sua voce ottima, riconoscibile, vissutissima e appassionata, almeno metà di tutta quell’atmosfera malinconica che aleggia sul gruppo. Il materiale, compreso il nuovo album, musicalissimo, tra i fan della band era diventato concretamente un coro da stadio già prima del loro arrivo all’Orto bar, e i sostenitori più accaniti accoglievano con entusiasmo continuo l’annuncio di ogni singolo brano in scaletta. Detto francamente, però, il materiale dei dischi più vecchi ha completato la scaletta del concerto, che per il resto era abbastanza prevedibile. Senza sorprese particolari. Più indietro nella discografia gli Evergrey si sono spinti con le esecuzioni dell’attesissimo classico A Touch Of Blessing da «The Inner Circle» (2003) e, nel bis d’obbligo, con Recreation Day («Recreation Day», 2004).
Gli Evergrey dal punto di vista esecutivo sono ottimi. La formazione è stabile da un bel po’ e si sente un affiatamento di altissimo livello, con una comunicazione continua e intensissima tra i membri sul palco. A Englund non sfugge niente. Le sue maestrie da solista di chitarra le ha sfoggiate a pieno ritmo anche l’ottimo Henrik Danhag. Il bassista Johan Niemann quella sera aveva dinamite nelle dita. Il batterista Jonas Ekdahl resta una figura sempre sicura, su cui la squadra può contare in ogni momento. Englund nella prima parte ha costruito il suono appoggiandosi alla sua chitarra a sette corde Caparision. La sua voce funzionava a dovere. Con Danhag si divide spesso gli assoli di chitarra, anche se tecnicamente Englund resta un gradino sotto il collega. Questo non vuol dire che non sappia piazzare parti soliste di chitarra bellissime e suonate benissimo. Il meno presente nel quadro sonoro è stato il tastierista Rikard Zander. Per tutto il tempo, comunque, si è sentita un’alta coerenza esecutiva. Soprattutto perché la band sa godersi fino in fondo l’esecuzione del repertorio. Englund non è rimasto indifferente nemmeno al racconto di aneddoti, e a restare impressa è stata in particolare quella sulle continue lamentele del bassista Niemann, secondo cui gli Evergrey non gli lasciano fare assoli di chitarra ai concerti.
A proposito di suono, durante il concerto non era esattamente entusiasmante. Si è sentito soprattutto nella voce di Englund, poco udibile, e nelle tastiere, che il ‘rumore’ del fraseggio delle chitarre copriva spesso. Dovevi cercarti il punto giusto. Ovviamente si trovava vicino al mixer.
Il concerto degli Evergrey, impreziosito da energia, precisione ed esperienza, oltre che da una continua, vorace interazione tra le prime file del pubblico e la band, è passato fin troppo in fretta. Per il bis i membri del gruppo sono tornati in camicie bianche fresche di stiratura e di bucato, al posto del nero fradicio di sudore. Il bis è stato generoso, con tre brani, e al momento di salutare dal palco la band ha fatto capire ai presenti di darle appena 10 minuti, perché dopo ci sarebbe stato ancora a lungo un incontro con gli Evergrey, al termine di un concerto appagante per i veri fan e pieno di emozioni intense, a cui, a parte il suono un po’ meno riuscito, è difficile imputare qualsiasi colpa.
Autore: Aleš Podbrežnik
Foto: Sebastijan Videc
Fractal Universe scaletta:
1. Sons of Ignorance
2. Oneiric Realisations
3. Symmetrical Masquerade
4. Scar Legacy of Hatred
5. Flashes of Potentialities
6. Fundamental Dividing Principle
7. A Clockwork Expectation
Evergrey scaletta:
1. Save Us
2. Weightless
3. Distance
4. Eternal Nocturnal
5. Midwinter Calls
6. Where August Mourn
7. A Silent Arc
8. In the Absence of Sun
9. Call Out the Dark
10. My Allied Ocean
11. A Touch of Blessing
—bis—
12. Blindfolded
13. Recreation Day
14. King of Errors
Virtual Symmetry













Fractal Universe


















Evergrey























