Evergrey : The Atlantic

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Etichetta: AFM Records
Data di uscita: 25. 1. 2019
Produzione: Jacob Hansen
Durata dell’album: 54.07 min.
Genere: Progressive Metal


Gli Evergrey sono dei longevi prog metallari svedesi di Göteborg. In 24 anni di attività si sono costruiti uno stile tutto loro, che si è tirato dietro una base di fan fedeli, i quali li seguono con entusiasmo in ogni loro avventura musicale. Gli Evergrey sono, di fatto, incarnati dalla figura di Tom S. Englund, cantante eccezionale, compositore, arrangiatore e, ovviamente, chitarrista, nonché motore principale e visionario irremovibile.

Gli Evegrey suonano nella formazione attuale insieme da più di otto anni e in questo tempo si sono trasformati in un brillante gioiello musicale, o meglio in un’entità, dalla scrittura incredibilmente rifinita e levigata, che fa fatica a sfornare un lavoro su cui ci sia qualcosa da discutere in termini di possibili migliorie.

Dopo due album eccellenti come »Hymns for the Broken« (2014) e »The Storm Within« (2016), veri gioielli di livello altissimo, la domanda era se gli Evergey sarebbero riusciti a mantenere questo incredibile continuum espressivo, creativo ed efficace, e a portarlo sul nuovo lavoro. A rispondere ci pensa il nono album in assoluto della band, intitolato »The Atlantic«, che li lega alla solida etichetta tedesca AFM Records. La risposta è un sì su tutta la linea.

The Atlantic è il terzo capitolo di una storia concettuale iniziata con l’album »Hymns for the Broken«, che racconta tutte le possibili battaglie interiori di una persona contro i demoni che cercano di fermarti lungo il tuo cammino verso la luce e verso il raggiungimento della nirvana personale definitiva. L’amarezza dei legami spezzati tra amici, un mucchio di altri armageddon personali,… insomma, »The Atlantic« è il gran finale di questa trilogia, che alla fine porta l’individuo a uno stato di pace interiore e di riconciliazione col mondo. Anche se la questione di tenere l’ego al guinzaglio resta un’esperienza sempre aperta per ognuno di noi.

Sul nuovo album gli Evergrey mantengono la loro natura cupa. La loro spiccata depressione, la malinconia e la tetraggine. La ricetta scandinava della malinconia è magnetica. È amara, ma carica della «dolcezza» di una musicalità compositiva incredibilmente flessibile e di una ricchezza di atmosfere travolgenti, che ti risucchia subito nell’universo unico della filosofia musicale della band e del loro carattere musicale, espressivo e tutto loro.

I pezzi sono rifiniti nei minimi dettagli a livello compositivo e la sensazione di avere a che fare con una band progressive, curiosamente, con gli Evergrey passa sempre di nuovo in secondo piano. Tom S. Englund ha ancora una volta messo sul piatto delle idee musicali pazzesche, con cui porta al massimo le potenzialità della sua resa vocale. Tra una sequenza e l’altra di emozioni vere e magnetiche, passioni ribollenti,.. Un album pieno di sentimenti struggenti che ti prendono in un attimo. I ritornelli si rubano l’attenzione a vicenda e la cosa interessante degli Evergrey è che il crescendo atmosferico sta nelle melodie dei ritornelli e non in qualche scorribanda sparata di assalti prog metal in cui la band sfoggerebbe le virtù tecniche dei singoli membri. La maggior parte dei brani è di tempo medio e si sente quella leggera punta di doom. Stuzzica il giusto e quanto basta perché l’album sia davvero più depresso che mai e la band, come suggerisce il suo nome, «sempre grigia».

Una sola nota. La terza traccia All I Have poteva durare due minuti e mezzo in meno, perché con le ripetizioni multiple di un ritornello fin troppo prevedibile gli Evegrey diventano un filo fastidiosi, anche se la melodia del ritornello è scolpita su una linea spiccatamente armonica, che ancora una volta spaccia melodia incredibile e magnetismo musicale. Però, da questo punto di vista, altri momenti dell’album si sviluppano decisamente meglio e in modo particolarmente convincente: l’incisiva opener A Silent Arc e, soprattutto subito dopo, Weightless, un vero caso da manuale di come unire una botta metal ortodossa a una musicalità levigata. A questi due si aggiungono senza problemi, più avanti e soprattutto nella seconda metà dell’album, Currents, End of Silence e Departure. Ma, come dicevo, faccio un piccolo torto ai brani che non ho nominato, perché sul disco non c’è un punto debole, ovvero un momento a cui si potrebbe aggiungere o togliere qualcosa per raggiungere l’optimum espressivo. »The Atlantic« ti afferra dall’inizio alla fine e ti tiene in una particolare ipnosi dolceamara di sentimenti struggenti. Il tutto con una produzione eccellente, a sangue pieno e ricca di contrasti. Un massiccio muro sonoro accordato più in basso, fatto di riff metal impenetrabili, arrangiamenti di tastiere piazzati con abilità che rafforzano l’atmosfera drammatica e cupa, strutture ritmiche movimentate che si prendono cura anche del dossier prog metal a pieno sangue della band (che raggiunge il culmine proprio nella conclusiva The Ocean). Insomma,  è tutto al posto giusto, come deve essere, e »The Atlantic« passa per uno dei lavori in studio più robusti e convincenti nel campo del progressive metal per il 2019. Con la coscienza tranquilla, e nonostante siamo appena entrati nel 2019, posso già confermarlo e dichiararlo senza esitazioni.

autore: Aleš Podbrežnik
voto: 9.0 / 10

Tracklist:
01. A Silent Arc
02. Weightless
03. All I Have
04. A Secret Atlantis
05. The Tidal
06. End Of Silence
07. Currents
08. Departure
09. The Beacon
10. This Ocean

Formazione:
Tom S. Englund – voce, chitarra
Henrik Danhage – chitarra
Rikard Zander – tastiere
Johan Niemann – basso
Jonas Ekdahl – batteria


Evergrey – Weightless (video ufficiale)
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