Falchi neri sopra l’Orto bar! (2008)

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Luogo: Orto bar, Lubiana
Data del concerto: 25.04.2008
Presenze: 150
Prezzo del biglietto: 16 € in prevendita

All’Orto bar di Lubiana si è tornati a ruggire alla grande. Stavolta i colpevoli erano i francesi Straightaway e i californiani Strung Out. Dopo il sold out dell’anno scorso alla Gala Hala e la promessa del cantante degli Strung Out Jason Cruz, sabato 26 aprile sono tornati in Slovenia per suonare nell’ambito dell’Orto fest. Gli Straightaway avrebbero dovuto fare da spalla agli Strung Out già a luglio dell’anno scorso, ma per via di una malattia in band la collaborazione era saltata. Il nuovo invito stavolta ha finalmente dato i suoi frutti, e noi sabato ne siamo stati testimoni.

Per gli skate-punker Straightaway il concerto di sabato all’Orto è stato il primo in terra slovena. Sono saliti sul palco poco dopo le 21 davanti a un pubblico non numerosissimo, ma pezzo dopo pezzo la gente aumentava. I ragazzi hanno pubblicato lo scorso novembre il loro disco d’esordio, “Democracy Of Spreading Poverty”, da cui abbiamo sentito “Bitter Pill”, “Never Surrender”, “Had Your Chance”. Tra i più riconoscibili ci sono sicuramente “Democracy Of Spreading”, che dà il nome al disco, e “Thousand Miles Away”. Nei loro pezzi si sente forte l’influenza dei giganti del genere, come No Use For A Name, Ten Foot Pole, Bad Religion, A Wilhem Scream, Strung Out, Satanic Surfers e altri, ma i parigini promettono comunque tanto. Anche se si vedeva che il pubblico sloveno non li conosce ancora così bene, un po’ di atmosfera l’hanno creata lo stesso. Eppure è rimasto un retrogusto amaro, perché tutti aspettavano quelli per cui l’Orto bar era sold out – gli Strung Out.

Loro non hanno aperto con uno dei potenziali singoloni dell’ultimo (già settimo) album “Blackhawks Over Los Angeles”, uscito lo scorso giugno per la “Fat Wreck Chords” di Fat Mike dei NOFX, ma con “Too Close To See” (Twisted By Design, 1998), e il delirio è partito. Pazzesco come un pubblico all’apparenza tranquillo possa trasformarsi in vere bestie. Per fortuna tutto entro i limiti del normale. “Blackhawks Over Los Angeles” è stato il loro primo pezzo suonato dal nuovo disco e il secondo all’Orto. Mmmm, suona bene! E cosa ne ha “detto” il pubblico? Delirio, delirio, delirio! Qui sono comparsi già i primi “stage diver”. Certo, all’inizio più d’uno ha sentito il pavimento duro sotto di sé, ma questo non ha fermato nessuno. Gli Strung Out sono andati avanti con un altro vecchio successo, “Kill Your Scene”. Non erano pochi quelli che hanno cantato il pezzo insieme a Jason nel microfono. Il caldo saliva nota dopo nota. Jason ha dato l’anima ed era già dopo i primi pezzi talmente fradicio che il sudore gli colava a fiumi. “No Voice Of Mine” ha mandato il pubblico ancora più fuori di testa, che intanto si era fatto un po’ più bravo ad acchiappare gli “stage diver”. Il pezzo è uscito, tra l’altro, anche sulla compilation “Rock Against Bush Vol. 1”, dove oltre agli Strung Out si trovano anche Anti-Flag, Against Me!, The Offspring e altre band famose. Lividi e bernoccoli hanno cominciato a fioccare, alla fine erano così tanti che era impossibile contarli. Hanno proseguito con un altro pezzo vecchio, “Ice Burn”. Anche se i ragazzi sono in tour promozionale, nulla faceva pensare che volessero promuovere i pezzi del nuovo disco. Forse temono un’accoglienza contrastante. Ai presenti comunque non dava fastidio, visto che si godevano i vecchi pezzi, e eccone un altro – “Ultimate Devotion”. Devozione incondizionata. Si può dire lo stesso degli Strung Out, che in meno di un anno si sono fermati due volte in Slovenia? Probabilmente sì. “Analog” è stato un altro vecchio successo che i ragazzi hanno infilato nella scaletta di sabato. Poi finalmente tempo di qualcosa di nuovo – “Mission Statement”, un loro prodotto tipico. Ottimo! Proprio quando uno ha voglia di qualcos’altro di fresco, non lo ottiene, e così ci hanno servito “Exhumation Of Virginia Madison”. Eravamo appena a metà concerto, ma i ragazzi erano già piuttosto stanchi. Ciononostante hanno tirato fuori ancora di più e con “Letter Home” ci hanno portati di nuovo su un altro livello. Pazzesco!
Poi di nuovo un salto sui pezzi più vecchi. “Velvet Alley” è uno di questi. Il pubblico impazziva, gli “stage diver” si buttavano a ripetizione dal palco, tutti gli altri a collezionare lividi. Il loro contributo l’hanno dato anche “Solitaire”, “Firecracker” e “Matchbook”. Dubito che tra i presenti ci fosse qualcuno che quella folle serata all’Orto non si sia portato a casa almeno un livido.

Alla fine il pubblico ha strappato un breve bis e finalmente abbiamo sentito il loro primo singolo del nuovo disco – “Calling”, di cui puoi guardare il videoclip sul loro Myspace. I ragazzi non potevano non farci la cover di “Got The Time”, che nell’originale è degli Anthrax. Visibilmente stanchi, gli Strung Out hanno chiuso la serata con “Bring Out Your Dead”, hanno distribuito tra il pubblico plettri, bacchette e scalette e dopo circa un’ora si sono congedati.

Ancora una volta siamo stati testimoni di un concerto davvero ottimo. E anche se stavolta Jason non ha fatto promesse, di sicuro ci rivediamo presto.

Testo e foto: Lea Lesar

Scaletta

Scaletta degli Strung Out:
1. Too Close To See
2. Blackhawks Over Los Angeles
3. Kill Your Scene
4. No Voice Of Mine
5. Ice Burn
6. Ultimate Devotion
7. Analog
8. Mission Statement
9. Exhumation Of Virginia Madison
10. Letter Home
11. Velvet Alley
12. Solitaire
13. Firecracker
14. Matchbook
15. Calling
16. Got The Time
17. Bring Out Your Dead

Galleria fotografica

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