Fanatic
Autore: Aleš Podbrežnik
Artista: Jadis
Etichetta: Inside Out Records
Uscita: 2003
La formazione originale con Gary Chandler (voce, chitarra), Steve Christey (batteria) e i due veterani degli ottimi I.Q., John Jowitt (basso) e Martin Orford (tastiere), di una band in giro dal 1987, ha finalmente portato a casa un nuovo album in studio (il quinto in totale). Gli inglesi fanno parte di quell’ondata di rock progressivo le cui coordinate sono state piantate saldamente sul suolo britannico negli anni Ottanta da gruppi come I.Q., Marillion o Arena, e per tradizione si tengono stretta la loro formula vincente senza spostarsi di un millimetro. I Jadis non inseguono le tendenze sonore o stilistiche del presente, e nemmeno li guida l’ossessione di certi nostalgici neo-prog tipo The Flower Kings, che ammiccano all’eredità del prog rock dei Settanta.
Questi tizi sono dei veri “intenditori” del mestiere, su questo non ci piove. In ogni momento la musica porta con sé quell’aria fredda e celtica. Fa parte di questi ragazzi, della loro essenza tradizionale, di tutta la faccenda dei Sassoni, degli Angli, dei Britanni, del battito del popolo montanaro del nord. La produzione è cristallina, maniacale fino al puntiglio, e i motivi dalle mille sfumature scivolano uno nell’altro con naturalezza. È tutto incastrato in modo così perfetto che l’ascoltatore fa fatica ad accorgersi dei passaggi da un’idea all’altra. I pezzi sono vari, i contrasti notevoli, con una bella dose di imprevedibilità a ogni passo. Il disco si apre con un brano dal riff più duro, The Great Outside. Molto più vivo e d’acciaio che nelle band che ho buttato lì in fretta qui sopra, e quindi, a sorpresa, all’inizio smentisce in più punti l’appartenenza del gruppo al genere citato. La chitarra, in quasi tutti i pezzi tranne l’opener, dove il riffeggiare è spinto qua e là un po’ troppo in avanti nella produzione, è un elemento del tutto paritario che con il suo “drive” mette i piedi per terra alla spazialità delle tastiere in modo fantastico, così i due elementi restano in perfetto equilibrio. In questo intreccio è inserita con arguzia una linea ritmica scintillante, bilanciata in modo fenomenale in produzione, con un basso espressivo fatto di linee melodiche e passaggi di contrasto di gran gusto, che danno ulteriore brio ai brani e tengono alto l’umore dell’intero disco. L’atmosfera prende uno slancio contrastante e sale di un gradino con la sognante Into Temptation, per poi crescere ancora lungo Each & Everyday. Che Martin Orford sia dei nostri non è difficile da capire, al più tardi quando si ascolta lo strumentale che dà il titolo al disco. Per chi conosce gli I.Q. nulla di nuovo, insomma: è un oceano di navigazione tra i suoni esoterici delle tastiere di Martin Orford in tutto il suo stile inconfondibile. Il pezzo sfocia in modo fantastico in uno dei picchi atmosferici del disco, Yourself Alone. La voce di Gary sembra scritta addosso allo stile coltivato dai Jadis, perché appartiene a quella speciale combriccola di cantanti britannici che va da P. Gabriel a Fish (ex-Marillion). Una voce pulita e sensibile, che si fonde sempre con partecipazione alle composizioni. La distingue un approccio sofisticato e sottile, dove non c’è spazio per malinconia, pathos o autocommiserazione: la voce irradia invece piena consapevolezza di sé e dedizione a una fede indistruttibile nel portare a termine il proprio cammino.
I ragazzi parlano quella lingua verde che già Yes e Barclay James Harvest usavano con grande intuito. La predica è piena di gnosticismo, avvolta in una piena consapevolezza e in una dedizione alle forze del cosmo. Qui non c’è posto per piagnistei patetici sui guai quotidiani del piccolo uomo: i Jadis si sono elevati sopra tutto questo, e i loro testi e la loro musica sono un assalto totale di luce e forza vitale, fatto di sole vibrazioni positive. Se tocco il tema della sudditanza della Gran Bretagna verso il grande fratello d’oltreoceano, la filosofia dei Jadis gli offre un’immagine speculare. Come in Matrix lo erano l’Agente Smith e Mr. Anderson. La paura dell’ignoto (controllo totale) oppure l’amore sopra ogni cosa (libertà totale). La massa, al momento, è profondamente sottomessa alla prima opzione.
“Fanatic” è un disco costruito sul dominio assoluto del puro “feeling”, o in altre parole sul principio di ascoltare con sincerità la voce del cuore. È difficile indicare dei picchi: i brani sono storielle diverse ma di pari valore, rifinite alla perfezione. Una musica dal forte momento esoterico, con un importante tocco di spontaneità, una miscela atmosferica fantastica, intransigente e grandiosa: ecco perché la storia dei Jadis è così magica, piena di misticismo seducente, e la luce vi risplende attraverso dall’inizio alla fine. Insomma, benvenuti a bordo di un veicolo spaziale interstellare dove tempo e spazio perdono ogni significato. “Pa pa Descartes, abbiamo lasciato il tuo mondo!”
Formazione
Gary Chandler – chitarra, voce
Martin Orford – tastiere, voci di accompagnamento
John Jowitt – basso
Steve Christey – batteria, percussioni
Produzione
Gary Chandler
Tracklist
1. The Great Outside (6:34)
2. Into Temptation (6:38)
3. Each & Everyday (6:09)
4. I Never Noticed (5:24)
5. Fanatic (4:04)
6. Yourself Alone (6:56)
7. Take These Words (4:16)
8. What Kind of Reason (8:17)
9. Who Can We Be Sure Of (4:51)
Durata dell’album: 53:09