Feel Euphoria

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Artista: Spock's Beard
Etichetta: Inside Out Records
Uscita: 2003
Voto: 3.5/5

Facciamo subito chiarezza sul punto. Il caso Neal Morse! Un tizio che ha mollato la band nel momento in cui era quasi impossibile aspettarselo. È stata una buona cosa? Sì e no. No per quelli di voi che non riusciranno a sopravvivere senza il suo modo di cantare, perché la voce è l’elemento che dopo l’addio di Neal ha logicamente subìto il cambiamento più grosso nella musica degli Spock’s Beard. Però io personalmente stavolta Neal non lo rimpiango per niente. Incredibile, perché gli Spock’s Beard insieme alla voce hanno cambiato anche lo stile musicale. Sono diventati più duri.

Nick D’Virgilo, batterista degli Spock’s Beard (anche con le icone pop degli anni Ottanta Tears For Fears), che ora ha preso in mano anche il ruolo di cantante principale (e si è trovato alla grande nella parte, pure quando si tratta di improvvisare), è al momento la soluzione migliore per gli Spock’s Beard. Già l’opener Onomatopoeia, spinta al massimo di groove in salsa new age e con una sporca distorsione di chitarra che Alan Morse in passato non aveva mai usato granché, è una sorpresa a modo suo, e con un Neal patetico al microfono fai davvero fatica a immaginartela. Quindi il primo punto a favore è che i testi hanno perso la pateticità di Neal con la sua ricerca di angeli e redenzione e nei versi sono diventati più coi piedi per terra. Lo stesso vale per lo stile musicale. Gli Spock’s Beard sono diventati un po’ più compatti. Certo, di cambi di tema ce ne sono di nuovo a palate, ma la sensazione generale è che “Feel Euphoria”, rispetto a “Snow” (2002), sia molto più leggero per le orecchie all’ascolto “a prima botta” (il che non vuol dire che ti resti in testa dopo il primo ascolto), e allo stesso tempo ha una bella dose di vivacità distorta, che di solito non era nelle abitudini della band. Nella seconda parte dell’epica A Guy Named Sid, intitolata Same Old Story, i ragazzi si concedono qualche minuto di hard rock anni Settanta alla Deep Purple, soprattutto grazie al pulsare delle linee di Hammond di Ryo, e così creano una grandiosa cortina sonora impenetrabile. Naturalmente gli adoratori dei Beatles non potevano anche stavolta non farsi scappare un omaggio alle leggende nei temi dell’eccezionale The Bottom Line e poi in Shining Star. La fusion vive ancora, gli Spock’s Beard non hanno perso nemmeno un briciolo di gloria con il nuovo disco. Si sono adattati nel miglior modo possibile. Hanno respirato a pieni polmoni e, scrivendo gli arrangiamenti tutti e quattro insieme, si sono aperti da soli le porte alla sperimentazione in modo diverso e fresco. C’è anche più “elettronica”. Feel Euphoria è un pezzo che dà davvero una sensazione euforica. Con gustosi drum sample al computer, che ci giocano un ruolo importante, rinforzati dagli stacchi psichedelici di Ryo alle tastiere e dai pazzeschi assoli di chitarra di Alan, a cui davvero non sono abituato, ci hai dentro un’atmosfera fuori dal comune. Un valzer guidato dal basso fretless, e proprio per questo un ottimo contrasto, segue con il titolo Shining Star. È un pezzo tranquillo che fa virare il feel del disco in tutt’altra direzione, con aria sognante. La vera scarica prog invece la riceverete nei vostri centri recettivi con East Of Eden, West Of Memphis, con quell’intreccio spumeggiante di tastiere e chitarra verso la fine, per non parlare delle varie voluttà che offre la lezione epica A Guy Named Sid (composta da sei parti). È il punto più alto del disco e offre esattamente quello che gli Spock’s Beard sono sempre stati, cioè proprio loro. Una fusione prog di rock anni Settanta e trovate new wave di oggi con un pizzico di jazz. Anche stavolta i ragazzi non si sono dimenticati di aggiungere ai pezzi un po’ di spezie di mini orchestra di fiati, viole, violoncello,… ma rispetto a “Snow” si sente una deviazione, perché gli Spock’s Beard non propongono più quelle inclinazioni alle direttive orchestrali.

Feel Euphoria ce l’hanno di sicuro già tutti i fan degli Spock’s Beard. La perdita imprevedibile del carismatico Neal, quando davvero nessuno se l’aspettava, ha rinfrescato la band in modo spontaneo, e lei ha superato la prova con successo. Il batticuore su cosa ne sarebbe stato di loro era del tutto superfluo. Gli Spock’s Beard hanno adattato con furbizia la loro espressione musicale. I ragazzi di Spock suonano e picchiano più duro, più scatenati e vivaci che mai, e allo stesso tempo offrono alle orecchie viziate di nuovo una dose colma di fusion, di svolte imprevedibili e un disco pieno di suono. Ragazzi, bentornati a casa!

Formazione

Nick D’Virgilio – voce principale, batteria, percussioni
Ryo Okumoto – organo Hammond, mellotron
Dave Meros – basso, cori
Alan Morse – chitarra, cori

MUSICISTI OSPITI:
Claire Pasquale – tromba, tromba “piccolo” su “Carry On”
Gina Ballina – corno su “Carry On”
Steve Velez – violoncello su “Carry On”
J’Anna Jacoby – violino su “Carry On”
John Boegehold – synthesizer aggiuntivi & “campionamenti”

Produzione

Spock’s Beard

Tracklist

1. Onomatopoeia (5:16)
2. The Bottom Line (7:33)
3. Feel Euphoria (7:20)
4. Shining Star (4:06)
5. East Of Eden, West Of Memphis (7:05)
6. Ghosts Of Autumn (6:53)
7. A Guy Named Sid:
pt. I – Intro (3:02)
pt. II – Same Old Story (4:25)
pt. III – You Don’t Know (3:11)
pt. IV – Judge (3:20)
pt. V – Sid’s Boys Choir (1:09)
pt. VI – Change (5:16)
8. Carry On (5:20)

Durata dell’album: 63:58

L’EDIZIONE SPECIALE CONTIENE:
9. Moth Of Many Flames (2:49)
10. From The Messenger (7:27)

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