First Base

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Autore: Peter Podbrežnik

Artista: Babe Ruth
Etichetta: Repertoire Records
Uscita: year
Voto: 4.5/5

“First Base” è stato il primo album di questa leggendaria band e allo stesso tempo il suo più grande successo commerciale. Più che meritato, perché parliamo di uno dei migliori esordi rock della prima metà dei ’70. Il disco naviga con grande disinvoltura sul confine che separa l’hard rock dal rock progressivo. I due elementi guida della band sono senza dubbio la chitarra tagliente dello sottovalutato mago delle sei corde Alan Shacklock, che non risparmia motivi estremamente fantasiosi con la sua chitarra ritmica ed è anche l’autore della maggior parte dei brani, e la voce straordinariamente energica della cantante Janita “Jennnie” Haan, che per timbro ricorda spesso una reincarnazione di Janis Joplin. Oltre alla formazione originale, nell’album ospita anche un’orchestra corale (quattro musicisti suonano il violoncello, Brent Carter il sassofono e Caspar Lawal percussioni aggiuntive). Shacklock ha scritto tutti gli arrangiamenti ed è stato co-produttore dell’album insieme a Nick Mobbs. Curioso: nella maggior parte dei brani si respira l’aria del selvaggio West, o meglio del confine messicano, segno che i membri della band erano evidentemente appassionati fan dei western. E ci mette del suo anche il tipico suono blues della chitarra di Shacklock.

L’album si apre con una scarica di hard rock incandescente, “Wells Fargo”, brano che prende il nome dalla celebre compagnia che è comparsa in tantissimi western. Un riff di Shacklock incisivo e di stampo blues, una linea ritmica bella groovosa e la voce energicissima della Haan ti agguantano in un attimo. Janita è stata una di quelle rarissime cantanti rock con una voce eccellente e un’estensione eccezionale, capace di tenere testa ai colleghi maschi alla pari. Da questo punto di vista, i paragoni con Janis Joplin vengono da sé. Le voci di accompagnamento e i ricchi passaggi di sassofono aggiungono ulteriore respiro musicale al pezzo. Una vera delizia per tutti gli amanti dell’hard rock genuino. Dopo un inizio così incisivo, la maggior parte degli ascoltatori, soprattutto i fan dell’hard rock, si aspetta ovviamente che la band continui sullo stesso ritmo “affilato”. Ma i Babe Ruth sono molto più di una semplice hard rock band e i loro orizzonti musicali sono troppo ampi per restare fermi a un solo aspetto. Il loro lato progressive viene fuori con una vera ballata sinfonica celtica, “The Runaways”, una canzone di tutt’altro tipo, in cui in pratica ci sembra di ascoltare una band completamente diversa. È un brano pieno di melodie celtiche, tipiche di tante prog band britanniche dell’epoca, con la differenza importante che qui si avverte anche un pizzico di melodia messicana. Anche la voce di Janita è qui del tutto diversa, senza il suo solito timbro “mascolino”, che si integra perfettamente in questa ballata melodica e bellissima. Con questo dimostra di non avere solo una voce potentissima, ma anche una straordinaria varietà di colori vocali. Gli arrangiamenti orchestrali di tastiere, oboe, violoncello e pianoforte sono molto solidi e testimoniano che la band aveva orizzonti musicali ampi. Certo, all’epoca c’erano molti gruppi che padroneggiavano meglio questo genere di arrangiamenti sinfonici, ma i Babe Ruth non hanno mai spinto più di tanto sulla sinfonia, perché alla base restavano una blues rock band. Segue un’ottima cover del famoso strumentale di Frank Zappa “King Kong” (Uncle Meat, 1969), che per ironia e perfezionismo musicale non ha nulla da invidiare all’originale. Shacklock ha arrangiato il pezzo in veste quasi completamente jazz, ed ecco un altro dei tanti volti musicali della band. Dentro il brano c’è un bellissimo assolo di tastiere e pianoforte elettrico. Ma soprattutto c’è da ammirare le magie di Shacklock alla chitarra. Una cover senza dubbio entusiasmante e coraggiosa, perché all’epoca pochissime band osavano interpretare un chitarrista e genio musicale straordinario come Zappa. “Black Dog” è il brano che unisce meglio i due volti della band, quello incisivo e quello sperimentale, ed è, per atmosfera, tanto bello quanto triste. Nella prima parte, in gran parte strumentale, si sentono ottimi assoli di pianoforte. Nella seconda Janita torna in tutta la sua energia e con un’esplosione di emozioni, con la voce nel registro alto, tanto che all’ascoltatore viene la sensazione che non sarebbe affatto saggio metterla a litigare. Gli assoli di chitarra di Shacklock creano intanto una melanconia struggente e vere e proprie armonie a tre voci, tanto che al primo ascolto sembra di sentire suonare due chitarre insieme invece di una. Il brano si chiude in modo estremamente drammatico. “The Mexican” è un classico della band, che si apre con un riff spiritosissimo e originale, a cui si unisce uno splendido assolo di pianoforte. Nella parte finale contiene anche un motivo noto, che gli appassionati di spaghetti western riconosceranno subito. Si tratta del tema di un classico di Ennio Morricone, tratto dal film di Sergio Leone “Per qualche dollaro in più” (originale “Per Qualche Dollaro in Piu”) con Clint Eastwood protagonista. Il brano esplora con successo elementi della musica messicana attraverso una combinazione di tastiere dinamiche, una linea di basso solida, assoli di chitarra fantasiosi e una voce energica. Nella sua essenza epica è davvero esaltante. “Joker” è invece un’altra hard rock originale a medio tempo, fortemente influenzata dal blues, in cui si sente un vero e proprio dialogo vocale tra Janita e Shacklock. La Haan ancora una volta ci mette l’anima fino in fondo e dimostra perché è stata una delle cantanti più grandi della sua epoca. Gli assoli velocissimi di Shacklock portano poi il pezzo alla sua conclusione.

La versione Repertoire Records contiene anche due bonus track: una versione accorciata di “Wells Fargo” e “Theme From a Few Dollars More”, in cui puoi ascoltare la loro interpretazione del classico di Morricone.

Con i suoi brani complessi, arrangiamenti di gusto, una voce meravigliosa e assoli di chitarra innovativi e intelligenti, “First Base” conquisterà sia gli amanti del buon hard rock intelligente sia quei fan del rock progressivo che non giurano solo sulla massima complessità e lunghezza delle composizioni, ma intendono il termine “progressivo” in modo molto più ampio. Peccato davvero che la band non sia riuscita a raggiungere una maggiore notorietà, perché aveva tutte le qualità necessarie per farlo. Il leader Alan Shacklock è, a mio parere, uno dei geni della chitarra più sottovalutati. Lo stesso vale per la Haan, che dovrebbe ascoltare ogni fan di Janis Joplin. La copertina dell’album è stata disegnata dal celebre Roger Dean, che gli appassionati di musica conoscono come autore delle copertine di tantissime band rock, famose (tra queste le più note sono gli Yes) e meno note. Un disco che è una vittoria su tutta la linea e uno dei migliori esordi in entrambi i generi (sia nel prog che nell’hard rock). “First Base” è uno di quei classici dimenticati che non si possono assolutamente ignorare.

Formazione

Janita Haan – voce
Alan Shacklock chitarra, cori, organo, percussioni
Dave Hewitt – basso
Dick Powell – batteria
Dave Punshon – pianoforte

MUSICISTI OSPITI:
Gaspar Lawal – conga, bongo, cabasa
Brent Carter – sassofono
Harry Mier – oboe
Peter Halling – violoncello (capo sezione)
Clive Anstee – violoncello
Manny Fox – violoncello
Boris Rickleman violoncello
Jeff Allen – batteria (su “The Runaways”)

Produzione

Alan Shacklock, Nick Mobbs

Tracklist

1. Wells Fargo (6:17)
2. The Runaways (7:27)
3. King Kong (6:44)
4. Black Dog (8:03)
5. The Mexican (5:49)
6. Joker (7:43)

Durata dell’album: 42:03

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